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Precisazione e diffida

Da qualche anno, il nostro vecchio Razès è periodicamente teatro di ricerche deludenti, di scavi appassionati, di pubblicazioni scandalistiche. L'epicentro di questo maremoto si trova, come è ovvio che sia, a Rennes-le-Château, e si espande in zone concentriche a Coumesourde, a Rennes-les-Bains, sull'altopiano delle Fate (1) (las Brugos), a Blanchefort, a Campagne-sur-Aude, insomma in tutta quell'importante regione visigota, senza dubbio carica di storia, ma ancor più, oggi, di leggende e inondata da documenti apocrifi.

C'è chi afferma, senza esitazione, che un tesoro è nascosto in un'antica necropoli, che il Vescovado di Carcassonne conosce l'esistenza di questa necropoli ma si rifiuta di svelarne il segreto (cosa che risolverebbe peraltro l'arduo problema delle finanze diocesane!), che una croce, eretta insieme a numerose altre nel 1856 dal reverendo Vié, curato di Rennes-les-Bains e situata nel portico della chiesa, è carica di mistero, che la sua dedica "Domino Vié Rectore" è un rebus, che la stessa tomba del caro reverendo Vié è un luogo geometrico pieno di significati, che un quadro della chiesa ha una lettura esoterica (la corona di spine diverebbe così un polpo o la capigliatura di Gorgone), che una testa scolpita trovata sull'altopiano dal reverendo Boudet che rappresentava per lui il Cristo è in realtà la testa di Dagoberto, ovvero di San Dagoberto II, che uno scritto devoto dello stesso reverendo Boudet ("Lazare, veni foras!") è stato mandato al macero per ordine del Vescovado di Carcassonne - e altre affermazioni dello stesso tenore.

La spiegazione della fortuna - e delle spese - di un ex curato di Rennes-le-Château, il reverendo Saunière, morto nel 1917, si dipana in una ricca gamma di supposizioni, dai profitti dello spionaggio di guerra alla scoperta di un tesoro visigoto, o cataro, o reale, o templare.

Dopo tutto, la ricerca di tesori è una sana distrazione, anche se infruttuosa. E le opere di immaginazione, perfino quelle partorite dall'immaginazione più scatenata, non giustificano una diffida da parte di un periodico religioso che, per natura, dovrebbe essere pacifico!

Ma le cose potrebbero cambiare se un giorno un autore pubblicasse dei documenti falsificati, degli indirizzi inesistenti, dei lavori inventati (e, sia chiaro, "fotocopiati") e ne attribuisse il possesso o la paternità ad uno dei nostri preti deceduti. Ebbene, uno di questi, il nostro confratello reverendo Courtauly che abbiamo conosciuto così bene, uomo umile e discreto come pochi, diventa, in una "pubblicazione" del 22 ottobre 1966, una figura di punta del "clero francese (che) si muove e non sempre in direzione di Roma"! (2) La tripla sfortuna è che il reverendo è morto e non si può difendere, che la pubblicazione in questione, detta "Semaine Catholique Genevoise", è sconosciuta al vescovado di Friburgo e Ginevra, che questo "documento" (e altri della stessa risma) è rappresentato, come è ovvio aspettarsi, da fotocopie di un originale non verificabile e verosimilmente manomesso.

Fino a questo punto, si poteva anche sorridere. Ma ora non possiamo più tacere. Possediamo, dopo una lunga inchiesta, tutta una serie di prove e indizi. E poiché la reputazione dei nostri preti è sacra, è bene che si sappia, dopo quanto esposto più sopra, che non lasceremo che essi vengano attaccati ingiustamente, non permetteremo che i loro nomi siano utilizzati a fini discutibili o commerciali, e che la nostra Associazione di Difesa sacerdotale non esiterà, se necessario, a rivolgersi alle autorità competenti.

Traduzione di Roberto Gramolini

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(1) Plateau des Fées.

(2) Citazione tratta dall'articolo di Lionel Burrus, Facciamo il punto, in Semaine catholique genevoise, 22.10.1966

Georges Boyer, "Mise au point et mise en garde"
in La Semaine Religieuse de Carcassonne, pp. 363-364, 1.6.1967.

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