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Il manoscritto Corbu

La storia di Rennes le Chateau si perde nella notte dei tempi. Si può affermare senza dubbio che questo altopiano sia sempre stato abitato. Certi storici hanno scritto e fissato la fondazione di Rennes le Chateau da parte dei visigoti intorno al V secolo. Questo viene assolutamente smentito dalla quantità di tracce molto più antiche che si trovano sul terreno, siano esse preistoriche (paleolitiche o neolitiche), iberiche, galliche, romane, gallo-romane. La loro abbondanza e la loro diversità provano, senza contestazione possibile, che Rennes le Chateau era, ben prima i visigoti, una grande città.

Altri storici pensano che Rennes le Chateau fosse la capitale dei Sociati, un'agguerrita tribù gallica che tenne in scacco Cesare per molto tempo. Quest'ultimo, nei suoi scritti, trattando la caduta della loro capitale, parla dei luoghi circostanti il paese, e la sua descrizione corrisponde esattamente al panorama che si vede da Rennes le Chateau: il picco di Bugarach a Sud-Est, la cima del Cardou a Est, la terra di Becq e il pianoro dei Fanges a Sud, l'Aude ed i suoi meandri a Ovest e la sua valle in direzione di Alet e Carcassonne. Non manca nulla, e si può supporre ragionevolmente che Rennes le Chateau, prima di essere la potente capitale visigota, sia stata la capitale gallica, poi una grande città gallo-romana e certamente, prima di queste epoche, un rilevante insediamento preistorico.

Perché questa importanza di Rennes le Chateau durante tali periodi?

1° - Per la sua situazione geografica che domina e sovrasta tutte le valli: quella della Salle che comprende Rennes les Bains e Narbonne, quella dell'Aude verso Carcassonne e verso Sijean, quella che conduce a Puivert e Chalabre e quella che da Rennes le Chateau permetteva di andare in Spagna prima che fosse scavata la strada passante attraverso le Gole della Pierre Lisse. La rotta Rennes le Chateau - Spagna fu certamente una via romana, poiché si ritrovano ancora tronconi perfettamente lastricati, ed alla località "La Rode" fu rinvenuta una ruota in bronzo ed il timone di un carro romano, attualmente custoditi al museo di Tolosa.

2° - Per il numero di sorgenti che, su questo picco, forniscono acqua in abbondanza e che non si sono mai prosciugate.

3° - Per il suo clima temperato, molto meno freddo e libero da nebbia e brume in inverno, in estate molto meno caldo che a valle.

Questi tre punti fanno di Rennes le Chateau un luogo assolutamente privilegiato, una specie di oasi nella conca che essa domina.

Fin dal quinto secolo Rennes le Chateau, che allora si chiamava Rhaede, è una grande città. Capitale visigota del Razes, conta più di 30.000 abitanti. La sola Via dei Macellai ne comprendeva 18.000. La sua importanza è tale che i vescovi incaricati da Carlo Magno di evangelizzare la Settimania (avendo i visigoti abbracciato tempo prima il catarismo, l'eresia cristiana dell'arianesimo) non menzionano che due città importanti nel rapporto all'imperatore: Rhaede e Narbonne. La cittadella di Rhaede aveva una superficie almeno tre volte più estesa del villaggio attuale. Si censivano 7 sobborghi.

La città si distendeva verso Sud fino ad un altro picco, ove era costruita un'ulteriore roccaforte che si chiama "la Castella". Un'altra cintura di fortezze difendeva Rhaede, sono i castelli di Costaussa, di Blanchefort, di Arc, di Bezu, di Cadoronne e di Couiza.

La decadenza di Rennes-Rhaede iniziò con i conflitti albigesi. In parte distrutta, viene ricostruita per ordine di San Luigi. Filippo l'Ardito ampliò l'opera di suo padre, e si può dire che intorno al tredicesimo secolo, anche se la città non ha più l'importanza che aveva prima, almeno la cittadella è sempre in piedi ed anche potente. Ma un affare abbastanza confuso sulla vendita del territorio di Rhaede al Re di Castiglia fa si che gli Spagnoli, per recuperare il loro acquisto, invadano Settimania e distruggano una prima volta Rhaede. Ricostruita solo parzialmente, subisce una seconda devastazione nel 1370. Fu la fine. Rhaede non si risollevò mai più dalle sue macerie: poco a poco gli abitanti scesero verso le valli e Rhaede, ormai diventata Rennes le Chateau, non fu più che un piccolo villaggio, al posto dell'orgogliosa città di 30.000 abitanti.

Rennes le Chateau sarebbe caduta certamente nell'oblio totale se un prete originario di Montazels, vicino a Couiza, non fosse venuto a prendersene cura il 1° Giugno 1885. Durante 7 anni, l'abate Bérenger Saunière condusse la vita di ogni povero curato di campagna e negli archivi, sul suo libro di contabilità, si può leggere, alla data del 1° Febbraio 1892: "Devo a Léontine 0 Fr. 40"; "devo ad Alphonsine 1 Fr. 65". Le sue economie, che egli chiama "fondi segreti", ammontano in questo periodo a 80 Fr. 65.

Nello stesso mese di Febbraio 1892, essendo rovinato l'altare principale della chiesa, egli aveva chiesto un aiuto al Consiglio Comunale, che glielo aveva accordato per rimetterlo a posto. Gli operai che lo smontano trovano, in uno dei pilastri, dei rotoli di legno contenenti delle pergamene. L'abate, subito avvisato, se ne impossessò e qualcosa dovette attrarre la sua attenzione, perché fece fermare immediatamente i lavori. Si dice che il giorno successivo sarebbe partito in viaggio per Parigi, ma non ne abbiamo nessuna conferma.

Al suo ritorno fece riprendere i lavori, ma non solo quelli relativi all'altare, bensì in tutta la chiesa; poi iniziò col cimitero, ove lavorava spesso da solo. Demolisce anche la tomba della Contessa di Hautpoul-Blanchefort, cancellando inoltre le iscrizioni che erano su questa lapide. Il Consiglio Comunale si preoccupa della cosa e gli vieta di lavorare nel cimitero, ma ormai il danno era fatto perché questa tomba doveva recare un'indicazione. Fa costruire dei muri intorno al giardino davanti alla chiesa ed utilizza lo splendido pilastro di stile visigoto dell'altare (che guasta facendoci incidere "Missione 1891") per sostenere la statua di Notre Dame di Lourdes in un altro piccolo giardino. Fa restaurare interamente il presbiterio poi, nel 1897, ordina la costruzione della Villa, della Torre, della strada di ronda e del giardino d'inverno, costandogli il tutto un milione di Franchi del 1900, vale a dire 250 milioni della moneta oggi in corso. Arreda fastosamente sia la casa che la torre. Il suo tenore di vita è principesco. L'abate Saunière riceve chiunque venga a trovarlo e ogni giorno è una festa. Il consumo di rum, che fa venire direttamente dalla Giamaica e della Martinica, raggiunge i 70 litri per mese. Senza contare i liquori di ogni tipo, i vini pregiati, le oche ingrassate a biscotti affinché siano più gustose. È un vero gaudente.

Un anno riceve Monsignor Billard il quale, secondo le persone del paese, riparte… abbastanza contento. Mgr Billard rimane stupito della condotta di vita del suo prete ma non dice nulla. Però il suo successore, Mgr di Beausejour, chiede immediatamente un rendiconto all'abate Saunière e lo convoca a Carcassonne per spiegazioni. Ma questi, che non vuole parlare, col pretesto che è malato dice che non può fare il viaggio fino a Carcassonne. E a sostegno esibisce dei certificati del Dr. Rocher, Medico a Couiza; certificati falsi, poiché abbiamo una lettera del Dr. Rocher che dice in sostanza quanto segue: "Mio caro Amico, vi invio il certificato che mi chiedete: se non fosse sufficiente, ditemi ciò che desiderate e sarò lieto di soddisfarvi". L'abate Saunière non può andare a Carcassonne, ma tuttavia può andare all'estero: Spagna, Svizzera e Belgio. Viaggi assolutamente segreti e, come sostituto, lascia alla sua brava donna di fiducia, Marie Denarnaud, delle lettere già pronte, così concepite: "Cara Signora, o Signore, o Signorina, ho ricevuto la vostra lettera. Mi scuso di non potervi rispondere adeguatamente, ma debbo recarmi al capezzale di un collega malato. A presto. firmato Saunière". Marie Denarnaud apriva la corrispondenza e se qualche lettera necessitava di una risposta metteva una di queste brevi missive in una busta e la spediva. Per tutti, l'abate non aveva mai lasciato Rennes.

Tuttavia, al Vescovado le cose peggioravano. Nel 1911 Monsignor di Beausejour, esasperato per non riuscire ad ottenere nessuna spiegazione dal suo prete, lo incolpa di traffico di messe e lo sospende dal Rito. La condanna è in contumacia. Il traffico di messe non regge, perché costavano mezzo franco, vale a dire una quantità enorme di messe che sarebbero servite all'abate Saunière per coprire le sue spese. Ma era il solo mezzo che aveva Mgr di Beausejour per "incastrare" il suo prete.

L'abate Saunière non si piega alla sentenza e presenta subito ricorso al Vaticano. Chiama a propria difesa un avvocato ecclesiastico, il Canonico Huget, che a spese del curato parte per Roma. Il processo dura due anni e si conclude con un non luogo a procedere, non essendo provato il capo di accusa. Ma, informata dal vescovo delle magnificenze e del tenore di vita dell'abate, Roma a sua volta chiede delle spiegazioni che Saunière si rifiuta nuovamente di dare. Ed è con l'imputazione di disobbedienza ed oltraggio ai superiori che viene ancora interdetto, stavolta definitivamente, il giorno 11 Aprile 1915. Tuttavia, si faceva comprendere all'abate Saunière che se avesse fatto umile ammenda, si sarebbero prese in considerare delle attenuanti. Era tutto da vedere.

Ma l'abate, affetto da un ulcera, non vuole più sentir niente, né della Curia né della Chiesa. Interdetto, in contrasto col suo Vescovo, ha affittato il presbiterio per 99 anni. Celebra la Messa nella piccola cappella che si è fatto costruire e gran parte dei parrocchiani di Rennes le Chateau va ad ascoltarlo, mentre il prete regolare chiamato dal Vescovo è obbligato ad abitare a Couiza, distante quattro chilometri, e poiché nessuno lo vuole dice Messa in una chiesa quasi vuota.

Durante tutta la durata del suo processo con la Chiesa, l'abate Saunière non ha più costruito nulla. Ma, quando tutto è concluso, ricomincia con i progetti: pavimentazione della strada da Couiza a Rennes le Chateau a proprie spese, poiché ha l'intenzione di acquistare un'automobile; condutture d'acqua per tutti gli abitanti; costruzione di una cappella nel cimitero; costruzione di un bastione di cinta intorno a Rennes; costruzione di una torre alta cinquanta metri (per vedere chi arriva) con una scala circolare all'interno ed una biblioteca che segue l'andamento della scala; la rialzata di un piano della torre attuale così come nel giardino di inverno. I preventivi di tali diversi lavori assommano a circa 8 milioni di Fr./Oro, più di 2 miliardi dei nostri franchi attuali. Ed il 5 Gennaio 1917, in piena guerra, accetta i preventivi e firma l'ordine di tutte queste opere.

Ma il 22 Gennaio, ossia 17 giorni dopo, prende freddo sul terrazzo ed è colpito da un attacco cardiaco che, complicato da una cirrosi epatica, non lo perdona.

In breve, muore il giorno stesso. Messo su una poltrona del salone, resta esposto tutto la giornata, coperto da un mantello trapunto di nappe rosse. In segno di devozione, tutti quelli che si avvicinavano staccavano un fiocco e se lo portavano via. Fu inumato nel sepolcro che egli stesso si stava costruendo nel cimitero.

Il famiglia Saunière si mosse allora per ottenere l'eredità ma… sorpresa… l'abate Saunière aveva acquistato tutto a nome della sua brava Marie Denarnaud, che era e rimaneva la legittima proprietaria, così che gli eredi presunti se ne andarono tutti avviliti.

Marie Denarnaud, molto civettuola, alla morte del curato diventò un esempio di austerità. Si ritirò nel presbiterio, visse sempre da sola e non si mosse più. Non scese più neanche una sola volta a Couiza. Durante gli anni, si rifiutò di vendere le sue proprietà, ma con l'avanzare dell'età, non riusciva più né a sorvegliare, né fare manutenzione, e poco a poco furono la distruzione ed il saccheggio. Libri rari, francobolli, opere d'arte: fu tutto rubato. Finalmente, nel 1947, si decise e vendette i suoi beni ai coniugi Corbu, che trasformarono la vecchia residenza del curato nell'hotel "La Torre"

In quanto all'origine del Tesoro, che il curato ha certamente trovato e di cui gran parte deve ancora rimanere, gli archivi di Carcassonne ce ne danno la spiegazione: Bianca di Castiglia, madre di San Luigi, reggente del regno di Francia durante le crociate condotte da suo figlio, giudicò Parigi poco sicura per custodire il tesoro reale, perché i baroni e cortigiani meschini si stavano ribellando al potere reale. Fu la famosa "Rivolta dei Pastorelli". Fece dunque trasportare il tesoro da Parigi a Rennes, che già le apparteneva, poi iniziò a sedare la rivolta: vi riuscì ma morì poco dopo. San Luigi ritornò dalla crociata, poi ripartì di nuovo e morì a Tunisi. Suo figlio, Filippo l'Ardito, doveva conoscere la dislocazione del tesoro, perché si interessò molto a Rhaede e fece fare numerosi lavori di difesa. Per questo si ritrovano ancora alla base di certe torri dei contrafforti che sono caratteristici della sua epoca. Ma dopo lui c'è il vuoto, e Filippo il Bello è obbligato a coniare moneta falsa, perché il tesoro di Francia è sparito. Dobbiamo supporre che questi non conoscesse il nascondiglio.

Il tesoro fu trovato due volte: nel 1645 un pastore chiamato Ignazio Paris, mentre sorvegliava il suo gregge, cade in un buco e riporta nella sua capanna un basco colmo di monete d'oro. Racconta che ha visto una sala piena di pezzi d'oro e impazzisce per difendere le monete che ha preso; il castellano e le sue guardie cercheranno invano il luogo dove è caduto il pastore. Poi ci fu l'abate Saunière e le pergamene.

Sempre secondo gli archivi che forniscono una descrizione del tesoro, questo sarebbe composta da un numero di 18 milioni e mezzo di pezzi d'oro, per un peso di circa 180 tonnellate, oltre a numerosi gioielli ed oggetti religiosi. Il suo valore intrinseco, secondo questo elenco, supera i 50 miliardi. Se invece si considera il suo valore storico, valendo una moneta d'oro di questa epoca 472.000 franchi, si arriva circa a 4000 miliardi.

Così, in questo modesto villaggio dal magnifico panorama e dal passato prestigioso, dorme uno dei più favolosi tesori del mondo.

Traduzione di Domenico Migliaccio

Noël Corbu

© 2009-2018 Tutti i diritti riservati • Testi Antoine Captier, Christian Doumergue, Mariano Tomatis

Collaboratori Patrick Mensior , Octonovo , Morgan Roussel , Marcus Williamson.