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Il tesoro non è quello del reverendo Saunière

"L'oro", diceva Cristoforo Colombo, "è una cosa eccellente. Con l'oro si fanno dei tesori, con l'oro si ottiene tutto ciò che si desidera in questo mondo. Si fanno persino arrivare le anime in Paradiso".

Il trascorrere dei secoli ci porta, dall'oro di cui l'ardito navigatore parla in una lettera a Ferdinando e Isabella La Cattolica, fino ai Templari, dei quali un ingegnere di Strasburgo, ma originario del Béarn, pensa di avere scoperto il bottino di guerra.

Fermiamoci un istante su questi antichi cavalieri di Cristo, un ordine potente, orgoglioso e misterioso che fece tremare l'Occidente per due secoli interi.

Non per sbirciare il segreto che non è mai trapelato nel corso dei secoli, ma per tentare di seguire meglio Léon Fontan nelle sue deduzioni sulla natura del tesoro che pensa di aver "trovato".

Creato nel 1118 (o 1119, secondo alcune fonti), l'ordine fu distrutto il 13 settembre 1307, per mano di Filippo il Bello: i cavalieri arrestati, i principali rappresentanti bruciati come blasfemi, i beni confiscati.

Nove soltanto alla fondazione dell'ordine, al momento in cui Filippo il Bello decise di arrestarli erano in quindicimila, senza contare i fratelli servitori, che erano circa i nove decimi di questa milizia religiosa, e possedevano novemila tra castelli e manieri, terreni e un patrimonio difficilmente stimabile.

Poco ci importa, in questa sede, delle ragioni per cui il Re di Francia decise di mettere fine a quest'ordine, compiendo ciò che più tardi Michelet giudicò come causa del più grande cataclisma che colpì l'Occidente.

Solo una cosa ci interessa: dove è finita questa ricchezza.

I Templari erano ricchi, molto ricchi, ma, cosa molto strana, i soldati del Re, operando gli arresti, non scoprirono denaro, né documenti, tranne quelli riguardanti gli atti d'acquisto dei terreni.

"Stranamente", suggerisce Louis Charpentier, autore di Mysteres Templieres, "in un numero così piccolo di commanderie non si è trovato denaro, e, ancora più strano, nemmeno urne sacre, al punto che un ufficiale del Re, Placians, accusò i Templari di averle vendute. Vendute sicuramente no, ma nascoste".

L'Autore conclude che da questo fatto nascano le leggende di tesori nascosti, e ci sono molte probabilità che la maggior parte di queste leggende siano vere. E andando un po' più lontano: "Non c'è modo di fare congetture sul valore economico dei tesori nascosti nelle commanderie. Ma si trattava solo di denaro?" Fontan, che ha affrontato il problema a sua volta, è giunto alle stesse conclusioni, tramite ragionamenti e ricerche che non sta a noi svelare.

"I documenti che ho studiato mi spingono a pensare che si tratti del tesoro nascosto dai Templari nel 1292. La mia ipotesi è che i Templari abbiano intuito il pericolo con largo anticipo, circa quindici anni, ed abbiano voluto, se non neutralizzare il progetto di Filippo il Bello, almeno frustrare la sua cupidigia di ricchezza e salvaguardare i segreti dell'ordine." Fontan si spinge anche più lontano, affermando, pur senza l'ausilio di prove, che non solo la decifrazione dei documenti di Rennes-le-Château, ma anche la lettura di simboli iscritti sul frontone di una Chiesa in un dipartimento vicino l'abbiamo portato alla medesima conclusione. E che, per di più, confermano la posizione del tesoro.

Eccoci allora in presenza dell'oro del Tempio, cui già Gérard de Sède aveva dato credito in una controversa opera dedicata all'oro di Rennes.

Riassumiamo in punti questa ricca, come meglio non si potrebbe definire, leggenda. Dell'oro di Rennes sono state suggerite varie origini.

1) Visigota: il tesoro di Alarico il Vecchio, costituito dal bottino del sacco di Roma e dalle spoglie del Tempio di Gerusalemme, la cui esistenza ha fondamenta storiche.

2) Reale: il tesoro di Luigi IX, San Luigi, depositato da Bianca di Castiglia, in fuga da Parigi durante la rivolta dei pastorelli.

3) Catara: il tesoro di Montségur, la cui esistenza è testimoniata nei documenti dell'Inquisizione, e che sarebbe stato portato via alla vigilia della resa della fortezza.

4) Templare: l'ordine aveva una commanderie sul Bezu, non lontano da Rennes, e i membri di questa commanderie non furono arrestati. Questi Templari provenivano dal Roussillon, e molti studiosi ritengono che avessero con loro, al momento di abbandonare la loro residenza catalana, il tesoro del Regno di Maiorca, base ammiraglia della flotta templare.

Ognuno è libero di pensare come meglio crede, ma, qualunque sia stata la sua origine, visigota, reale, catara o templare, l'esistenza del Tesoro di Rennes ebbe, nel corso dei secoli, una connotazione costante di "realtà" che gli atteggiamenti fastosi del reverendo Saunière non mancarono di accrescere.

Ed è per questo che, nonostante la riservatezza del caso, la scoperta di Fontan sta riscuotendo un acceso interesse. Secondo l'ingegnere di Strasburgo, il tesoro di cui recentemente ci ha mostrato il sito, non è quello scoperto dal reverendo Saunière.

Il parroco di Rennes-le-Château conosceva il luogo del tesoro, benché - secondo Fontan - non sembra avesse avuto la possibilità di accedervi.

Traduzione di Enrico Crippa

Henry Rozes, La Dépêche du Midi, 15.10.1971.

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