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Rennes-le-Château ospita un uomo fossile

A Rennes-le-Château o, piuttosto, nel castello di Rennes alberga uno dei tesori più ammalianti, una delle scoperte così formidabili da permettere di fare un gigantesco tuffo nel passato: un uomo fossilizzato!

Appassionato di paleontologia, Henri Fatin ha trasformato una delle sale più vaste del castello in un museo a tutti gl’effetti. Dei frammenti di pietra e delle schegge rocciose vi si trovano diligentemente descritti ed esposti. I profani - quali noi siamo - non vi scorgono che un volgare ammasso di calcina: ma, in grazia delle luminose delucidazioni del signor Henri Fatin, questi calcinacci palesano il segreto che racchiudono e i nostri occhi sono in grado di discernere la sembianza del pesce, della testa d’un rettile. Sempre più entusiasta, avvalendosi d’efficaci accenti, il giovane paleontologo ci suggerisce la forma d’un cranio di mammut, d’un resto di coccodrillo… E la nostra camminata attraverso questi mostri pietrificati procede verso un armadio. Allora il signor Fatin si dà un contegno, e spalanca le due ante. Ecco, l’uomo fossile è lì.

A prima vista, non si tratta che di meri blocchi di roccia distribuiti su alcuni scaffali. Ma i nostri occhi cominciano ad avvezzarsi, a ricercare le forme umane. E così distinguiamo un mento, un naso, una fronte, la cavità degl’occhi e finanche il principio della colonna vertebrale. Dopodichè, è il bacino che s’indovina in un nuovo blocco, e in un altro la clavicola. Pur tuttavia, noi restiamo scettici. La natura è munifica di strane fantasie: e se essa non si sia dilettata a scolpire un’apparenza umana in questi resti pietrosi? “No, nient’affatto!”, protesta Henri Fatin, “non è il caso che ha scolpito questa roccia; noi siamo in presenza d’un uomo propriamente fossilizzato. Guardate qui…”. Ci mostra dei disegni tesi a rappresentare il suo rinvenimento; li compara con dei resti umani, si prodiga in calcoli circa le proporzioni: vuole essere convincente. È convincente.

E, riposto che ha il suo inestimabile tesoro nell’armadio, noi lasciamo il reperto inspiegabilmente conturbati. Se questi frammenti fossero veramente quelli d’un uomo fossilizzato, uno dei nostri avi remoti, vissuti milioni d’anni fa, un testimone di un’epoca che il nostro povero cervello fatica a raffigurarsi… se ciò fosse vero, dicevamo, non sarebbe formidabile? Il signor Fatin non avrebbe effettuato una meravigliosa scoperta?

Traduzione di Alessandro Lorenzoni

R. Chirent, La Dépèche du Midi, 16.3.1966.

© 2009-2018 Tutti i diritti riservati • Testi Antoine Captier, Christian Doumergue, Mariano Tomatis

Collaboratori Patrick Mensior , Octonovo , Morgan Roussel , Marcus Williamson.