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Omelia di Bérenger Saunière del 27 luglio 1890

Lettura del sermone. Catechismo. Messa. Aspersione dell’acqua santa. Processione, ecc.

Invece del sermone e qualcosa su San Nazario, ho parlato di San Giacomo e Sant’Anna.

Domani, Lunedì 28 Luglio, la Chiesa celebra la festività di San Nazario e San Celso, martiri e principali protettori della Chiesa Cattedrale di Carcassonne e della diocesi intera. La celebrazione di questa festività è stata posticipata alla prossima Domenica, 3 Agosto.

San Nazario nacque a Roma nel 1° secolo della Chiesa sotto il pontificato di San Pietro ed il regno di Nerone. Suo padre era un pagano ed aveva un importante posto nell’esercito dell’impero; sua madre era una Cristiana e serviva Dio con entusiasmo. Si preoccupò grandemente dell’ educazione di suo figlio e riuscì a farlo applicare irrevocabilmente al servizio di Gesù Cristo. San Nazario ricevette il battesimo dalle mani di San Lino.

Suo padre, vedendo che tutte le grandi speranze che aveva nutrito per il figlio sparivano, fece ricorso a dei maltrattamenti per cercare di staccarlo dalla fede; trovandolo irremovibile nella sua risolutezza non solo gli restituì il suo affetto ma lo aiutò persino in un ardito progetto che questi aveva ideato per andare a predicare il Vangelo. Da questo momento in poi, per un periodo di dieci anni, non sappiamo niente delle sue peregrinazioni Apostoliche.

Arrivò a Milano dove il Prefetto, irritato dalle conversioni che stava ottenendo, lo fece frustare e cacciare via dalla città. San Nazario allora andò nella Gallia Cisalpina. Vicino Nizza, nel piccolo villaggio di Cimiès, una madre gli portò suo figlio chiamato Celso in modo che lo potesse istruire e battezzare. Celso divenne immediatamente l’inseparabile compagno di San Nazario. Furono arrestati a causa delle molte conversioni che stavano facendo, e se non fosse stato per la mediazione della moglie del Governatore avrebbero pagato con la loro vita per lo zelo che mettevano nel propagare la fede.

Celso e San Nazario traversarono le Alpi ed arrivarono ad Embrun, dove raccolsero presto molti discepoli; poi costruirono una cappella e, lasciando ad altri continuare ciò che avevano felicemente cominciato, andarono a predicare il Vangelo a Vienna, Ginevra e Trier. Poiché furono denunciati dagli idolatri in quest’ultima città, il Prefetto li fece imprigionare. Dopo qualche giorno furono portati al tempio per essere sacrificati; in risposta alle loro preghiere gli idoli caddero a terra. Furono condannati, come punizione, ad essere gettati in mare. Una tremenda tempesta si alzò, ed ognuno stava per morire. Ma Celso e Nazario camminarono con calma sulla superficie delle acque. Spaventati, i loro aguzzini li supplicarono di salvarli. Al suono delle voci dei Santi la tempesta si calmò e gli aguzzini raggiunsero in tranquillità la riva.

Dopo questo miracolo i nostri due Santi tornarono a Milano. Arrestati per ordine del Prefetto, resistettero sia alle minacce che alle lusinghe e furono poi decapitati. I loro corpi furono seppelliti fuori dal cancello Romano. Dopo essere stati a lungo ignorati furono finalmente ritrovati, grazie ad una divina rivelazione, dal Benedetto Ambrogio. I loro corpi erano ancora coperti da sangue vermiglio. Furono allora trasportati entro la città e posti in uno splendido sepolcro.

Traduzione di Riccardo D’Ancona

27.7.1890 (Nona Domenica dopo Pentecoste)

© 2009-2018 Tutti i diritti riservati • Testi Antoine Captier, Christian Doumergue, Mariano Tomatis

Collaboratori Patrick Mensior , Octonovo , Morgan Roussel , Marcus Williamson.