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Forse il tesoro è a 5 km da
Rennes-le-Château ad una profondità di 15 metri

Facciamo il punto; nei due articoli precedenti, seguendo le teorie di Fontan, siamo giunti a formulare queste ipotesi: a) il tesoro non si trova sepolto nel territorio comunale di Rennes-le-Chateau, dove l'opinione generale lo riteneva collocato (gli scavi sono vietati dal 23 luglio 1965); b) il reverendo Saunière, cui si attribuiva la scoperta del tesoro per giustificare le sue enormi ricchezze, sapeva dove si trovava, ma non l'avrebbe mai utilizzato; c) il tesoro è quello del Tempio (oro, denaro, urne sacre, documenti) affidato alla guardia dei cavalieri della commanderie del Bezu.

Vediamo allora - benché ci sia per il momento proibito di svelare il procedimento di scoperta e il luogo esatto dove il suo "inventore" situa il tesoro - come Fontan sia giunto ad una certezza quasi assoluta.

Sappiamo che l'ingegnere di Strasburgo pensa di essere giunto a scoprire segreti nascosti partendo da alcuni documenti e dalla decifrazione, certamente inedita, di due stele funebri. Tre chiavi di lettura, ricavate dopo numerosi tentativi, gli avrebbero fornito un testo chiaro nel suo insieme, testo di cui applicò i dati su una cartina, e sul terreno in seguito, scoprendo allora i reperti indicati dalla decifrazione dei documenti. Dopo qualche scavo, approssimativo poiché eseguito di notte, sui luoghi della sua scoperta, Fontan è giunto alla seguente conclusione, che vi riveliamo tale e quale ci è stata riferita: Il tesoro è sepolto sul fianco di una collina, a 4 o 5 chilometri in linea d'aria dal castello e dalla Tour Magdala che fece costruire il reverendo Saunière. I reperti sul terreno indicano abbastanza precisamente la sua posizione. Dovrebbe dunque trovarsi in una cavità a forma di "T", il "tau" greco, protetta da una volta scistosa, che segue perfettamente il fianco della collina. Questo nascondiglio, sicuro e praticamente inviolabile, era accessibile solamente attraverso il braccio discendente della croce, che è stato bloccato dopo che il tesoro vi fu nascosto.

Fontan stima la quantità di terra e detriti estratti per la creazione della cavità a circa 4000 metri cubi, che sarebbero poi stati utilizzati per chiudere il braccio d'accesso e ad aumentare di una quindicina di metri lo spessore della volta della grotta. Quindi, secondo i suoi calcoli, il tesoro si troverebbe ad una profondità più o meno equivalente. Dobbiamo dunque attendere: considerata l'importanza dell'insieme e delle caratteristiche del contenuto, Fontan propone di creare una via d'accesso sotterranea, di inventariare meticolosamente il contenuto, e di prenderlo e trasportarlo in luogo sicuro, al fine di preservare l'integrità degli oggetti come quella del monumento.

Questo implicherebbe - oltre alle autorizzazioni necessarie - la messa in opera di risorse molto importanti, per assicurare, come dice Fontan - la sicurezza delle persone come dei mezzi (sonde, apparecchi di scavo).

L'ingegnere non dispera di arrivare al suo scopo, non fosse solo che per giustificare, da buon bèarnais che si rispetti, l'iscrizione che si legge sul castello dove crebbe Enrico IV: "Lo que a de ser, no puede faltar" - ciò che dev'esserci, non può mancare.

Avremo ancora l'opportunità di seguirlo nella sua avventura, ma, nell'attesa, rispondiamo alla domanda che i lettori dovrebbero porsi: Perché un nascondiglio così lontano da Rennes e dalla commanderie del Bezu? In ragione del suo carattere di particolare inviolabilità, e del fatto che non è visibile se non dalle torri del castello di Rennes. Se il tesoro c'era, di cosa erano costituite allora le ricchezze dell'abate Saunière?

Si capisce che un uomo solo, sprovvisto di mezzi adeguati, non poteva arrischiarsi a praticare anche piccoli scavi senza essere scoperto. Sappiamo, d'altronde, che le autorità ecclesiastiche, che avrebbero sospeso "a divinis" il sacerdote, l'accusarono di traffico di Messe. La gente del posto, semplicemente, avrebbe riferito di ricatti. Secondo Fontan la spiegazione è chiara: Saunière, decifrando le pergamene, sarebbe giunto a conoscenza di due tesori, e non ne avrebbe dissotterrato che uno solo, ipotizziamo la "cassa comune" della commanderie del Bezu. Questo l'avrebbe dispensato dal ricorrere ad ingenti mezzi ed opere palesi per esumare l'altro tesoro.

Questo fatto porrebbe sotto nuova luce l'ultima confidenza di Marie Denarnaud, perpetua dell'abate Saunière all'oste Noel Corbu: "Prima di morire le rivelerò un segreto che farà di lei un uomo potente".

Purtroppo per l'oste, che andò in rovina a Rennes, alla sua morte Marie Denarnaud non rivelò nulla… Bernardo di Chiaravalle, uno dei fondatori dell'Ordine del Tempio, consigliava ai suoi discepoli, in un linguaggio che alcuni ritengono esoterico: "Cercate nelle foreste ciò che i maestri non potevano dirci nei libri".

Léon Fontan, nella sua appassionata ricerca del tesoro, non ha forse contribuito a rinnovare il filone della letteratura arturiana, con questa "Ricerca del Graal" in cui l'avventura è un ritorno alle fonti originali? Scriviamo, d'accordo con La Bruyere, un finale provvisorio: "Ci sono fatti sconcertanti affermati da uomini seri, che li hanno vissuti o che ne hanno avuto notizia da persone simili a loro: ammetterli tutti o negarli tutti è sconveniente in eguale misura. E oso dire che in queste cose, come in tutti i fatti straordinari che esulano dalle regole comuni, c'è una via di mezzo da percorrere, tra le anime credule e gli spiriti forti".

Traduzione di Enrico Crippa

Henry Rozes, La Dépêche du Midi, 16.10.1971.

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