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Il Circolo di Ulisse

En 1972, lors de mes vacances dans le Languedoc, le hasard m’a fait assister à une conférence d’archéologie. Ma stupéfaction fut grande d’entendre la déclaration du conservateur de la bibliothèque de Carcassonne, Mr. René DESCADEILLAS: "...nous considérons Gérard de SEDE comme un conteur débridé, doublé d’un funiste, son ignorance est proverbiale pour tout le monde, et nous n’avons que faire de ce genre de métèques du nord pour nous donner des leçons...". Quelques temps après le 16 Octobre 1972 au poste de Radio-Genève, un autre son de cloche attire mon attention, c’est un certain Mathieu PAOLI qui affirme: "Sur son livre Rennes et ses derniers Seigneurs, René DESCADEILLAS touche seulement 35% des droits d’auteur, les autres 65% reviennent au même personnage qui a propulsé Gérard de SEDE pour son ouvrage "L’or de Rennes", lui aussi touche les... 35% pour prêter son nom!

A son tour Gérard de SEDE écrit dans Le vrai dossier de l’Enigme de Rennes, "...les cris de M. DESCADEILLAS ressemblent à ceux du voleur qui crie au voleur! Car c’est ce monsieur qui, lorsqu’il le juge utile, travestit sans vergogne la vérité: il truque les dates, déforme les textes, affirme sans preuve, fait silence sur les faits qui le gênent et va jusqu’a nier à présent ce qu’il affirmait hier encore..."

Si l’on compare le nouvel ouvrage de René DESCADEILLAS Mythologie du trésor de Rennes avec son livre Rennes et ses derniers Seigneurs, le style est diférent, le TEXTE N’EST PAS DU MEME AUTEUR. Remarque identique entre L’Or de Rennes et la Race fabuleuse de prétendu auteur Gérard de SEDE. Aucun doute, ces gens sont manipulés, toute une documentation a été mise entre leurs mains. L’affaire de RENNES-LE-CHATEAU semble une énorme mystification politico-religieuse et il n’est aisé de savoir dissocier entre l’historique et le canular.

I

Rennes-le-Château , paesello dell’Aude appollaiato su un picco roccioso, deve la sua celebrità ad un tesoro scoperto alla fine del secolo scorso dal reverendo (1) Bérenger Saunière. Nominato parroco del luogo il 1° giugno 1885, questo prete è povero. La sua chiesa e il presbiterio sono in rovina. Ma la provvidenza è grande. Ecco che nel novembre 1885, egli riceve la visita di un inviato della contessa di Chambord, vedova del nipote di Carlo X (2), pretendente alla corona di Francia. Il delegato, designato col nome di "Monsieur de Chambord" non è altri che Giovanni d’Asburgo!

Il conte di Chambord, deceduto nel 1883, non lascia eredi, la vedova e i suoi alleati sono nemici del ramo degli Orléans, e sono loro a formare un movimento merovingio che esiste ancora ai nostri giorni, "Le Cercle du Lys" (3), rue de l’Amiral Mouchez a Parigi, animato da 350 fedeli...

Saunière riceve la somma di 3.000 franchi per effettuare delle ricerche di documenti nella sua chiesa.

Tra il 1885 e il 1891, "Monsieur de Chambord" tornerà sei volte per seguire i risultati dell’operazione, versando ogni volta una somma, per un totale di 20.000 franchi. Inoltre, nel 1891, il curato ottiene dalla municipalità 1.400 franchi per continuare le riparazioni della chiesa. Durante i lavori di ristrutturazione, i due operai Pibouleu e Babou scoprono, sollevando una lapide davanti all’altare, un astuccio di legno contenente tre pergamene. Il giorno stesso il curato ferma i lavori, poi inizia personalmente delle ricerche e trova….

Trova una pentola piena di monete d’oro di diverse epoche con gioielli del XVI e XVII secolo. Gran parte dei gioielli sono venduti a un orafo di Perpignan che incontra il curato nel palazzo di Eugène Castel, quai Sadi-Carnot. Le monete d’oro finiscono all’estero, alcune nelle mani di un numismatico, Léo Schidlof, altre consegnate nel 1908 a un giovane seminarista, Joseph Courtauly.

Le tre pergamene sono composte da:

a) una genealogia dei conti di Rhédae dall’origine, atto del 1243, che porta il sigillo di Bianca di Castiglia (da qui la confusione di alcuni nel credere al tesoro di questa regina),

b) un atto del 1608 di François-Pierre d’Hautpoul, che fornisce un complemento della genealogia a partire dal 1240 con un commento in cattivo latino,

c) un testamento di Henri d’Hautpoul del 24 aprile 1695, con sigillo e firma del testatore, con in basso a destra le lettere P.S. in gotico, ed una invocazione latina a cinque santi: Antonio da Padova, Antonio d’Egitto, Sulpicio di Bourges, Rocco di Montpellier e Maria-Maddalena. Quest’ultimo documento, risalente a due mesi prima del decesso del testatore, avvenuto all’età di 42 anni, resta un mistero!

Questi atti redatti dal notaio Espezel, a Limoux, di cui portano il sigillo spezzato, vengono aperti nel Castello di Rennes nel 1743, cioè 48 anni dopo, dal notaio Ribes. Nascosti durante la Rivoluzione dal canonico Antoine Bigou, nel luogo dove nel 1891 sono rinvenuti dai due operai.

Sono questi documenti a rivelare al reverendo Saunière il nascondiglio della pentola del tesoro, come ipotizza Mathieu Paoli? Sicuramente no. Come indica Elisabeth d’Hautpoul (4): "Bisogna decifrare i documenti". Cioè far tradurre questi testi latini da esperti in paleografia. Lavoro di cui Saunière non è capace. Ammettiamo piuttosto che il curato si persuade, alla vista delle pergamene, dell’esistenza di un tesoro e che la fortuna lo assiste...

Nel 1892, si reca da Monsignor Billard, vescovo di Carcassonne, col pretesto di negoziare le pergamene. Da quest’ultimo riceve 200 franchi, oltre ad una lettera per il reverendo Bueil, all’epoca direttore del seminario di Saint-Sulpice a Parigi.

Il passaggio di Saunière nella capitale è attestato nel marzo 1892 dalla sua firma su un registro in qualità di prete ospite celebrante la messa, da quest’atto sappiamo che abita da Monsieur Ane, una sorella del quale è suora mentre un’altra è sposata con Monsieur Letouzey, l’editore della "Vita dei Santi".

Da Letouzey, Saunière incontra il novizio Émile Hoffet, di passaggio assieme ad uno studente in paleografia di Saint-Gerlach. Il curato è ricevuto da Claude Debussy, dove conosce Charles Plantard, col quale manterrà una fitta corrispondenza. Da Debussy incontra anche Emma Calvé, quest’ultima gli renderà visita a Rennes nell’agosto del 1892, in occasione di un viaggio in Spagna.

Alla luce di ciò, è chiaro che l’abate Saunière non pensa affatto di separarsi dalle pergamente ma che il suo unico desiderio è una traduzione...

Alla morte di Bérenger Saunière, il 22 gennaio 1917, sua nipote, Madame James, che abita a Montazels, esprime il suo rancore, come eredità non ha ricevuto altro che "...queste vecchie scartoffie che nessuno può leggere, e un libro della collezione "Le Magasin pittoresque" (5), tutto qui...". Nell’ottobre del 1955, la donna, per 250.000 vecchi franchi, vende le pergamene a due inglesi: il capitano Ronald Stansmore e sir Thomas della "Ligue Internationale de la Librairie Ancienne". Mathieu Paoli intervista alcuni esponenti di questa lega a Radio Ginevra il 16 ottobre 1972: "Questa lega, molto antica, gode di una solida reputazione. La sede è a Londra ed ha filiali in tutte le grandi città del mondo. Dispone di esperti eccellenti. Di conseguenza, quando questa rivela il contenuto delle pergamene scoperte da Bérenger Saunière, è difficile pensare ad uno scherzo...", dichiara Paoli.

Ancora un fatto curioso in questa faccenda. Nell’agosto del 1938, il nipote di Charles Plantard trascorre una settimana in casa di Marie Dénarnaud, la vecchia perpetua del reverendo Saunière. Lei gli consegna "tutta la corrispondenza [di Saunière] col suo avo; e molti altri archivi", riferisce Noël Corbu, l’erede di Marie, in un’intervista a Marina Grey dell’ORTF nel maggio del 1961 per la trasmissione "la Roue Tourne" (6). Ciò non impedisce allo stesso Noël Corbu di ricevere a casa sua quello stesso nipote nel settembre del 1966!

I presunti manoscritti presentati da Gérard de Sède sono dei falsi. L’originale è stato realizzato nel 1961 dal marchese Philippe de Cherisey e depositato nel maggio del 1962 presso il notaio Bocon-Gibot. Perciò Gérard de Sède ha avuto soltanto una fotocopia, riprodotta nel suo libro "L’Or de Rennes". Per di più, lo stesso marchese ha alimentato il suo scherzo pubblicando nel 1971 (con deposito legale alla Bibliothèque Nationale) un lavoro su Rennes, con la decodifica dell’originale. Quest’opera si intitola "Circuit".

II

Posteriore al quadro di Signorelli, l’opera di Giovanni Francesco Guercino fu realizzata a Roma tra il 1621 e il 1623, poi conservata alla galleria Corsini, mentre il quadro di Nicolas Poussin, prima versione, risale al 1630, rettificato dalla seconda versione del 1635 conservata al Louvre. (7)

Il motto di tutti questi quadri "ET IN ARCADIA EGO" è molto antico, visto che già nel 1210, Robert, abate di Mont Saint-Michel, lo cita come appartenente ai PLANT-ARD, discendenti dei conti di Rhédae.

La questione non è stabilire se Poussin sia passato in Linguadoca nel 1635, ma sapere se il quadro dei BERGERS D’ARCADIE (8), seconda versione, rappresenti o meno la tomba detta ["]di Arques["], così come era a quell’epoca. In realtà, la tomba non è ad Arques, ma è situata sul meridiano zero tra Peyrolles e Serres. Questa tomba citata in un testo del XVIII secolo dell’abate Delmas aveva sul lato nord una pietra verticale con incise le parole "ET IN ARCADIA EGO", trasportata nel 1789 nel cimitero di Rennes-le-Château. Quindi, è esatto dire che Poussin ha rappresentato questa pietra. Ed è altrettanto esatto che il reverendo Antoine Bigou si è occupato di una pietra.

Negli archivi del vescovado, esiste un documento redatto dal prete sul trasferimento di questa lastra, effettuato da Guillaume Tiffou, da Serres a Rennes-le-Château, nel novembre del 1789.

L’incisione riprodotta da Gérard de Sède nel suo libro, grazie a Chésa, è contraffatta (9). Dal 1789 al 1895, questa lastra si trova sulla sepoltura della marchesa di Blanchefort, nel cimitero di Rennes-le-Château, vicino al campanile. Fu questa ad essere cancellata dal curato Saunière nel gennaio del 1895, poi da lui sistemata sull’ossario che aveva fatto costruire da Elie Bot. Questa pietra trattata al reagente e fotografata all’infrarosso nel settembre del 1966, rivela il seguente testo:

Una prima protesta di Dominique Olivier d’Hautpoul fu indirizzata al municipio di Rennes nel febbraio del 1895 per la pietra asportata dalla tomba della sua antenata.

Nello stesso anno, Saunière fa scolpire una nuova lapide, il cui testo fu pubblicato nel 1906 nel tomo XVII, pag.105, del Bulletin de la Société d’Etudes Scientifiques de l’Aude. Questa pietra è asportata pochi mesi dopo essere stata posta sulla tomba della marchesa di Blanchefort, dopo la seconda protesta di Dominique Olivier d’Hautpoul riguardante l’epitaffio qui di seguito riprodotto:

Questa lapide non era stata cancellata e giaceva, spezzata nel mezzo, in un angolo del cimitero di Rennes. È stata presa da Ernest Cros, deposta a Ginoles, poi, nel 1939, trasferita a Carcassonne in una proprietà privata dove si trova tuttora. Tutto ciò il signor René Descadeillas lo sa benissimo, ne è una prova questo passaggio tratto dal suo libro Mythologie du trésor de Rennes: "Il prete era accusato di aver fatto sparire una lapide posta sulla tomba degli Hautpoul, o più esattamente di averne cancellato l’iscrizione. Con domande pazientemente poste a destra e a manca, Monsieur Cros aveva, così dice, ricostruito parzialmente l’iscrizione Reddis Regis..."

III

Tra i documenti storici della Linguadoca, citiamo i tre seguenti:

a) La charta del Vicus Electum del 813, sulla fondazione del monastero di Santa Maria di Alet ad opera di Bera IV, conte di Rhédae, e di sua moglie Romella.

b) La charta della Villa Arcias del 761, sulla fondazione del monastero di Arques (incendiato e rimpiazzato nel XIV secolo da un castello), ad opera di Guillaume o Guillemon, conte di Rhédae.

c) La charta della Villa Capitanarias, detta della Villa Trapas nel [del] 718, sulla fondazione del monastero di San Martino d’Albières ad opera di Sigeberto, conte di Rhédae, e di sua moglie Magdala.

Anche se è esatto che Sigeberto è citato come rampollo ardente, non sta scritto da nessuna parte che fosse il figlio del re Dagoberto II d’Austrasia. Anzi, egli è senza alcun dubbio il figlio di Bera II e nipote di Wamba, proclamato re dei Visigoti nel 672. I conti di Rhédae sono i discendenti dei re visigoti ; tuttavia, poiché ogni leggenda ha un fondo di verità, sembra che la moglie di Sigeberto, questa Magdala che dà il nome alla chiesa di Rennes, sia una delle tre figlie di Bridjet, cioè della figlia maggiore nata dal primo matrimonio di Dagoberto II all’epoca in esilio. La discendenza sarebbe quindi:

In realtà, è una storia proprio strana quella di questo monastero situato sopra delle miniere d’oro, tra Auriac e Albières, a 20 kilometri da Rennes-le-Château, dedicato al leggendario San Martino che strappò il suo mantello! Con una carta che sparisce e riappare al momento opportuno. Introvabile nel 760, fu presentata dall’arcivescovo Sigebod nel 850 al papa Giovanni VIII, poi al re Luigi-il-balbuziente. (10)

Nell’870, la cercano invano. Riapparsa nell’884, l’arcivescovo Sigebod ne ottiene un beneficio per la chiesa di Narbonne. Persa ancora... e ritrovata nell’898 dall’arcivescovo Arnuste. Quest’ultimo ottiene allora da Carlo-il-Semplice la conferma dei suoi diritti oltre a quelli dell’abbazia di Cubières. Ai giorni nostri, non sappiamo se si trovi nel vescovado di Narbonne, di Perpignan o di Carcassonne.

La verità è forse quella espressa da un poeta della Linguadoca, Maurice Magre, che scrive: "Un tempo gli Arcadi, semplici pastori che avevano seguito con le loro greggi gli eserciti greci in Gallia, si stabilirono nei Pirenei, lì si radicarono, da qui la tradizione d’Oc, che vuole che il padre del conte Bera, il duca Wamba, proclamato re dei Visigoti del Razès, sia di origini arcadiche."

IV

"Quella sera, in una stanzetta, attorno ad un tavolo illuminato da una sola lampada. Gran parte del resto della stanza rimaneva immersa nella penombra" (11). Ecco l’antro dei demistificatori di Rennes-le-Château. È in un luogo così che tengono consiglio i principi della beffa. Cinque uomini, uniti come le dita della mano del diavolo: René Lasdeilcadès (12), Jean Randsar, Jacques Cheri, Maurice Gueno et Georges Tecot.

Ben inteso, il lettore sa bene che tutti questi loschi individui sono puramente immaginari, che i nomi delle persone o degli avvenimenti citati in questo capitolo non hanno alcun rapporto con persone o fatti esistenti o esistiti. La stupidità dei loro discorsi captati da un microfono invisibile, piazzato là dagli idraulici [?] del Canard Enchaîné (13) rivelano bene il loro stato d’animo; al punto che nessuno pretenderebbe di avere la minima somiglianza con essi.

Il loro argomento principale di conversazione: un libro pubblicato nel 1956 da Henri Lobineau, che dà una discendenza a re Dagoberto II...

- Siete riusciti a stabilire l’identità di questo autore misterioso? chiede René Lasdeilcadès.

- Il suo vero nome è Henri de Lenoncourt, risponde Jean Randsar. È un vecchio erudito, malgrado il suo aspetto insignificante, che oggi ha 83 anni. Abita con la figlia. Ma all’epoca del libro, abitava a Parigi in rue Lobineau. Riforniva Léo S. Schidlof (14) di monete, medaglie e miniature di vario genere.

- Personaggio segreto e inafferrabile, aggiunge Jacques Cheri. Ha percorso tutta la regione di Rennes tra il 1956 e il 1964 con un registratore (15) in mano. Un mitomane che chiedeva informazioni ai proprietari di terreni oggi incolti, ma dove un tempo si scoprivano medaglie antiche.

- Io so, riprende René Lasdeilcadès, che si è recato a Villarzel-du-Razès per fare visita allo sfortunato don Courtauly, un minorato mentale, al quale ha sottratto alcune monete d’oro ad un prezzo ridicolo. So anche che la sede dell’organizzazione si trovava a Parigi da Herbert Régis, avenue Foch, e che la merce viaggiava attraverso l’Europa grazie ad un certo Fakhar Ul Islam. E pensare che mi hanno dato i documenti su Rennes soltanto nel 1957! Se l’avessi saputo prima…

- Certo, lei ha perso un anno su Lobineau, commenta ridendo Maurice Gueno, ma ha nove anni di anticipo su Gérard de Sède che li ha avuti soltanto nel 1966.

- Sì, ma lei dimentica, dice Georges Tecot, che esiste un secondo libro intitolato "Dossiers secrets d’Henri Lobineau" pubblicato nel marzo del 1967.

- In realtà, replica Jean Randsar, l’autore è un certo Philippe Toscan du Plantier, residente a Parigi, al 17 di Quai de Montebello. Era un ragazzone bruno di 29 anni all’epoca, professore di filosofia che declamava ai suoi compagni le meraviglie del futuro regime merovingio. Il tutto finiva in boulevard Saint-Germain nell’allegria, e che allegria!

- Ahimé, aggiunge Jacques Cheri, la fine è più triste, perché la verità è che il professorino si drogava con l’LSD e l’eroina. Ma la buon costume pose fine alle sue divagazioni qualche tempo dopo la diffusione del suo libro.

- La verità, conclude Lasdeilcadès, è che questo Henri Lobineau de Lenoncourt, come quel Philippe Toscan du Plantier, non furono altro che dei plagiari. La totalità delle genealogie vennero pubblicate nel marzo del 1939 dal reverendo Pierre Plantard, vicario della basilica di Sainte-Clotilde a Parigi. La prova è semplice: "il nome del discendente attuale non figura in nessuna delle tre opere". Il motivo: il reverendo Pierre Plantard litiga nel 1939 col figlio di Pierre V, deceduto il 30 agosto 1922. Questo discendente viene di fatto escluso dalla genealogia e… tutti i plagiari successivi ripetono lo stesso errore! Compresi Gérard de Sède e Mathieu Paoli. La sola tavola che non esiste nell’opera del reverendo Pierre Plantard, è quella di Lenoncourt, presente nella pubblicazione Lobineau. La mia opinione resta la stessa: Dagoberto II non aveva figli maschi. I conti di Rhédae non possono perciò essere i discendenti dei merovingi.

V

Nell’ottobre del 1973, un giovane giornalista, Jean-Luc Chaumeil, pubblicava in accordo con Claude Jacquemart un numero speciale di Charivari (16) sugli "Archivi del Priorato di Sion" e che si sia d’accordo o meno, questa iniziativa merita tutta la nostra considerazione.

L’Ordine di Sion fu fondato a Gerusalemme nel 1090 col nome di Priorato di Sion (P.S.) da Goffredo di Buglione. Nel marzo del 1117, Baldovino I è costretto a scendere a patti a San Leonardo d’Acri e prepara la costituzione dell’Ordine del Tempio sotto le direttive del Priorato di Sion. Nel 1118, Hugues de Payen fonda l’Ordine del Tempio. Dal 1118 al 1188, il Priorato di Sion e l’Ordine del Tempio hanno gli stessi Gran Maestri. Dal 1188 ai giorni nostri, il Priorato di Sion ha avuto 27 Gran Maestri. Gli ultimi sono stati:

Charles Nodier dal 1804 al 1844
Victor Hugo dal 1844 al 1885
Claude Debussy dal 1885 al 1918
Jean Cocteau dal 1918 al 1963
e dal 1963, fino a nuovo ordine, l’abate Ducaud-Bourget.

Cosa prepara il Priorato di Sion? Lo ignoro, ma esso rappresenta una potenza capace di fronteggiare il Vaticano nei giorni a venire. Monsignor Lefebvre è un membro molto attivo e temibile, capace di dire : "Tu mi fai papa, io ti faccio re". Jean Dutour, nella sua cronaca su France-Soir del 19 e 20 giugno 1977, l’ha capito bene: "Bisogna confessare che un re fa molto comodo. La sua prima qualità è di essere un uomo qualunque. È capo di Stato per nascita e non per merito. Così non offende nessuno… È molto più simbolico di un politico eletto da una metà del popolo contro l’altra metà."

Queste righe vengono dopo un articolo sull’abate Ducaud-Bourget. Chi oserebbe accusare Jean Dutour di essere monarchico! Tutti sanno che è perfettamente imparziale e indipendente. Allora? Come Jean-Luc Chaumeil, bisogna ammettere che da generazioni degli iniziati lavorano nell’ombra e preparano l’avvenire. Si vogliono rendere i discendenti dei conti di Rhédae dei Merovingi! Perché no…

Da un cerchio, da un giglio, nascerà un così gran Principe,
ben presto, e tardi venuto nella sua Provincia.

IV - Centurie XI - de Michel de Nostredame

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(1) In francese il termine "abbé" è usato come in italiano per designare chi sta a capo di un’abbazia, ma anche, per estensione, come sinonimo di prete. Corrisponde grosso modo all’italiano "reverendo" o "don".

(2) Charles X (1757-1836), fratello di Louis XVI e di Louis XVIII, regnò dal 1820 al 1834.

(3) "Il Circolo del Giglio". "Le Cercle d’Ulysse" e "Le Cercle du Lys" si pronunciano alla stessa maniera, da qui probabilmente la scelta del titolo che, citando Ulisse, allude forse ad un "ritorno in patria" dell’ultimo discendente dei Merovingi. Gérard de Sède in "Le trésor maudit de Rennes-le-Château" (edizione "J’ai lu" pag. 137) spiega che il "cromleck" è un cerchio di pietre con al centro una pietra eretta che, nella toponimia di Rennes, è denominata "lys". "Le cercle du Lys" è quindi un riferimento trasparente al cromleck di Rennes-les-Bains e al libro di Henri Boudet "La vraie langue celtique et le Cromleck de Rennes-le-Bains". Vedi anche l’ultima nota.

(4) Elisabeth, figlia minore di Marie d’Hautpoul, citata da Gérard de Sède in "Le trésor maudit de Rennes-le-Château", ed.cit., pag. 100.

(5) Periodico illustrato fondato nel 1833 da Édouard Charton. Fu il primo mensile della stampa francese ed era destinato ad un pubblico popolare. Fu pubblicato fino al 1937. Charton fondò anche una collezione editoriale, la "Bibliothèque du Magasin Pittoresque" ad un cui volume sembra si faccia riferimento nel testo di Delaude.

(6) "La Ruota gira".

(7) Questo periodo risulta molto ellittico: i quadri sono citati come se in precedenza se ne fosse già parlato. Il fatto che qui inizi un nuovo paragrafo corrobora l’ipotesi che questo testo sia un commento ad un altro testo.

(8) "Pastori d’Arcadia".

(9) Gérard de Sède in "Le trésor maudit de Rennes-le-Château " ringrazia Monsieur René Chésa per avergli fornito una copia della riproduzione che Stüblein aveva fatto della lapide (ed.cit. pagg. 27 e 179).

(10) Louis-le-Bêgue, ovvero Luigi II detto "il Balbuziente".

(11) Le virgolette fanno pensare ad una citazione, forse letteraria, non meglio identificata.

(12) Anagramma di "Descadeillas".

(13) Rivista satirica francese tuttora esistente.

(14) Un austro-ungarico, come Giovanni di Asburgo, alias M. de Chambord.

(15) Col termine "enregistreur" non si indica un registratore sonoro, che all’epoca probabilmente non esisteva ancora nella versione portatile e che, peraltro, è più comunemente chiamato "magnétophone". In senso più generico, "enregistreur" è uno strumento che registra dati o misurazioni; in questo contesto non è ben chiaro di cosa si tratti.

(16) Le Charivari n. 18, quarto trimestre 1978. Numero monografico intitolato "Les archives du prieuré de Sion".

Jean Delaude, Le Cercle d’Ulysse, 15.7.1977.

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