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Omelia di Bérenger Saunière del 15 giugno 1890

6.00 Catechismo 8.00 Messa, processione. Sermone sull’Eucarestia, perchè abbiamo una seconda processione del Santo Sacramento. Faccio un annuncio sulla festività di Santa Germana, sulla quale dovrò parlare la prossima Domenica. Invito la gente di Antugnac a venire e prendere parte alla nostra festa dell’Adorazione Perpetua. - Ritorno a piedi a Rennes dove arrivo sudato. - Oggi abbiamo una visita dal Sig. e Sig.ra Cavailhé, Sig.ra. Cazal, Sig.ra. Barrière, suo figlio Jacques e due cameriere. La Chiesa preparata, Messa Solenne, processione la sera. - Colletta con raccolte redditizie. - Dopo il Vangelo ho fatto il seguente discorso:

"Il nostro senso di gratitudine rende un dovere per noi, miei cari fratelli, ringraziare tutti questi nobili "stranieri", tutti questi distinti benefattori della nostra cara piccola chiesa, per la visita che ci hanno gentilmente fatto.

"La loro venuta tra di noi è un evento, si lo ridico un "evento", e quella parola non è troppo forte. Non dimenticheremo mai un evento che ci riempie di gioia e felicità, un evento che onora la nostra Parrocchia e che delizia allo stesso momento i cuori dei nostri parrocchiani e quello del loro Pastore ad un supremo livello. Non ho esitazione ad affermare ciò.

Sono sicuro che non devo ricordarvi di trattare i nostri illustri visitatori con il più alto riguardo, attenzione e rispetto, con un senso di onore e la più comune cortesia che si attende da noi.

"Sono sicuro che non devo nemmeno raccomandare (va da se senza dirlo) che questa mattina, proprio come stasera, dovrete impressionarli favorevolmente sia in chiesa che in processione con la vostra umiltà, il vostro silenzio ed il vostro buon comportamento. Voi siete Cristiani, avete fede, ciò è sufficiente per me. I nostri cari ospiti devono avere una favorevole impressione ed acquisire una buona opinione della gente di Rennes. Quando ci vengono a trovare devono essere capaci di dire: siamo appena stati ad una bella festività, e ad una splendida e confortante cerimonia.

"Comunque, fratelli miei, tutto ciò non sarà sufficiente per noi. Resta molto più da fare per noi. Non dobbiamo dimenticare che se, oggi, abbiamo un così bell’altare degno delle celebrazione dei Misteri Sacri, se abbiamo dei bouquet così ricchi e delle così belle decorazioni, è a loro che dobbiamo queste cose, al loro zelo straordinario, alla loro proverbiale carità, alla loro devozione senza limiti. Ecco perché dobbiamo aggiungere a questa attenzione, questa onestà e questo rispetto, una preghiera: si, dobbiamo pregare oggi in modo veramente speciale per loro e le loro famiglie, come abbiamo fatto durante Marzo e Maggio, questi due mesi dedicati ad onorare la Benedetta Vergine ed il grande ed illustre San Giuseppe.

"Dobbiamo mandare ferventi preghiere al Cielo, così che loro ottengano da la’ tutte le grazie di cui hanno bisogno. Dovremo anche mettere da parte per loro, stasera, quando diremo il rosario, un Proposito molto particolare, cosi che il Sacro Cuore di Gesù garantisca loro, attraverso Maria, sollievo dalle sofferenze e buona salute, questo impagabile dono della salute che sono venuti a cercare nelle benefiche acque salutari della nostra località. Unitevi nel Proposito al vostro Pastore durante il Santo Sacrificio della Messa che egli continuerà a celebrare per loro (mentre, naturalmente, metterà da parte tempo sufficiente per il resto di voi domani) in modo che il buon Dio garantisca ampiamente a loro, insieme a tutti i beni celesti, la ricchezza materiale della quale sanno come fare un uso così santo e devoto.

Sermone predicato ad Antugnac il 15 Giugno,

Terza Domenica dopo la Pentecoste, seconda processione del Santo Sacramento.

Ego sum panis vivus qui de coelo descendit.

Io sono il pane vivente che venne dal Cielo.

(Vangelo di San Giovanni, VI, 51)

Fratelli,

Ogni volta che entrate nel tempio di Dio, la Casa del Signore, e date un’occhiata al tabernacolo [un contenitore per gli elementi consacrati dell’Eucarestia, specialmente: una scatola decorata chiusa usata per contenere le ostie della Comunione] e all’altare, non si agita qualcosa nella vostra anima? Non batte più forte il vostro cuore, agitato da un incantevole ricordo? Ditemi: siete mai stati in grado di radunare i pensieri di pura gioia della vostra gioventù e, sopra a tutto, il felice giorno della vostra Prima Comunione, senza sentire là, nel vostro cuore, nel vostro midollo osseo, nelle vostre più intime parti, una sorta di tremore che vi faccia pensare al Paradiso?

Si certo che lo avete fatto, fratelli miei, e dobbiamo affrettarci ad aggiungere che una persona dovrebbe essere abbastanza sfortunata, davvero commiserevole, per entrare senza alcuna emozione entro questo ineffabile santuario dove molte volte si è seduto alla festa degli Angeli ed inginocchiato all’altare, e dove il Dio dell’amore, nutrendolo con la sua carne ed il suo sangue prezioso, gli ha donato una promessa di eterna felicità!

L’ Eucarestia! Oh, miei fratelli, come suona dolce questo nome sulla bocca di un Cristiano! Come felice si sente una persona a pronunciarlo, e che delizioso ricordo evoca nelle nostre anime! L’ Eucarestia! La scorsa Domenica Vi parlai di come nacque. Permettetemi di usare qualche momento per dirvi qualcosa di questo prezioso Sacramento che nutre i nostri cuori, di questa manna consacrata, questo pane vivente che ci viene mandato direttamente dal Cielo per rafforzarci nel deserto della vita e renderci più familiare la presenza del Dio dell’ amore Il Quale, mentre saliva in Gloria verso Suo Padre, ci promise di non lasciarci orfani.

Fratelli miei, potrete lamentarvi, forse, della vostra debolezza, della vostra incapacità a fare del bene. Dunque, venite dal Dio dell’Eucarestia: sarà la vostra forza. Per voi la Terra è luogo di prove e sofferenza, ebbene lasciate che sia così! Andate verso il Dio del tabernacolo: Egli sarà la vostra consolazione. Cosa dovrò dirvi infine? Il ricordo delle vostre passate empiaggini vi potrà forse terrorizzare e farvi tremare proprio come quelle vittime che un’irrevocabile sentenza condanna a morte, ma andate dal Dio dell’Eucarestia, venite dal Dio del tabernacolo, gettate voi stessi completamente in mezzo alla sua pietà - sarà la vostra speranza e la promessa della vostra immortalità.

L’ Eucarestia è la nostra forza; l’Eucarestia è la nostra consolazione; l’Eucarestia è la nostra speranza e la promessa della nostra immortalità. Così per non annoiarvi ed abusare della vostra buona volontà per troppo tempo, sono contento solo di attirare la vostra attenzione e di suggerire alla vostra meditazione i miei due primi pensieri che formeranno la suddivisione basilare di questa corta conversazione.

L’ Eucarestia è la nostra forza: primo pensiero.

L’Eucarestia è la nostra consolazione: secondo pensiero.

Ma, mi dite voi fratelli, "siamo deboli ed incapaci di fare del bene".Ahimè, quando le Sacre Scritture stesse ci insegnano che la tendenza a fare del male e la incapacità (che tutti noi proviamo) a resistere, tutto da soli, all’efficacia dei nostri nemici che complottano sono in realtà le disastrose conseguenze del nostro peccato originale, allora la cruda esperienza ci insegna solo deplorevoli lezioni. Chi tra di voi, fratelli miei, può ancora dubitare della sua debolezza? Chi tra di voi non ha provato questa debolezza migliaia di volte? Non ci fa ogni giorno lanciare questo grido che viene da ogni bocca umana, questo grido che l’Apostolo San Paolo stesso una volta lanciò quando disse: "Infelix ego homo" ("Sono un uomo infelice") "Io vedo il bene, vorrei fare questo buon gesto, e tuttavia non lo faccio. Vedo anche il male, vorrei sfuggire ad esso, vorrei non farlo e tuttavia mi lascio coinvolgere." E voi stessi, fratelli miei, quante volte forse non avete detto, per la prima volta il giorno della vostra Prima Comunione, o in seguito, dopo una confessione completa od una eccellente Comunione seguita da una buona Lezione su uno delle grandi verità della nostra Santa Religione: "Si, ha funzionato per me! Voglio convertirmi, voglio tornare a Dio, voglio cambiare completamente la mia vita. Si, voglio liberarmi da queste catene che mi legano al peccato. Si, voglio finire tutte questi rapporti colposi, voglio scuotere via il giogo di queste cattive abitudini, voglio abbandonare questo e quella colpa o peccato. Si, ha funzionato per me, voglio essere un Santo, un uomo Sacro." Quante volte, ripeto, non avete parlato così e, facendo ciò, avete formulato il più rigoroso dei buoni propositi? Ed io sono persuaso che se, proprio in quel momento, qualcuno fosse venuto da voi e vi avesse detto: "Stai attento, perché domani cadrai in quella cosa", voi lo avreste mandato via come profeta di sventura ed avreste gettato contro la sua faccia le parole del vangelo, "Vade retro, Satana" [Va via da me, Satana"] ed avreste fatto bene a fare così; e tuttavia ciò che il profeta aveva detto sarebbe stato proprio vero. Il giorno seguente un altro esempio per ricadere nelle cattive abitudini vi costringerà a nascondere la vostra faccia e riconoscere a voi stessi la vostra estrema debolezza. Non ci immergiamo in un’ illusione dunque, fratelli miei: siamo molto deboli, e non possiamo, senza mentire a noi stessi, rifiutare di accettare questo peso spiacevole.

Ma, in presenza di questa grande debolezza, in presenza di questa innegabile infermità, cosa dovremmo fare? Dovremmo essere desolati?Dovremmo sentirci scoraggiati? Dovremmo disperarci di fare del bene e di resistere al male? Dovremo noi, come direbbe qualcuno, incrociare le nostre braccia ed arrenderci ai nostri cattivi istinti? Lottiamo per essere buoni, fratelli miei, lottiamo per essere buoni perché è vero che in fondo non possiamo, sulla base della nostra natura, fare niente da soli. Ma possiamo fare tutto con l’aiuto di qualcun altro, e questo qualcun altro è Gesù Cristo Nostro Signore che, conoscendo la nostra grande debolezza, vuole Lui stesso essere la nostra forza. Per raggiungere ciò Lui non si contenta di comunicare solamente a noi queste grazie - vuole Lui Stesso in realtà proprio far parte del nostro essere totale, per agire e restare con noi, ed Egli raggiunge le sue intenzioni tramite la Santa Comunione.

Questo misterioso nutrimento produce nel nostro cuore gli stessi effetti che il pane materiale produce nel nostro corpo. Comunica la forza ed energia che gli sono appropriati. Guardate un lavoratore, alto, con un corpo forte e muscoli vigorosi. Lavora ferventemente, forse con successo. Ma dopo sei ore di lavoro doloroso i suoi attrezzi sembrano pesare di più, non può più alzare il braccio così in alto, i colpi del suo martello sono più lenti. E’ affamato. Ma se potrà avere un buon pasto allora la situazione cambierà completamente. Un grande pasto salutare, un bel bicchiere di vino, raddoppieranno la sua forza o la moltiplicheranno persino di dieci volte. Ed è allo stesso modo per il Cristiano che mangia il Pane degli Angeli, che beve dal Calice della Salvezza, che prende la Comunione, è, disse Sant’Ignazio, così terribile per il Diavolo come il leone della foresta è per il viaggiatore indifeso che vorrebbe attaccarlo. Recedentes a mensa et liones, doemonibus terribilis ignem spirants ["Così che quando lasciamo l’altare diffondiamo fiamme d’amore, che ci rendono oggetto di terrore per l’inferno" - San Giovanni Crisostomo]

Non è questo che l’esperienza di ogni secolo ci insegna? Cos’è che ha dato ai diciotto milioni di martiri di ogni grado, sesso, età che la Chiesa tiene stretti entro il suo petto, il coraggio di affrontare il tormento e la morte? E’ l’Eucarestia.

Da dove traggono le figlie della Carità il coraggio e l’ abnegazione che le attirano verso i letti degli ammalati e le rendono in grado di affrontare tutte le miserie umane nei nostri ospedali, sui campi di battaglia, attraverso i pericoli delle pestilenze ed un migliaio di altri pericoli? Dall’Eucarestia.

E quei buoni fratelli della Dottrina Cristiana la cui devozione è meravigliosa, la cui pazienza è così ammirevole, la cui carità non ha limiti, cosa ce li ha donati; cosa li aiuta e li sprona nelle loro carriere, che sembra essere così umile ed in realtà è così gloriosa? E’ l’Eucarestia.

Ed il pover’uomo che non ha niente, questo uomo Cristiano o donna Cristiana cui le fionde e le frecce di una fortuna oltraggiosa hanno attaccato da ogni lato, cosa dà loro forza in circostanze così crudeli? E’ l’Eucarestia.

Come può questo giovane uomo di venti io venticinque anni preservare la sua purezza ed i suoi istinti religiosi in mezzo a giovani così dissoluti e ad un mondo così corrotto? E’ a causa del fatto che prende la Comunione.

Come può questa persona giovane essere così modesta, devota, nonostante tutti i cattivi esempi, gli scandali e le seduzioni di ogni tipo che il mondo gli presenta? E’ perché affronta i Sacramenti e prende nutrimento dal pane dei forti.

L’ Eucarestia - qui c’è la fonte della forza e della devozione. L’anima che estingue la sua sete non teme niente e può esclamare con nobile orgoglio: "Da ora in poi, venga l’Inferno colla sua scura schiera, venga il Mondo con tutto la sua seduzione, venga la Carne con tutta la sua cupidigia, io sono più forte di loro perché Gesù è con me".

Niente - né tribolazioni, né angoscia, né fame, né sterilità, né pericolo, né persecuzione, né la spada - sarà in grado di sconfiggermi, perché Gesù è con me.

Torniamo a noi stessi, fratelli miei, e, come si dice, esaminiamo le nostre coscienze per un momento. Come mai c’è dentro di noi tanta codardia quando dobbiamo far fronte alle tentazioni, così tanto disfattismo nelle nostre lotte, e così tanta impotenza nella pratica delle virtù Cristiane - da dove viene tutto ciò? Perchè mostriamo solo freddezza ed indifferenza verso questo sacramento divino? Ne abbiamo diffidenza, ne abbiamo paura. Ci trasciniamo verso l’altare come una vittima viene portata al sacrificio. Ecco la causa della nostra debolezza, ecco la causa della nostra povertà, Non ce ne sono altre.

Nel terzo [???] Libro dei Re leggiamo che il profeta Elia, sfuggendo alle persecuzioni della Regina Jezebel, che cercava di distruggerlo, si ritirò nel deserto, e che avendo viaggiato per un giorno intero, si sedette dietro ad un cespuglio, e che là, non essendo in grado di sopportare più la fatica e lo scoramento, chiese al Cielo di ucciderlo.

4. Ma lui stesso andò in una landa selvaggia ad un giorno di cammino, si sedette dietro un ginepro e chiese per se stesso di poter morire, e disse, E’ troppo, ora, O DIO, prendi la mia vita, perchè io non sono meglio dei miei padri.

5. E mentre si sdraiava e dormì sotto il ginepro, vide che un angelo lo toccò, e disse a lui, Alzati e mangia.

6. E lui guardò e, vide che c’era una torta cotta sulla brace, ed un pozzo d’acqua vicino alla sua testa. E mangiò e bevve e si sdraiò di nuovo.

7. E l’ angelo del SIGNORE venne ancora una seconda volta, e lo toccò, e disse, Alzati e mangia, perchè il viaggio è troppo grande per te.

8. E lui si also, e mangiò e bevve, ed ottenne la forza da quella carne per quaranta giorni e quaranta notti fino ad Horeb, la montagna di Dio" [Re, I 19].

Chi c’è tra voi, fratelli miei, che non ha visto, in questo pane mandato dal Cielo, la figura dell’Eucarestia, ed in questo profeta una personificazione abbastanza toccante della nostra povera umanità, che è seguita, nella vastità del deserto da una moltitudine di nemici che sono risoluti come Jezebel ma in un modo un pò diverso?

Ma cosa sono questi nemici, fratelli miei? Questi nemici sono, prima di tutto, l’Inferno, il mondo, sono -specialmente - le nostre passioni, le richieste tiranniche della nostra natura corrotta. Dobbiamo essere costantemente in guardia verso le altre persone, ed ancora di più verso noi stessi, avendo da poco vinto una particolare passione dobbiamo immediatamente combattere contro la passione contraria; ed il Diavolo, come se non avesse abbastanza male con cui conquistarci, nasconde delle trappole persino entro la virtù stessa. Ahimè, fratelli miei, chi tra di voi non trema al pensiero dei pericoli che ci circondano da tutte le parti! Nello stato di generale fiacchezza e prostrazione nel quale questa battaglia ci affonda ogni giorno e in ogni momento, chi tra di noi non solleva lo sguardo al cielo da dove la Salvezza deve arrivare?

Allora, fratelli miei, sapete dove si può trovare questa Salvezza? La Salvezza giace nel pane dei forti, è in questa manna celeste che comunica all’anima una forza realmente energica e la rende invulnerabile come i martiri ed i confessori della fede; è il vino misterioso che possiede la doppia virtù di rendere sia le Vergini fruttuose e di calmare le passioni.

"Prendete la Santa Eucarestia", uno scrittore religioso ci dice, "e se il desiderio vi spinge verso il male allora diventerà meno forte, se le spine della carne si faranno sentire saranno meno taglienti; le battaglie che dovrete combattere saranno meno violente e, se saranno dolorose, emergerete sempre vittoriosi grazie al potere di LUI CHE può incatenare Satana nel suo abisso con appena una sola occhiata."

Fratelli miei, io mi appello alla vostra esperienza adesso quando vi chiedo: non è forse vero che il giorno in cui sperimenterete la gioia di ricevere il vostro Dio nel Sacramento del Suo amore, non è forse vero che quel giorno vi sentirete capaci delle azioni più grandi, e che ciò che vi sembrava impraticabile il giorno prima in quel momento non pesa che un grammo? Non è vero?

Ah! Cosa è successo è che il pane del forte ha triplicato la vostra energia ed il vostro coraggio e, che, seguendo l’esempio di San Paolo, potete fare ogni cosa in Lui che vi rafforzi: Omnia possum in eo qui me confortat [Fil. 4.13].

In secondo luogo l’Eucarestia è un principio di consolazione. E chi tra di voi, fratelli miei, non ha bisogno di essere consolato? Se voi non avete bisogno, alzatevi in piedi! Io non sto parlando del pover’uomo che soffre freddo e fame. Non sto parlando del paziente che langue, un anno si ed uno no, nel letto del dolore. Non sto nemmeno parlando di colui la cui anima è preda di tutte le torture morali, cento volte più atroci di quelle che ci lacerano il nostro corpo. Io sto parlando di una persona la cui felicità ci rende gelosi ed i cui giorni sembrano tessuti nella seta e nell’oro. Lasciate che il potente, il ricco, il voluttuoso, lasciate che ci dica se la sua felicità è reale e se non ci sono momenti nella sua vita quando la sorte del paziente o del più affamato mendicante non lo colpisce come molto più preferibile della sua…

Ahimè, fratelli miei, molto tempo prima di Salomone, Job lo disse in breve: Homo natus de muliere, brevi vivens tempore, multis repletur miseriis ["L’uomo nato da una donna, vivendo per breve tempo, è pieno di molti miserie" - Job 14.1]: lui conta i suoi giorni solo attraverso i dolori che sopporta, e le sue gioie sono solo piccole luci perse nell’oscurità della sua deplorevole esistenza.

Tu lo sapevi, o Signore! Tu conoscevi le nostre necessità e le nostre miserie quando, mentre stavi per compiere il tuo sacrificio e separarti dai tuoi cari discepoli, dicesti loro con voce tenera:

Figli miei, è arrivato il tempo per me di tornare da mio Padre, ma confortatevi, non vi lascerò orfani, verrò da voi: "non relinquam vis orphanos, veniam ad vos!". Venisti, o Dio dell’amore, per essere il nostro aiuto, il nostro amico, il compagno del nostro pellegrinaggio sulla Terra; ci sei stato donato per esserci di aiuto nelle nostre necessità e di conforto in tutti i nostri dolori!

Ascoltate, fratelli miei, ascoltate la Madre divina che chiama a lui tutti gli infelici! - Venite tutti a me, dice loro, "venite ad me omnes" qualsiasi cosa siate, grandi e piccoli, ricchi e poveri, sapienti ed ignoranti, felici ed infelici, "venite ad me omnes qui laborati et onerati estis", tutti voi che soffrite, tutti voi che lavorate, tutti voi che siete afflitti, venite a me, e "ego reficiam" ["Io vi darò sollievo"]. Si, venite tutti, qualunque cosa siate, qualsiasi siano le vostre sofferenze, i vostri dolori, le vostre tristezze, le vostre afflizioni, venite dal Dottore Supremo, da vostro Padre, il vostro Dio, il vostro Consolatore! Quando siete vicino a lui il dolore si dissiperà o diverrà meno amaro, e le vostre lacrime alleggeriranno e leniranno la vostra anima quando le verserete sul petto del vostro amico celeste!

Ditemi, fratelli miei, in tutti i vostri dolori, nei vostri mali, non vi sentite più calmi quando vi avvicinate al tabernacolo? Non fuoriesce da lì un balsamo che guarisce le ferite della vostra anima? E se la ferita è del tipo che niente qui può curarla, non rende la tenera voce dell’amato meno acuto il dolore; non vi da almeno, insieme con la forza di sopportarlo senza lamentarvi, la necessaria rassegnazione a santificare la sofferenza e renderla fruttuosa per il Cielo?

Cosa sto dicendo? Ah non esiste forse nella vita di ognuno un giorno solenne i cui ricordi piacevoli e devoti inondano i nostri cuori con gioia indicibile? Non sentite il vostro cuore battere più violentemente quando pensate alla vostra Prima Comunione? Dovreste spesso ricordare questo pensiero salutare, fratelli miei, sarebbe il rimedio a tutte le vostre malattie, il vostro conforto dalla sofferenza, ed il buon angelo che vi aiuterà nella vostra disperazione: in particolare assicuratevi di venire all’altare per gustare le deliziose sensazioni che sentite là: ciò vi offrirà un anticipo sulla Terra dei piaceri puri ed immortali che vi attendono in Paradiso.

Traduzione di Riccardo D’Ancona

15.6.1890 (Terza domenica dopo Pentecoste)

© 2009-2018 Tutti i diritti riservati • Testi Antoine Captier, Christian Doumergue, Mariano Tomatis

Collaboratori Patrick Mensior , Octonovo , Morgan Roussel , Marcus Williamson.