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Il rapporto Cholet

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All'epoca della Gallia, in questo luogo c'era un tempio dedicato al Dio Ares ed è da questo nome che deriva quello di Rennes-le-Château; la prima alterazione è dovuta ai visigoti: Radaès, e successivamente: Reda, Rédé, Rédéa, Rèda-Castel ed infine Rennes-le-Château.

I celti adoravano il Dio Arès avvicinandosi a lui il più possibile, vale a dire mettendosi su una montagna, ma anche proteggendosi: una caverna vicino ad una cima era, per essi, il luogo di culto ideale. Ora, nella zona di Rennes-le-Château, c'era una grotta molto vicino alla cima. Questo culto durò fino all'evangelizzazione della contrada e, seguendo l'uso dell'epoca, i preti o monaci predicatori fecero costruire le chiese sull'area degli antichi altari. Il vecchio tempio si trova dunque coperto dalla chiesa di Sainte Marie Madeleine che non sembra avere cambiato posto durante i secoli, sebbene sia stata distrutta parecchie volte. È durante l'occupazione visigota che questa costruzione ebbe luogo.

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Quando i saraceni, venendo dalla Spagna, invasero la regione, le piazzeforti edificate dai visigoti caddero nelle loro mani; la sede di Radaès resisté parecchio tempo perché era la capitale della regione, ben armata; i superstiti, dopo avere murato nel vecchio tempio ciò che non potevano portarsi dietro, scapparono lungo un sotterraneo che si dirige verso il castello attuale e, di là, verso il luogo detto Blanchefort. Un incrocio di questo sotterraneo scendeva verso il Sals, di fronte a Coustaussa: il fiume si attraversava a guado (guado che ancora esiste). L'uscita di questo ramo del tunnel è stata ostruita da uno smottamento di terreno; lo sbocco verso Coustaussa invece è sempre visibile sul lato sinistro della strada che si dirige verso Arques.

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Avendo Carlomagno cacciato i saraceni, una nuova popolazione vi si installò; di questa epoca non si sa granché. Bisogna arrivare alla crociata contro gli Albigesi per rivedere il nome di Rédé nella storia. Si dice che Rédé sia caduta dopo Montségur e che una parte dei beni dei Catari siano anch'essi stati murati nel tempio prima della resa, ma niente di preciso.

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La grande epoca, almeno per tutto ciò che c'interessa, è quella relativa al dominio in questa regione da parte dei Conti di Voisin. Dopo la caduta dei Catari e dei loro alleati (alcuni signori cristiani che avevano seguito i grandi capi catari, non per convinzione religiosa, ma per l'ubbidienza che un vassallo deve al suo padrone; tale doveva essere il caso del Conte di Aniort e dei suoi fratelli. Tornata la calma, ci fu un grande processo a Carcassonne ed essi difesero la loro causa in questo senso: ottennero così il non luogo a procedere e furono riabilitati e ristabiliti nei loro beni, purché avessero cambiato nome: da quel momento a tutt'oggi la famiglia porta il nome di De Niort, piccolo villaggio vicino alla piana del Sault) i superstiti dei combattimenti si divisero la regione.

La Contea del Razes toccò al cavaliere de Voisin, piccolo nobile senza appannaggio, figlio del conte de Voisin (il Bretonneux, vicino a Parigi) vassallo di Simon de Montfort, che aveva seguito nelle sue avventure e che ebbe la fortuna di sopravvivere ai combattimenti. Prese il titolo di Conte Pierre I de Voisin, Signore del Razes e in seguito fu nominato Siniscalco; suo figlio maggiore gli succedette sotto il nome di Pierre II; il figlio cadetto Paul-Guillaume fu invece sospettato di brigantaggio. Per ritrovare un conte de Voisin nella storia, bisogna risalire alla guerra di Cento anni (1365). Le Compagnie di Ventura devastavano la contrada; il Signore dell'epoca, Alarico I de Voisin, decise di sterminarle; riunisce i suoi cavalieri ed i suoi vassalli e marcia verso i razziatori; la battaglia ebbe luogo nei dintorni di a Saint Paul di Fenouillet. Dopo un duro scontro le Compagnie ebbero la meglio, e ciò che restava delle truppe di Alarico dovette ripiegare su Réda-Castel, inseguito dai predoni, che assediarono la città, ben presto presa e distrutta. Resisteva solo il castello, sebbene una palla di cannone fosse penetrata in una torre dei bastioni, la torre Marsala che era la santabarbara: una formidabile esplosione scosse tutto, ma il Maschio non ne soffrì troppo. La difesa continuò fino al giorno in cui gli assedianti, avendo rasa al suolo la chiesa St. Pierre, trovarono l'entrata di un sotterraneo e vi si lanciarono dentro nella speranza di prendere il castello dall'interno, ma non vi arrivarono mai. In un angolo del sotterraneo, c'era una lastra basculante e tutti quelli che ci passarono sopra caddero in un pozzo: sono ancora lì. Dopo questa disavventura l'assedio fu tolto. Nello stesso periodo è documentato il passaggio a Réda-Castel della sposa di Pierre il Crudele Re di Castiglia: Bianca di Castiglia, terza donna a portare questo nome (in realtà Bianca di Borbone) la quale venne a cercare rifugio presso il Conte de Voisin che, per i suoi possedimenti, era vassallo sia del Re della Francia che del Re di Castiglia, ma questo episodio non apporta nulla alla nostra storia.

Bisogna rifarsi alle Guerre di Religione per avere un nuovo capitolo da scrivere su questa regione. I Calvinisti percorrevano la contrada e distruggevano le città nelle quali gli abitanti si rifiutavano di convertirsi alle loro idee; Réda-Castel e la sua città furono nuovamente distrutti: castello, case, chiese, fu tutto raso al suolo. Le città circostanti subirono la stessa sorte; è da questa epoca che la città vicina, Esperaza, trae il suo nome; non è una deformazione della parola "speranza", ma la contrazione della locuzione in lingua d'Oc "Es-per-raza": "che sta per essere rasa". La famiglia de Voisin sparì della regione in seguito a questo episodio.

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Dopo tante disgrazie, il Razes riprende lentamente vita e nuove famiglie vengono ad installarvisi; Rennes-le-Château diventa il possesso degli Hautpoul de Blanchefort. Pare che questi nuovi signori siano ricchi e potenti, perché altre famiglie nobili ricercano la loro amicizia e allacciano alleanze per mezzo di matrimoni; è l'epoca dei Borboni (i Re) e bisogna aspettare la loro caduta affinché la città di Rennes-le-Château faccia parlare nuovamente di sé. Era luogo di passaggio obbligato, sulla strada degli emigranti e dei fuggitivi che partivano per la Spagna. Il curato dell'epoca li nascondeva e li rifocillava; quando intuì che si era esposto troppo e che le autorità civili stavano per arrestarlo, seppellì nella chiesa i suoi averi, redasse su delle pergamene la storia del suo paese, nascondendole in uno dei pilastri che sostengono l'altare e partì a sua volta: non sarebbe mai più ritornato.

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Rennes-le-Château è ancora un villaggio prospero, sebbene chiuso in sé stesso; nessuna strada carrozzabile lo collega alle altre città, solo una mulattiera malconcia va fino a Rennes les Bains. In paese circola poco denaro ma gli abitanti hanno tutto il necessario, vivono bene anche se in qualche ristrettezza e, comunque, sono presenti tutti i tipi di mestieri.

Il curato dell'epoca, Bérenger Saunière, implora il Sindaco di fargli ottenere un credito di 91F,60 per pagare la riparazione del tetto della chiesa, ma né il curato né il comune possiedono tale somma, quindi continua a piovere sull'altare. Il vecchio campanaro, una mattina mentre suona la campana, rischia di prendersi sulla testa un pezzo di legno, appena caduto dalla punta del campanile: gli dà un calcio e continua a suonare l'Angelus. La sera ritrova il suo pezzo di legno e, per curiosità, lo solleva e lo trova molto leggero per la sua grandezza. Guardandolo più da vicino si accorge che è cavo e che contiene foglie di felce; nella felce trova una pergamena arrotolata intorno ad un osso. Questa pergamena è redatta in latino; va a portarla al prete che gli dice: "è certamente una reliquia e la sua storia". Durante i giorni successivi, il curato prova a tradurre questo scritto indecifrabile senza grandi risultati. Va quindi a Parigi e ritorna con la traduzione. Il giovedì seguente, aiutato da alcuni chierichetti, il curato si mette in testa di sollevare una lastra nella chiesa, ma è pesante ed occorre tutta la mattinata per spostarla; infine verso mezzogiorno il lavoro è finito: al posto della lastra c'è un grande vuoto e nel fondo, l'inizio di una scala. Manda a casa i bambini dicendo loro: "Ritornate alle due, ci saranno delle caramelle per tutti" e si chiude nella chiesa. Passate le due ore, la porta è ancora chiusa: si aprì soltanto alle quattro ed il curato, tutto radioso, distribuì ciò che aveva promesso.

A partire da quel giorno, cominciarono le spese di ogni tipo; dopo avere riparato ed abbellito la chiesa, si sarebbe fatto costruire una casa bella e grande dove ricevere ospiti; realizzerà molto anche per il villaggio ed i suoi abitanti, facendo riparare le case e fornendo le ragazze di una dote per sposarsi. Ma ebbe delle grosse noie col vescovado e fu accusato di tutto: patto col diavolo, traffico di messe, spionaggio, buca di lettere per corrispondenza clandestina ecc., il che non gli impediva comunque di continuare a spendere e costruire.

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Un giorno, una signora benpensante e benestante trovò sconveniente che si continuasse a celebrare la Messa (in questa bella chiesa rimessa a nuovo) su un vecchio altare; perciò con l'accordo del curato e senza preoccupazioni per l'archeologia, fece demolire il vecchio altare che risaliva al tempo dei Carolingi, forse addirittura dei Visigoti, per sostituirlo con quello che vi si trova attualmente.

Là si fa un'ulteriore scoperta: in uno dei pilastri che sostengono la grossa lastra, gli operai ritrovano le tre pergamene che il precedente curato del tempo della Convenzione aveva nascosto; la loro traduzione stavolta è più agevole: è grazie alle prime due che si sa quanto scritto sopra, a proposito della storia del paese; il contenuto della terza non fu divulgato, ma il comportamento dell'abate Saunière indica chiaramente il suo soggetto. Chiese agli operai, occupati all'epoca nella costruzione della serra, di andare in chiesa con pale e zappe; fece loro scavare dietro l'altare ed apparve presto il collo di una giara. A questo punto egli volle continuare da solo: aveva appena ritrovato il nascondiglio del curato che era fuggito. È da questa giara che trasse il magnifico ciborio che offrì al canonico di St Paul di Fenouillet, per ringraziarlo di avere difeso la sua causa al processo di Roma.

8. Da dove Saunière ricavava tutto questo denaro?

Alla luce di quanto sopra esposto, senza dubbio da un tesoro che, spostando la Dalle detta dei Cavalieri, egli aveva ritrovato sotto la cripta del Tempio. Proviamo ora a ipotizzare sulle origini di questo o di questi tesori.

A. I Visigoti: Alarico I, re dei Visigoti, assedia due volte Roma; la prima volta si accontenta di un riscatto, la seconda egli di fatto la saccheggia ma muore l'anno successivo. Per dare a questo condottiero prestigioso una sepoltura degna di lui, i suoi soldati deviano un fiume, scavano la tomba nel letto prosciugato e, dopo l'inumazione, restituiscono al fiume il suo corso originario. Seguendo l'uso del tempo, i suoi beni dovrebbero giacere nel sepolcro, ma la parte del re non era probabilmente la totalità dei tesori di Roma.
La storia dice che i visigoti, al ritorno nelle loro terre, non sono d'accordo sull'elezione del nuovo re; un certo numero (circa 40.000) si rifiuta di riconoscere il successore di Alarico e, dopo avere fatto man bassa del bottino di guerra, attraversa le montagne e viene a stanziarsi nella regione che ci interessa. Il sito di Radaesse poteva essere facilmente difeso; si dice che gli inseguitori assediarono a lungo i fuggitivi ma non riuscirono mai a mettere piede sul pianoro. Avendo i visigoti dissidenti fatto di Radaès la loro capitale, è logico che vi abbiano anche depositato i loro tesori.

B. I Catari: Si sa che i Crociati, quando penetrarono a Montségur, non trovarono niente; si sa anche che alla vigilia della resa tre uomini, su ordine del loro capo, si calarono dai bastioni con l'aiuto di corde. Avevano l'incarico di trasportare il tesoro altrove o semplicemente di continuare a vivere per tramandare le loro credenze alle altre generazioni?

C. I Templari: Erano ben radicati nella regione; c'era una commenda a Campagne sull'Aude, un osservatorio su Monte Bézu e avevano un castello a Blanchefort; per amore o per forza, la nobiltà locale era obbligata a convivere con loro. Una prova che i Templari furono coinvolti in questo affare di tesori, è che sulla lastra detta di Blanchefort c'erano, insieme alle iscrizioni latine, dei segni come solo i Templari ne utilizzavano. Aleggiava anche un certo tabù sui loro beni, il che ha permesso che tali depositi attraversassero i secoli senza che vi si sia attinto; tutto ciò che veniva dei Templari ispirava un grande timore a tutti quelli che avevano l'obbligo o l'opportunità di avvicinarvisi.

D. Bianca di Castiglia: È provato, grazie ad una pergamena rinvenuta sui luoghi, che la madre di San Luigi giunse scortata a Rédé, trasportando numerosi bagagli. Questi forzieri, sempre secondo quanto scritto sulla pergamena, furono nascosti in un sotterraneo, murati sotto il vecchio castello dei Conti di Voisin. Quando si affida ad un alleato tanto potente la custodia dei propri bagagli, è plausibile che questi contengano cose molto preziose. Questo accadeva nel Giugno 1249: il re era alle crociate ma non era ancora stato fatto prigioniero. Non si trattava quindi del suo riscatto, ma piuttosto di ciò che restava del tesoro reale che il Reggente, sentendo prossima la sua fine, tentava di mettere al sicuro, avendo i baroni di corte troppa smania di appropriarsene.

E. Bianca di Francia: figlia di San Luigi, nata a Jaffa nel 1252, il cui secondo nome era ugualmente Bianca di Castiglia per via del matrimonio contratto con l'Infante di Castiglia. Soggiornò anch'essa a Rédé. È per lei che il vecchio castello dei Templari fu ristrutturato e prese il nome di Blanchefort. La storia che segue si svolge all'epoca del regno di Filippo III l'Ardito. In seguito all'assassinio dell'erede al trono di Castiglia, marito di Bianca di Francia, e del rapimento dei suoi due bambini, il re di Francia indisse un incontro fra i tre re (Francia, Maiorca, Aragona). Le trattative non sortirono effetto e ci fu una guerra, che la Francia perse. Nel trattato che ne seguì, venne stipulato che gli infanti di Castiglia sarebbero stati restituiti alla loro madre, a condizione che sia lei che loro avessero rinunciato per sempre al trono di Castiglia e si fossero stabiliti in Francia. In cambio, alla vedova si sarebbe versata ogni anno una forte somma in oro, vita natural durante. All'inizio, ella risiedeva a Lunel, ma soggiornava frequentemente a Blanchefort. È durante uno di questi soggiorni, che la piccola carovana che trasportava il vitalizio fu attaccata, gli agenti di scorta uccisi e il carico sequestrato. Tutti, nella regione, dissero che a commettere il misfatto era stato il conte Paul-Guillaume, che aveva poi nascosto il suo bottino nei sotterranei del castello. Poco tempo dopo il conte Paul sparì. Vendetta? Esilio? Nessuno lo seppe mai.

9. Per quale strada l'abate Saunière raggiunse il suo tesoro?

La prima volta, attraverso l'apertura della Dalle des Chevaliers. In base all'inchiesta fatta dopo la sua morte, i fedeli dovettero camminare per molto tempo su delle tavole, al centro della chiesa, di fronte all'altare. Ma doveva trattarsi di una montatura perché, scavando in questa area, abbiamo avuto la prova che da secoli nessuno aveva più lavorato in questo spazio. La cavità sotto la lastra era tappata, avendo Saunière fatto rifare la pavimentazione. Il curato tuttavia continuava a scendere al suo tesoro. Dunque, una volta nei sotterranei, aveva trovato altre uscite e due fatti lo provano:

Una sera entra nel cimitero; delle persone lo seguono e bruscamente sparisce; gli inseguitori si nascondono aspettando il suo ritorno ma non lo vedono più uscire; tuttavia l'indomani mattina sta già celebrando Messa nella sua chiesa.

C'è ancora un'altra strada che dà accesso al vecchio Tempio, si trova nel giardino delle pietraie. Una notte un uomo segue il curato e lo vede scendere sotto terra dopo aver scavato nel giardino; scende dietro lui e lo sorprende mentre è chino su un contenitore pieno di pezzi d'oro. Il curato, furioso per essere stato sorpreso, risale su con l'uomo e, condottolo in chiesa, gli fa giurare sul vangelo di non parlare mai di ciò che aveva appena visto. Durante la sua vita l'uomo mantenne la parola data ma sul letto di morte parlò, senza tuttavia saper specificare il luogo esatto ove il curato aveva scavato.

10. I forzieri di Bianca di Castiglia

Bisogna distinguere fra il tesoro del curato e il deposito del Reggente.

Ho avuto fra mani la pergamena che ne parla e posso dire che i sotterranei dove si trovano, o si trovavano, questi bagagli sono una cosa totalmente differente e non comunicavano col vecchio Tempio o, se una strada esisteva, essa è stata murata.

Su questa pergamena, ci sono due scritture: una in corsivo che forma il tracciato ed il testo principale, il tutto datato e firmato da fra' Dominique di Mirepoix, il 29 Giugno 1249. Il firmatario dice che ha assistito Dama Reggente nel nascondere i suoi bagagli e redatto il piano su suo ordine. La seconda scrittura è molto fine, come fatta da una punta (l'inchiostro è nero mentre la prima è azzurrognola) e fornisce solamente delle indicazioni complementari come "Sotterraneo riempito di terra da SMBC" e, riguardo al deposito, "Qui è nascosto il Potere". Questa seconda scrittura non è né datata né firmata, ma è incontestabilmente più recente.

11. Le lastre e le loro iscrizioni.

A. Su una lastra trovata in uno smottamento del terreno fra le radici di un leccio, c'erano le seguenti iscrizioni:

Alla sommità di un angolo, la croce patente del Tempio; all'interno una linea mediana sormontata da "IN MEDIO"; alla fine delle linee del triangolo "RN" e "SIL; alla base del tutto "PRAE - CUM o GUM"

L'iscrizione è grossolana e, a mio avviso, è opera di un fuggiasco o di un sopravvissuto ad uno dei massacri, che voleva lasciare agli iniziati un riferimento tale da permettere loro di ritrovare qualcosa. Per qualcuno che conosce bene il paese, c'era sul Monte Bézu un osservatorio dei Templari. Si può vedere ancora su una pietra la croce patente, e quello sarebbe il vertice del triangolo. Osservando da quel punto c'è, in linea sulla destra, un luogo chiamato "Rocos Négros" (rocce nere); a sinistra, dominante una collina, si vede il campanile del villaggio di Sausil. Ora abbiamo i nostri tre punti di riferimento; si tratta dunque di trovare sul prolungamento della linea mediana, un luogo ove si trovano le parole "PRAE-CUM". Il prolungamento della linea mediana ci conduce a Rennes-le-Chateau.

B. Sulla lastra, detta di Blanchefort, (che servì verso 1781 a coprire la tomba di una dama di questa famiglia) si ritrovano le parole cercate, a cui si può dare più di una traduzione:

Rendere o Rennes al Re o del Re
I forzieri o gli averi nella cava o sotterraneo.

Si possono ricostruire parecchie frasi con queste parole, tutto dipende dallo stato d'animo della persona interessata, e se si cerca di incastrare tali termini con la traduzione di "PRAE" = "prima di", e "CUM" = "con" o "GUM" = Goth, (goto, visigoto) si possono ottenere diverse soluzioni ma da tutte ne consegue che dei "Beni Reali sono depositati in un sotterraneo".

Per quanto riguarda il segno in alto, secondo gli specialisti di iscrizioni dei Templari, ciò designerebbe una "Scala" e le due lettere "PS" possono significare molte cose; quasi certamente è PARSE, la "parte" in latino basso medioevale, che incorporata alla frase dà un'idea di divisione (la parte del re). E' impossibile che le lettere "PS" rappresentino la posizione della scala; si possono comunque trovare ancora altre definizioni.

Restano solo le otto barre presenti nell'iscrizione "ARCIS CELLIS" e ancora si può dare libero corso all' immaginazione: può trattarsi degli otto gradini di una scala o di otto casse d'oro, e non è vietato trovare altre interpretazioni.

Dove si trovava questa lastra in origine? Se si trovava dentro, o di fianco, alla chiesa di Sainte Marie-Madeleine, le sue iscrizioni si riferiscono al vecchio tempio celtico e alle sue entrate; ma se si trovava all'imbocco del sotterraneo verso la chiesa di San Pietro, è tutto da rivedere e la parola GUM è da scartare, solo il CUM è valido.

In ogni caso, questa lastra aveva una grande importanza, altrimenti l'abate Saunière non si sarebbe così impegnato a farne sparire le iscrizioni. In quanto al suo impiego per coprire un ossario, pura fantasia, tutto ha fatto all'infuori di questo

C. La cifra 8 sembra giocare un ruolo importante a Rennes-le-Château, perché la si ritrova sul pilastro del vecchio altare, sulle facce laterali, curiosamente mischiato ad un doppio zigzag. Su questo pilastro c'è anche un riquadro alla fine di un gambo curvato contenente un 8 tondo: sarebbero questi gli 8 forzieri? Ci sono anche altre iscrizioni, purtroppo in zone nascoste dal cemento. E dove si trova ora il pilastro del vecchio altare?

12. Ricerche, lavori e risultati

A. Per conto mio, ho scavato sotto e dietro l'altare, ma niente. In linea davanti all'altare, niente. Sotto la scala della cattedra: là c'è un'altra scala che si dirige scendendo verso il cimitero. Nella piccola torre, a sinistra della sagrestia, sembra che le pietre del muro in comune con l'abside siano disposte ad arco di scarico, ma è piuttosto vago. Sotto il pavimento della sagrestia, ho trovato l'inizio di una scala che si dirige verso sud; i gradini sono tagliati grossolanamente e ha la larghezza della porta della sagrestia. Quest'anno ho dovuto abbandonare le ricerche, essendo finite le mie ferie e le mie finanze agli sgoccioli.

B. Alcuni anni dopo, una persona benestante ha finanziato i lavori, il soggiorno ed il personale. Torno sul posto; perdiamo molto tempo in vane discussioni, in autorizzazioni per ottenere un permesso di scavi e, all'inizio, mi viene imposto di smantellare il pavimento della chiesa partendo dalla cattedra; il finanziatore, appassionato di radioestesia, localizzava con un pendolo l'entrata dei sotterranei, niente… ho scandagliato il fondo della chiesa, arrivando sino al suolo vergine. Abbiamo trovato la forma di numerose nicchie vuote. Abbiamo rifatto lo stesso lavoro lungo il muro sud, ottenendo risultati simili, con la sola differenza che tutte le ossa che mancavano nell'altro lato, erano state gettate là alla rinfusa. Su parere di un'indovina, abbiamo rovistato dietro l'altare, niente. L'inverno e la neve ci obbligarono a fermare i lavori.

C. Con Monsieur Domergue ed i suoi amici, scaviamo un cunicolo nella viva roccia, partendo dalla sua proprietà, di circa 18 metri di lunghezza. Domergue è persuaso che l'entrata dei sotterranei è intorno all'altare; il budello è arrivato sotto l'altare ma non abbiamo trovato niente. Questo stesso ricercatore aveva già scavato da solo, partendo da un locale che procede dal vecchio presbiterio, seguendo un tragitto murato che gli sembrava una via d'aerazione, ma poi abbandonò il lavoro avendo perso la pista. Ha scavato anche, partendo dalla strada che costeggia il cimitero, nell'angolo nord-ovest di questo, ma senza risultato.
Fa saltare con dell'esplosivo la copertura di un pozzo, situato nella sua proprietà; è là che trovò la pergamena di Dominique de Mirepoix; in teoria è in questo pozzo che dovrebbe finire il sotterraneo ma lungo le pareti, niente sembra essere stato lavorato da mano d'uomo. Allora ha cominciato a scavare anche nel fondo la cisterna, sotto la vecchia forgia, ma senza risultato.

D. Molto prima di tutti questi scavi, dei ricercatori venuti da Carcassonne si sono chiusi nella chiesa, hanno lavorato senza chiedere niente e senza dire niente dopo, se avessero trovato o no qualcosa.

E. Molti altri ricercatori sono venuti e hanno scavato senza risultato.

13

Si dice che, nel corso dei secoli, due sole persone siano riuscite a penetrare nei sotterranei:

Un pastore, inseguendo una capretta fuggita; l'avrebbe seguita in una cavità dove c'erano delle ossa ed il suolo era cosparso di pezzi di oro; sarebbe riuscito a prenderne una buona quantità ma, accusato di furto, sarebbe stato messo a morte.

Si dice anche che all'epoca di Luigi XIV, pure un prete avrebbe trovato un tesoro.

Nel 1959, mentre lavoravo nella chiesa, un postino è entrato e mi ha detto: C'è un sotterraneo che va dalla chiesa al castello, ma per nulla al mondo vorrei andarci". Mi ha detto anche: "il curato Saunière riceveva molti vaglia".

14. Conclusioni

A. Da tutto questo, è opportuno trarre una conclusione.

Per il Tempio Celtico - il miglior modo per penetrare lì, sarebbe riprendere la prima strada del curato Saunière, vale a dire l'area della Dalle des Chevaliers. La conoscenza di questa ubicazione non è completamente persa: due persone conoscono il segreto ma lo custodiscono bene.

Nel giardino di pietra, non ci vorrebbe molto per ritrovare la strada N°2.

Ma in entrambi i casi si cozzerebbe contro il veto della municipalità.

B. Da quanto scritto precedentemente, è plausibile che ci siano due cose separate, che non hanno alcun rapporto tra esse.

1° - Il vecchio Tempio col suo, o i suoi depositi.

2° - I sotterranei del castello, con i forzieri della Dama Reggente.

C. Così, se per un caso fortunato, qualcuno riuscisse a penetrare nei sotterranei o nel vecchio Tempio Celtico, si raccomanda la più grande prudenza: segrete, tranelli ed altre trappole possono scattare al passaggio di una persona che avanza senza precauzioni; i meccanismi in pietra dell'epoca medievale sono fatti per sfidare il tempo e la disavventura dei briganti del 1365 ne è la prova.

Traduzione di Domenico Migliaccio

Jacques Cholet, Rapporto Cholet, 25.4.1967.

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Collaboratori Patrick Mensior , Octonovo , Morgan Roussel , Marcus Williamson.