Documenti

Un ingegnere di Strasburgo ha scoperto il tesoro?

C'è una sorta di difesa occulta che emana da ogni tesoro e che è inebriante vincere. Una magia di cui si accetta la presenza, una deliziosa complicità che trasfonde nelle nostre vene un po' del sangue bollente dei pirati che partivano all'assalto delle navi cariche d'oro e delle mura dei castelli feudali. E nessuno potrebbe esserne immune.

Robert Charroux sa di cosa parla. Presidente del serissimo Club internazionale dei cercatori di tesori, ha innalzato la ricerca di gruzzoli nascosti a livello di istituzione: quindicimila giacimenti inventariati, più di quattromila fotografie, piante, stampe o disegni, sistemi di scavo moderni ed efficaci e collaboratori efficienti e determinati.

Nell'era atomica non poteva essere altrimenti.

Però, malgrado l'uso costoso di un'apparecchiatura scientifica, la precisione quasi clinica delle cifre e dei dati di investigazione, la "maledizione" sussiste. Le torce fumose dei tempi andati rischiarano ancora l'anima dei cercatori di tesori.

Questo oscuro senso di mistero che si prova davanti ad ogni messaggio incomprensibile, quel sentimento di disagio diffuso che si avverte quando un'asserzione incrina le nostre convinzioni senza abbatterle, noi l'abbiamo sentito di recente, durante la visita ad un cercatore.

Un uomo tarchiato, come ogni Bearnese che rispetti le sue origini. Sembra un cacciatore di camosci nel modo che ha di scrutare con lo sguardo il paesaggio o le persone che lo circondano. Passo tranquillo, la parlata sicura. Il signor Léon Fontan, da dieci anni, ha un ufficio da ingegnere delle industrie elettriche a Strasburgo. Prima, quest'uomo che, con raro merito, "si è fatto da solo", lavorava per conto di una compagnia di radiologia, come specialista di elettricità per uso medico.

Dinamico e intraprendente, il signor Fontan riserva alla caccia il poco tempo libero che gli lascia la buona amministrazione del suo ufficio. Si caccia molto, in Alsazia, e il signor Fontan non si priva di questa passione. O almeno, non se ne privava… Perché, da un anno, quest'uomo intelligente, ponderato, che nulla ha dello sprovveduto, si è scoperto una passione divorante, un "secondo violino d'Ingres", come dice molto bene lui stesso: il mondo dei sogni.

E' nella occasione di una visita a dei parenti nell'Aude che questa seconda passione è nata in lui, e l'ha divorato come la fiamma ardente di una pira.

Già da molto tempo il signor Fontan era a conoscenza della leggenda che circonda il misterioso sito di Rennes-le-Château, la vita insolita di Bérenger Sauniere, l'abate crapulone del luogo, la fantastica storia del tesoro.

Da turista che si interessa più alla leggenda che alla realtà, fece una breve visita in quei luoghi. E quest'uomo di sangue freddo decise a sua volta (poiché furono e sono ancora numerosi quelli che l'Oro di Rennes appassiona) di lanciarsi alla "ricerca del Graal".

Mesi di studio dei testi - conosciuti, affrettiamoci a dirlo - gli furono necessari. Percorse anche le biblioteche e i venditori di libri usati, in particolare a Parigi. A febbraio, l'evidenza di quanto ottenuto dai suoi studi lo spinse a raggiungere il luogo, per verificare le proprie deduzioni.

A Carnevale era sul posto: una cartina della Francia 1:50000, un binocolo e una macchina fotografica costituivano tutto il suo bagaglio. Sul campo, all'inizio perplesso e incredulo, cercò di rilevare indizi che potessero confermare le sue ipotesi. E li trovò! Sorpreso, decise allora di studiare la sua scoperta osservandola da un altro punto di vista, fino a concludere che le prove incontrate sul campo non indicavano per forza la posizione del tesoro, ma facevano piuttosto parte di un insieme la cui comprensione gli avrebbe consentito di ritrovarlo.

Le sue conclusioni invalidarono questa ipotesi; a Pasqua, dunque, tornò nuovamente a Limoux.

Da questa data, il signor Fontan ha sovente percorso (sette volte, contava a metà settembre) la tratta Strasburgo - Rennes: solo o con dei compagni di viaggio ignari delle sue ricerche, il più delle volte di notte. Camminò, misurò, scavò, sondò… E, il 20 luglio 1971, alle 17.00, nello studio del Signor Andrè Gastou, messo di giustizia a Limoux, nella maniera più ufficiale possibile, depositò la scoperta da lui fatta.

Otto giorni più tardi, in presenza dell'ufficiale ministeriale, informò in maniera confidenziale il sindaco della sua scoperta.

Questo allo scopo di preservare i suoi diritti di artefice della scoperta, fino a che abbia ottenuto le autorizzazioni e i mezzi necessari agli scavi che conta di intraprendere.

Perché, sognatore, forse, ma realista, il signor Fontan vuole andare fino in fondo: poiché è intimamente convinto della fondatezza delle sue deduzioni, vuole puntellarle di verità.

Il tesoro è dunque là, dove lo indica su una carta, dove lo mostra sul terreno, come la foto scattata sui luoghi stessi della sua scoperta. Il tesoro non è a Rennes-le-Château.

E non si tratta nemmeno dell'oro del Tempio!

Traduzione di Enrico Crippa

Henry Rozes, La Dépêche du Midi, 14.10.1971.

© 2009-2018 Tutti i diritti riservati • Testi Antoine Captier, Christian Doumergue, Mariano Tomatis

Collaboratori Patrick Mensior , Octonovo , Morgan Roussel , Marcus Williamson.