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Una escursione a Rennes-le-Château il 25 giugno 1905

L’antica Rhedae o Rennes-le-Château vede crescere, anno dopo anno, il numero di escursionisti che vengono a visitare le sue rovine, antiche vestigia del tempo passato.

La Société d’Etudes scientifiques de l’Aude non poteva quindi sottrarsi dal venire a sua volta a cercarvi una nuova pagina per la storia del nostro dipartimento.

Così il 24 giugno, giorno prefissato per l’escursione a Rennes-le-Château, numerosi colleghi si accalcano alla biglietteria della stazione e, biglietti alla mano, salgono rapidamente sul treno.

Alle 6h15, il pesante bestione inizia a muoversi, le stazioni si succedono una dopo l’altra.

Alla stazione di Alet, un nostro collega, Monsieur Deville, sindaco di questa bella cittadina, ci raggiunge a bordo: ancora qualche minuto e arriviamo a Couiza.

Ci affrettiamo a scendere perché la giornata si annuncia caldissima, ed è importante affrontare la salita verso Rennes-le-Château prima che faccia troppo caldo. Qui, altri due colleghi si aggiungono al nostro già folto gruppo: la piccola truppa si incammina, ammirando lungo la strada il castello di Couiza, antica dimora dei duchi di Joyeuse, edificato verso il 1540 sulle rive dell’Aude e della Sals.

Già vediamo alla nostra destra e sulle alture le antiche torri del Castello di Rennes, ma è necessaria un’ora di marcia per arrivare nell’antica capitale del Rhedesium. Quindi, accompagnati da un asinello che trasporta le nostre borse, ci inerpichiamo lungo il pendio e ci accorgiamo che i nostri botanici sono già completamente calati nelle loro ricerche.

Alle 9h30, eccoci finalmente arrivati in cima, ora fa molto caldo, ma a questa altezza (435 metri) l’aria è abbastanza fresca; notiamo lungo il percorso le antiche mura di cinta o fortificazioni di cui non restano che alcuni frammenti.

Dopo aver riposto i nostri bagagli in un luogo sicuro, iniziamo subito con la visita del Castello.

Qui, tranne alcuni grandi locali dai soffitti altissimi, non c’è nulla che colpisca la nostra attenzione; è tutto vecchio, rovinato e soprattutto fatiscente; alcune stanze sono però ancora abitabili e, in particolare, sono abitate dal nostro albergatore. Perciò la visita è molto rapida.

Seguendo una via stretta tortuosa arriviamo nella proprietà di Monsieur Auguste Fons che ha recentemente scoperto, ai piedi dei vecchi bastioni della fortezza, un ossario. Effettivamente, è proprio un ossario quello che ci mostra; uno dei nostri, munito di piccone, scava cercando di rendersi conto dello spessore dello strato di ossa accumulate; ma le tibie si moltiplicano e i crani sono in compagnia di un numero incalcolabile di femori; delusi, lasciamo questo macabro luogo.

Saliamo su una torre di recente costruzione e ammiriamo il bel panorama che si stende sotto i nostri occhi. A sinistra, la grande pianura di Lauzet con, in fondo, il villaggio di Granès e, più a destra, Saint-Ferriol. Più vicino, davanti a noi, su uno sperone, si ergeva, sembra, una fortezza che difendeva Rennes-le-Château: per questo lo sperone è detto “le Casteillas”. Tuttavia non ne è rimasto nulla ed è impossibile trovare tracce di costruzioni.

Distinguiamo il fiume Aude che attraversa il villaggio di Campagne. Poi Espéraza con i suoi alti camini, centro importante di fabbricazione di cappelli di lana; più lontano, il villaggio di Fa con la sua torre antica, detta torre segnaletica; Antugnac, Montazels e Couiza con, ancora più a destra, Coustaussa e le rovine del suo castello. Ma il tempo passa e, a malincuore, dobbiamo lasciare il nostro punto d’osservazione e continuare la visita.

Arriviamo ben presto alla Chiesa (1740); l’interno è splendido con dei piacevoli e vivaci dipinti: qui cerchiamo di scoprire alcune tracce del passato ma invano. Tuttavia, in un giardinetto contiguo alla chiesa, uno dei nostri ha riconosciuto una lastra di pietra scolpita o piuttosto incisa grossolanamente che risalirebbe al V secolo; è un peccato che questa lastra funga da scalino e sia esposta a tutte le intemperie. Il suo posto sarebbe piuttosto all’interno della chiesa dove potrebbe sostituire onorevolmente qualche pannello verniciato o dorato.

Notiamo ancora, in un altro giardinetto, uno zoccolo di pietra che sorregge una Vergine; questo zoccolo, molto antico e ben lavorato, è stato ritoccato col pretesto di aumentarne il rilievo, mentre al contrario, l’operaio ha fatto perdere alla scultura tutto il suo contenuto artistico togliendo ogni valore a questo antico reperto.

Una visita al cimitero ci fa scoprire in un angolo una larga lastra di pietra, spezzata nel mezzo, sulla quale si può leggere un’iscrizione incisa molto grossolanamente.

Questa lastra misura 1,30 m. per 0,65 m.

Ma vengono ad avvertirci che è ora di pranzo; servito in una delle sale del Castello, il pasto è stato ottimo. Un caffè eccellente chiude la festa e la prima parte del programma.

Ringraziamo Monsieur Auguste Fons per la sua gentilezza e, su proposta del nostro collega, Monsieur Fages, lo nominiamo, per acclamazione, membro della Società.

Lasciamo Rennes-le-Château, non senza notare che l’importante città di un tempo è ora un villaggio di case vecchie, piccole e malfatte; addirittura, alcune di queste, i cui proprietari sono scomparsi, cadono a pezzi.

I due villaggi di Rennes-le-Château e Rennes-les-Bains non sono collegati da alcuna strada carrozzabile; dei brutti sentieri che collegano alcuni poderi sono le sole vie di comunicazione che è possibile seguire.

Prendendo uno di questi sentieri, arriviamo al podere detto “les patiacès” per poi proseguire attraverso i campi e raggiungere il “Pla de la Côte” luogo dove si trova la “roccia traballante”.

Una volta arrivati, con venti braccia vigorose cingiamo la famosa roccia, pensando che, con una tale formidabile spinta, questa possa crollare; ma il pesante masso non si sposta o quasi. A vedere il numero di scritte, nomi e date incisi nella pietra, ci si rende conto del numero di turisti che vengono a testare la potenza dei loro muscoli.

Uno stretto sentiero ci conduce al vicino mulino Tiffou. Qualche minuto di sosta è necessario per rassettarci; infine arriviamo ai Bains de Rennes.

In estate arrivano qui, per berne le acque o fare bagni, un gran numero di persone. Quello che in inverno è un piccolo villaggio si trasforma in una cittadina ridente e animata. Possiamo constatare che un buon numero di bagnanti è già arrivato a fare le cure. A noi ora serve innanzitutto un po’ d’ombra, perché fa ancora molto caldo, un po’ di riposo per le gambe che iniziano a cedere ma soprattutto dei rinfreschi. Troviamo tutto alla terrazza del Café Cadenat. Ma i nostri cocchieri hanno già attaccato i cavalli per riportarci a Couiza. Lasciando a malincuore l’ombreggiata terrazza, visitiamo alcuni stabilimenti di bagni, velocemente, così velocemente che è impossibile dettagliarne i moderni confort.

Presto, in vettura! I cavalli, belli riposati, non chiedono altro che tornare a Couiza e ci trasportano a tutta velocità.

Qui la città è in festa e la banda musicale, installata sulla strada nazionale, all’ombra di freschi platani, diffonde nell’aria l’eco dei suoi brani migliori.

Dopo un pasto sommario da Monsieur Igounet, andiamo a piedi in stazione, il treno fischia, si parte, siamo partiti.

Insomma, una bella e piacevole giornata.

Traduzione di Roberto Gramolini.

Elie Tisseyre, "Une excursion à Rennes-le-Château"
in Bulletin de la Société d’Etudes Scientifique de l’Aude, Vol.17, 1906, pp. 98-105.

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Collaboratori Patrick Mensior , Octonovo , Morgan Roussel , Marcus Williamson.