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Un tesoro merovingio a... Rennes-le-Château

È un tesoro storico quello di Rennes-le-Château, piccolo borgo francese nei monti delle Corbières, a sessanta chilometri a sud di Carcassonne.

La sua chiesa e le poche case sono appollaiate su un altopiano roccioso che si raggiunge percorrendo per cinque brutti chilometri una ripida salita.

È quasi un miracolo che un tesoro sia stato nascosto in questa parte sperduta del mondo dove le auto si arrampicano a fatica e la strada è così stretta da rendere impossibile il doppio senso di marcia.

Eppure, c’è un tesoro a Rennes-le-Château, un vero tesoro, trovato mezzo secolo fa dal reverendo Béranger Saunière che, dopo averne goduto di una parte - oh, sicuramente minuscola - lo lasciò alla sua domestica-amante, la bella Marie Denarnaud, la quale, a sua volta, lo lasciò al Sig. Noël Corbu.

Ma l’eredità di Marie Denarnaud fu incompleta poiché ella morì senza aver avuto il tempo di rivelarne il nascondiglio.

Da allora, il Sig. Corbu investiga, zappa, scava, sonda, sperando di riportare alla luce le monete d’oro e d’argento, i monili e le pietre preziose del tesoro, valutato otto miliardi, che alcuni storici di fama pensano trattarsi del tesoro della Francia del XIII secolo.

- Un tempo, settecento anni fa, dice Noël Corbu, Rennes era una città di tremila anime, protetta da una cinta di mura di cui ancor oggi si possono trovare i resti.

"Durante le mie ricerche, ho trovato monete antiche, vasellame, armi e scheletri che oggi fanno bella mostra di sé nel mio piccolo museo personale.

"Secondo alcuni storici di Carcassonne, la genesi del tesoro risalirebbe al febbraio del 1250. A tale data, la rivolta dei pastorelli scatenata nel nord della Francia dal misterioso "Maestro d’Ungheria", era al suo culmine e un’ondata di servi e di pezzenti dilagava verso sud.

"Bianca di Castiglia, reggente di Francia, venne a Rennes-le-Château - che all’epoca si chiamava Rhedae - per mettere al riparo, nella potente roccaforte, il tesoro di Francia, minacciato sia dai pastorelli che dagli intrighi dei nobili. Bisogna tener presente, tra l’altro, che la roccaforte di Rhedae era considerata imprendibile ed era situata sulla strada per la Spagna, dove Bianca di Castiglia sapeva di poter trovare rifugio in caso di pericolo.

"Fece depositare il tesoro nella sala sotterranea del mastio. O almeno così si pensa.

"Certo, è difficile spiegare come un tale tesoro sia rimasto intatto per così tanto tempo, soprattutto nell’anno 1251 quando San Luigi avrebbe avuto così tanto bisogno di quell’aiuto che sua madre non riuscì ad inviargli."

In ogni caso, il Sig. Corbu pensa che questo tesoro costituisse una riserva alla quale attingere soltanto in caso di estremo pericolo.

Bianca di Castiglia morì nel 1252 dopo averne rivelato il segreto a San Luigi che lo confidò a suo figlio Filippo l’Ardito.

Quest’ultimo morì a Perpignan senza aver avuto il tempo di tramandare il segreto di Rhedae a Filippo il Bello.

Nel 1645, Rhedae fu ricostruita e divenne Rennes-le-Château; l’antica fortezza, leggermente spostata, si ergeva nel luogo ove si trova l’attuale proprietà del Sig. Corbu.

È allora che iniziò la vera storia del tesoro perduto e ritrovato.

Ritrovato una prima volta nel XVII secolo da Ignace Paris, un pastore che, avendo perso una della sue pecore, la sentì belare in fondo ad un crepaccio dove si calò per salvarla.

Ma la pecora, impaurita dall’irruzione del pastore, fuggì in una galleria.

Correndole dietro, Ignace Paris arrivò in una cripta "piena di scheletri e di scrigni", i primi spaventosi, i secondi, al contrario, così pieni di attrattive.

Si riempì le tasche di monete d’oro, dopodiché fuggì via spaventato e tornò a casa.

Ben presto, la voce del suo fortunato ritrovamento si diffuse in tutto il villaggio, ma Ignace commise l’errore di non voler rivelare il nascondiglio e, accusato di furto, fu ucciso senza aver potuto divulgare il segreto della cripta.

Ci fu una frana all’entrata del sotteraneo? Non si sa, ma fino al 1892 non si parlò più del tesoro di cui i familiari del pastore molto probabilmente non conoscevano la localizzazione.

In quell’anno, un avvenimento fortuito fece entrare in scena il reverendo Béranger Saunière.

Egli era a capo della parrocchia di Rennes dal 1885, e fu subito adottato dalla famiglia Denarnaud la cui figlia Marie aveva diciotto anni e lavorava come cappellaia nel borgo di Espéraza.

I Denarnaud stavano stretti e non ci misero molto a trasferirsi nel presbiterio.

Nel 1892, il reverendo Béranger era stimato dai suoi parrocchiani, sia per lo zelo che per il buon umore.

È in quell’anno che ottenne dal municipio un prestito di duemilaquattrocento franchi per rifare l’altare maggiore visigoto e il tetto della chiesa.

Il muratore Babon di Couiza si mise al lavoro e una mattina alle nove, chiamò il reverendo per mostrargli in uno dei pilastri dell’altare quattro o cinque cilindri di legno, cavi e chiusi con la cera.

- Non so di cosa si tratti! disse il reverendo.

Aprì uno dei cilindri e ne estrasse una pergamena scritta, si pensa, in francese antico mischiato al latino, dove a prima vista si potevano distinguere alcuni passi del Vangelo.

- Mah, disse al muratore, sono solo delle vecchie scartoffie di epoca rivoluzionaria. Non valgono niente!

A mezzogiorno Babon andò a pranzo alla locanda, ma un pensiero lo tormentava e si confidò con altre persone. Il sindaco chiese informazioni sul ritrovamento; il reverendo gli mostrò una pergamena della quale il pover’uomo non capì nulla e la questione si chiuse lì.

Ma non del tutto, poiché Béranger Saunière decise di fermare i lavori nella chiesa.

Ecco cosa successe secondo il Sig. Corbu:

- Il reverendo cerca di decifrare i documenti; riconosce i versetti del Vangelo e la firma di Bianca di Castiglia col suo sigillo reale, ma il resto è un vero e proprio rebus. Egli si reca quindi a Parigi nel febbraio del 1892 per consultare alcuni linguisti ai quali, prudentemente, consegna i documenti soltanto per singoli frammenti.

"Non posso rivelare la fonte delle mie informazioni [dice Noël Corbu] ma posso assicurare che si trattava del tesoro della Corona di Francia: diciotto milioni in cinquecentomila monete d’oro, gioielli, oggetti di culto, ecc.

"Il reverendo torna a Rennes senza conoscere esattamente il luogo del nascondiglio, ma con indicazioni preziose e sufficienti.

"Cerca nella chiesa. Niente!

"Marie, a sua volta, è incuriosita da una vecchia lapide del cimitero che ha una strana iscrizione; è la pietra tombale della contessa Hautpoul-Blanchefort. E se il tesoro fosse lì sotto?

"Il reverendo chiude a chiave la porta del cimitero e aiutato da Marie, per diversi giorni, si dedica ad un misterioso lavoro. Una sera, i loro sforzi sono ricompensati: riescono a ricostruire il puzzle di cui le iscrizioni della pietra tombale avevano fornito i primi elementi.

"Da quel momento il rapporto di Marie Denarnaud con il prete cambia: ne diventa la confidente, la collaboratrice.

"Penso che il nascondiglio abbia sei entrate, tra cui quella del mastio che era già scomparsa nel 1892.

"Su una delle pergamene, alcune linee che partono dall’altare maggiore indicano delle distanze in tese. Marie e il reverendo effettuano le misurazioni con dello spago e arrivano così ad un punto terminale in un luogo detto "il castello", oggi terreno incolto; scavano e trovano il sotterraneo e la cripta dove un tempo il pastore Paris aveva trovato il tesoro.

"Le monete d’oro, i monili, il prezioso vasellame sono ancora lì, ricoperti da una spessa coltre di polvere, ma intatti.

"I due stabiliscono un piano: il reverendo andrà in Spagna, in Belgio, in Svizzera, in Germania per vendere le monete, e spedirà i soldi per posta, a Couiza indirizzandoli a Marie Denarnaud.

"Fu così che rimpatriarono il capitale, non senza difficoltà e pericoli.

"In ogni caso, nel 1893, il reverendo Saunière è ricco, molto ricco… al punto che si accollerà le spese di tutti i lavori di ristrutturazione del tetto e della chiesa, che addobba sontuosamente.

"Fa riparare il presbiterio, costruire il muro di cinta del cimitero, edificare un chiosco in un bellissimo giardino in stile "rocaille" con getti d’acqua.

"Per di più, compra dei bei mobili, vestiti costosi per Marie; si fa mandare rhum dalla Giamaica, scimmie dall’Africa, ingrassa le anatre del cortile con biscotti savoiardi - affinché avessero una carne più tenera, - alleva cani da compagnia…

"Insomma, a Rennes-le-Château si fa la bella vita, la tavola è sempre imbandita - e che tavola! - per tutta la gentry dei dintorni.

"Il reverendo compra terreni, case, ma a nome di Marie Denarnaud, e la bella brunetta dagli occhi maliziosi e dalla vita snella, diventa una vera castellana.

"Quando si trova lontano, il reverendo le scrive: "Mia piccola Marinette, come stanno i nostri animali? Fa’ una carezza a Faust e Pomponnet [i cani], salutami i conigli. Addio Marie. Tuo Béranger…"

"A dire il vero, altre belle donne si dividono il cuore del neo-miliardario. Si sono fatti i nomi di Emma Calvet, della bella contessa di B. e di molte altre!

"Questa fortuna improvvisa ha fatto perdere la testa al prete che è diventato megalomane; sogna di costruire un castello! Ma, rimasto comunque prudente, pensa bene di distruggere le indicazioni che l’hanno guidato alla cripta; nel cimitero gratta via le iscrizioni della lapide della contessa, e ripone le pergamene nella sala del tesoro.

"Il sindaco fa le sue rimostranze per la tomba saccheggiata e per le ricchezze di cui il prete dispone, ma quest’ultimo non si scompone, gli parla di un’eredità ricevuta da uno zio d’America e gli consegna cinquemila franchi-oro.

"Il sindaco tornerà spesso alla carica… per la stessa somma!

"Monsignor Billard, vescovo di Carcassonne, è ugualmente preoccupato per il comportamento del prete, ma anche in questo caso, con del denaro, buoni vini e lauti pranzi le difficoltà verranno superate.

"Nel 1897, Béranger Saunière dà inizio ai lavori di villa Béthania, con i relativi bastioni e la torre che costeranno la bazzeccola di un milione-oro; per avere fiori tutto l’anno fa edificare una serra sul cammino di ronda.

"Il successore di Monsignor Billard, Monsignor de Beauséjour, avrà il ruolo del guastafeste: chiede spiegazioni a Béranger, lo rinvia a giudizio al tribunale di Roma e alla fine lo interdice.

"Un nuovo prete viene mandato a Rennes-le-Château, ma Saunière fa come se niente fosse, e nella cappella della sua villa continua a dire messa davanti alla quasi totalità dei parrocchiani, al punto che il nuovo arrivato, scoraggiato, decide di non fare più il brutto tragitto Couiza-Rennes.

"Saunière progetta inoltre una nuova serie di migliorie: vuole sopraelevare la torre, costruire una strada fino a Couiza, comprare un’automobile, portare l’acqua corrente in tutto il villaggio; il preventivo ammonta a otto milioni-oro (nel 1914) cioè circa otto miliardi di vecchi franchi. Questa somma la possiede in contanti.

"Il 5 gennaio 1917 firma gli ordini per i lavori, ma la cirrosi epatica lo uccide il 22, prima che possa dare corpo al suo progetto.

"Marie, affranta, dispone il defunto sulla terrazza, seduto su una poltrona e avvolto in una coperta a pompons rossi, e tutti gli abitanti del villaggio vengono a pregare, portando via ciascuno un pompon come reliquia del sant’uomo.

"Marie Denarnaud è ormai l’unica padrona di Rennes-le-Château poiché tutto è intestato a lei, ma passerà il resto della vita quasi in clausura, senza più ricevere nessuna visita, ed è probabile che non tornò più nella cripta del tesoro."

Ecco ciò che dice Noël Corbu, terzo personaggio del romanzo ed erede di Marie Denarnaud.

Il Sig. Corbu frequentò Marie quando ormai era molto anziana, dal 1946 al 1953, e la conobbe assolutamente per caso.

Assieme alla moglie, fu suo affittuario e seppe ispirarle fiducia e amicizia.

- Non si preoccupi, Sig. Corbu, gli disse un giorno. Avrà tanti di quei soldi che non riuscirà a spenderli!

- Ma da dove verranno? chiese Noël.

- Ah… questo glielo dirò prima di morire!

Il 18 gennaio 1953 si ammalò, perse conoscenza e morì senza aver rivelato il suo segreto.

Ecco quindi che il tesoro di Bianca di Castiglia fu nuovamente perduto, e questa volta sul serio, a quanto pare!

In realtà, non c’è nessuna prova che tale tesoro sia appartenuto alla madre di San Luigi. Alcuni sostengono che si tratti del tesoro di Alarico la cui capitale era Rennes-le Château; altri, ed è più verosimile, propendono per il tesoro dei Catari, tenendo conto del fatto che Rennes era la loro seconda roccaforte dopo Montségur.

In ogni caso, il tesoro è esistito, e sicuramente esiste ancora come sembra suggerire questa lettera dell’archivio del Sig. Corbu indirizzata al reverendo da un suo amico:

"Non puoi dire nulla pubblicamente, ma confessati, sarai assolto poiché non hai nulla da rimproverarti."

Ahimé! Béranger Saunière non confessò mai nulla a proposito del tesoro, se non alla sua amante Marie Denarnaud.

Tuttavia il segreto non è impenetrabile.

Un abitante di Rennes-le-Château, che forse la sa lunga, disse un giorno ad un membro del Club des Chercheurs de Trésors:

- Il segreto del prete miliardario è in fondo ad una tomba, basta solo scoprire quale…

Forse un giorno, i miliardi nascosti dal vecchio prete saranno ritrovati da un becchino… con buona pace del paesello appollaiato sull’altopiano roccioso che perderà così gran parte del suo mistero… o almeno la sua parte più oscura!

Traduzione di Roberto Gramolini

Antoine l’Ermite, gennaio 1961.

© 2009-2018 Tutti i diritti riservati • Testi Antoine Captier, Christian Doumergue, Mariano Tomatis

Collaboratori Patrick Mensior , Octonovo , Morgan Roussel , Marcus Williamson.