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Cercando il tesoro dei Visigoti nella proprietà del ‘curato miliardario’ il dott. Malacamp ha messo in luce gli scheletri di Rennes-le-Château

Dopo la macabra scoperta di Chalabre…

L’attuale proprietario non saprà mai la parola "magica" che l’avrebbe reso l’uomo più ricco della terra

Carcassonne - La gendarmeria si sta attualmente impegnando per chiarire il mistero che avvolge la macabra scoperta fatta dal dottor Malacamp di Chalabre (Aude) di cui abbiamo parlato ieri.

Si sa che il medico, scavando nel parco di una proprietà di Rennes-le-Château, ha scoperto tre scheletri.

Indubbiamente, qualche oscuro dramma durante l’occupazione vi si è svolto e, ricordiamo che nel 1943, per diversi mesi, nella regione si era installato un maquis spagnolo proprio in questa proprietà.

Ancora più straordinarie della stessa scoperta, sono le circostanze che hanno portato il dottor Malacamp ad effettuare scavi in questa proprietà. E se il dottore è stato così tanto sorpreso, scoprendo degli scheletri, è perchè egli cercava tutt’altra cosa. Cercava ciò che decine di persone cercano nello stesso luogo da trent’anni: il tesoro del "curato miliardario".

Durante il restauro dell’altare maggiore della chiesa

La leggenda di questo tesoro, che non aveva nulla di ecclesiastico, esisteva già nel 1885, quando un certo abate Bérenger Saunière fu nominato curato di Rennes-le-Château, villaggio abbandonato, costruito sulle fondamenta di una antica fortezza romana.

Nessuno sapeva e nessuno sa ancora se si potesse trattare del tesoro dei Catari, che comprende in particolar modo il Graal, o di quello di Bianca di Castiglia o ancora di un’altra regina bianca che venne dalla Spagna per curare in questi luoghi la sua malinconia. I cercatori più seri propendono piuttosto per l’ipotesi del tesoro dei Visigoti che, scappati dalla loro capitale, Tolosa, stabilirono la corte della regina Ermengarda a Rennes, città al tempo fiorente e fortezza iespugnabile.

Forse neanche l’abate Saunière ci credeva quando nel 1892 fece iniziare dei lavori di restauro dell’altare maggiore della sua chiesa. In uno dei pilastri, che nessuno ha più trovato da allora, i muratori scoprirono dei cilindri in legno cavo che contenevano delle pergamene arrotolate e redatte in latino. L’abate Saunière. Che era l’unico latinista del paese, vi dette uno sguardo e fermò immediatamente i lavori, licenziando i muratori. Per giorni e notti, lavorò solo, maneggiando pala e piccozza…

Il curato diventa Satrapo

Tre anni più tardi, nel 1895, fu costruito a Rennes il castello della dimora sontuosa che tutt’ora esiste e che l’abate Saunière, come dimostrato dagli archivi, aveva pagato un milione di franchi d’oro in contanti. La "torre di Magdala", principale ornamento di questo castello in stile medievale, chiamato Villa Bethania, ospitava una stanza in purissimo stile bizantino. Il curato Saunièreda semplice rabelesiano che era, si trasformò in Satrapo. I banchetti si susseguivano. Si bevevano in coppe d’argento e d’oro massiccio i liquori più preziosi che arrivavano a fusti interi da ogni porto del mondo. La governante Marie Denarnaud, bella come una madonna, vegliava su un mobilio prezioso ed anche su un cortile in cui il pollame ingrassava esclusivamente mangiando biscotti, affinchè le carni fossero più tenere. Le ragazze ed i ragazzi più belli erano invitati a questi festini che riunivano tutte le buone famiglie dei dintorni.

Nel 1908, il vescovo di Carcassonne Monsignor de Beauséjour, aveva invano convocato colui che veniva denominato curato miliardario, lo incolpò di traffico di messe e, in contumacia, pronunciò contro di lui l’interdizione. L’abate Saunière fece appello a Roma, che confermò la sentenza nel 1911. Un altro curato fu nominato a Rennes, ma ricevette nella chiesa ufficiale solo pochi fedeli: l’abate Saunière aveva allestito la sua cappella privata nella veranda del suo castello ed aveva conservato, nonostante l’interdizione ufficiale, i suoi parrocchiani. Frequenti viaggi in Svizzera ed in Spagna, che costituiscono un altro piccolo mistero di questa storia, interruppero le sue attività. Si parlò di spionaggio, ma si pensa soprattutto che l’abate Saunière andava a convertire in denaro l’oro del suo "tesoro". Nel gennaio del 1917, il curato miliardario accettò per iscritto un preventivo di tre milioni di franchi per la costruzione di una nuova torre di 50 metri di altezza ed una biblioteca gigantesca. I lavori potevano essere pagati in contanti. Ma, nel momento in cui gli operai arrivarono quasi al termine dei lavori, l’abate Saunière morì fulminato da una embolia, complicata da una cirrosi epatica. Aveva 65 anni.

La fedele Marie Denaunaud rimase sola nel castello, opponendosi debolmente alle imprese dei cercatori del tesoro, che non andavano mai via a mani vuote, dato che il mobilio, la biblioteca, la cantina e l’argenteria furono letteralmente saccheggiati nel corso degli anni.

Ma gli unici tesori ritrovati appartengono all’archeologia. Una ruota in bronzo di carro romano, un anello e delle armature visigote, frecce e ed asce paleolitiche, anfore galliche, monete gallo-romane sparse nel sottosuolo dell’antica metropoli. Bauli pieni di ducati e gioielli, punto.

"Sarete il più ricco…"

In realtà, Marie Denarnaud era coperta di debiti quando, durante l’occupazione tedesca, si presentò un acquirente per la proprietà che l’abate Saunière le aveva lasciato. Charles Corbu, l’attuale proprietario, è il fratello di Pierre Corbu, scomparso nel 1927 durante il tentativo di attraversata dell’Atlantico con Lacoste. Pagò i debiti della vecchia governante che, in cambio, gli donò il castello e che usava ripetergli: "Quando morirò, vi dirò una parola, e sarete l’uomo più ricco della terra…"

Marie Denarnaud conosceva il segreto del tesoro? Corbu non lo seppe mai perché, così come era successo all’abate Saunière, la governante morì improvvisamente il 29 gennaio 1953, portando con sé "la parola"... ammesso che la conoscesse.

Il castello trasformato in hotel

Corbu ha trasformato in hotel il castello costruito a colpi di milioni dallo strano curato di campagna. La sua ospitalità è tale da permettere ai cercatori amatori di maneggiare pala e piccozza nel suo parco. Lui preferisce spulciare mi mucchi di documenti lasciati dall’abate Saunière in quanto è convinto che, da qualche parte nella sua strana proprietà, dorme un tesoro da circa 500 miliardi, secondo i suoi calcoli. Ed è anche convinto di ritrovarlo. Il dottor Malacamp ne è anche lui indubbiamente convinto, come il radioestesista che aveva orientato verso il cipresso all’ombra del quale dormivano tre cadaveri, la cui intrusione della storia non chiarirà l’atmosfera di circonda il castello di Rennes-le-Château.

Traduzione di Serena Bartolo

Midi Libre, 1.4.1956.

© 2009-2018 Tutti i diritti riservati • Testi Antoine Captier, Christian Doumergue, Mariano Tomatis

Collaboratori Patrick Mensior , Octonovo , Morgan Roussel , Marcus Williamson.