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I discendenti merovingi o l'enigma del Razes visigoto

Questo opuscolo, così come i precedenti, non è in commercio, ma è riservato esclusivamente ai MEMBRI dell'ASSOCIATION SUISSE ALPINA, i nostri iscritti troveranno quest'opucolo anche in lingua francese, italiana e inglese (traduzione integrale della pubblicazione tedesca) nella nostra Sede di Ginevra.
Tutti i fatti citati nelle seguenti pagine sono assolutamente veritieri e perfettamente verificabili, i membri-iscritti possono recarsi nei luoghi stessi, cioè a RENNES-LE-CHATEAU (Aude-Francia), se vogliono passare le vacanze nei Pirenei francesi.

Il 17 gennaio 1781 la nobildonna Marie de Negri d'Ables, marchesa d'Hautpoul-Blanchefort, sul letto di morte, confida un "segreto" al suo confessore, il reverendo Antoine Bigou, curato di Rennes-le-Château dal 1774, consegnandogli una pergamena.

Seguendo le indicazioni della sua penitente, il reverendo si reca nella vecchia chiesa diroccata di Saint-Pierre, situata sul lato sud del villaggio. Vicino a un muro della parte meridionale della sagrestia, fa ruotare una lastra di pietra che cela un "passaggio" e, in questo passaggio, in un piccolo nascondiglio, trova due cilindri (1) di legno chiusi con la cera. Il reverendo si affretta a risalire questa scala segreta cosparsa di ossa. All'interno dei cilindri, trova quattro pergamene contenenti delle litanie dedicate alla Madonna e due passaggi del Vangelo, uno di San Luca (capitolo VI) e l'altro di San Giovanni (capitolo XII). Alcune anomalie delle lettere rivelano "un messaggio in codice". Dopo averlo tradotto aiutandosi con la pergamena ricevuta dalla defunta marchesa, il reverendo Bigou decide che questo segreto non dovrà più essere trasmesso di mano in mano o col passa-parola. Tenendo conto della situazione politica sempre più incerta, decide di rendere pubblico il messaggio incidendolo nella pietra, mentre il complemento per la decifrazione resterà nascosto come in passato. Inizia perciò a redigere l'iscrizione "funeraria" della marchesa.

Siamo nel 1790. Otto anni di lavoro sfociano in tredici righe di testo a doppio senso. Il testo nascosto è l'anagramma del testo apparente che contiene in sé la maniera per decifrarlo. Una stele funeraria viene scolpita e innalzata nel cimitero. Questo è il messaggio.

Visto il suo stato di decrepitudine, la vecchia chiesa di Saint-Pierre rischia di crollare del tutto. Così, il reverendo Bigou decide di mettere le pergamene nella chiesa di Santa-Maddalena. A questo scopo, svuota il pilastro destro dell'altare visigoto che diventerà il ricettacolo dei cilindri di legno. Capovolge la pietra tombale che si trovava davanti all'altare, girando il lato scolpito verso il pavimento. Così, il segreto affidatogli dall'ultima marchesa d'Hautpoul-Blanchefort si trova ripartito tra un'iscrizione funeraria e delle pergamene nascoste.

Il segreto di Rennes-le-Château non era del tutto sconosciuto a certi personaggi della Rivoluzione come Sieyès o Ruhl, e soprattutto a un misterioso reverendo Pichon, di cui non si sa molto, tranne:

- che era un genealogista devoto a Sieyès e Bonaparte;

- che era un amico dei conti di Fleury.

In ogni caso, il reverendo Bigou fu interrogato; poi, su ordine di J.P. Lacroix, in applicazione della legge del 26 agosto 1792, fu dichiarato prete "non giurato" (2). Lascia allora Rennes-le-Château all'inizio di settembre del 1792, e si esilia a Sabadell, vicino a Barcellona (Spagna), dove muore il 26 marzo 1794.

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Dopo la Rivoluzione, la famiglia de Fleury, proprietaria di parte del villaggio di Bains (divenuto Rennes-les-Bains), tenta di impiantarvi una stazione di cure termali. Le importanti sorgenti, usate fin da tempi antichissimi contro i reumatismi di ogni natura, potevano ridiventare utilizzabili, sebbene con considerevoli interventi. Somme notevoli e incompatibili con i redditi della famiglia de Fleury si resero necessarie per i lavori di costruzione in questo accogliente villaggio. All'improvviso, senza una valida ragione (si incolperà ufficialmente la filossera), è la rovina! Una diceria - che ai nostri giorni resta ancora incontrollabile - si diffonde nella regione: "la famiglia de Fleury conosceva il segreto dei Blanchefort"...

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Un sant'uomo diveniva, nel 1872, curato di Rennes-les-Bains. Il suo nome non è stato ancora dimenticato: il reverendo Henri Boudet, di modeste origini e condizione. Questo prete fu amatissimo nella sua parrocchia. Tuttavia, attirò su di sé l'attenzione del vescovado di Carcassonne per le innumerevoli offerte che faceva ai poveri che bussavano alla sua porta. Un primo lavoro del reverendo Boudet, intitolato La vraie langue celtique, avrebbe intrigato Monsignor Billard, vescovo di Carcassonne, e anche un dottore di Rennes-les-Bains, Paul Courrent. Ma un nuovo libro pubblicato nel 1914 dallo stesso curato, Lazare, veni foras!, avrebbe firmato il suo trasferimento. Questo suo ultimo lavoro fu ritirato dalla vendita e un'oscura manovra di presbiterio gli fece cambiare parrocchia. Non potendo più fare del bene attorno a sé, il reverendo Boudet morì dal dispiacere un anno dopo la sua partenza, malgrado le attente cure e le visite del dottor Courrent.

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Il reverendo Saunière è nato a Montazels, a cinque chilometri da Rennes-le-Château, in una famiglia povera. Davanti alla sua casa c'è ancora la fontana dei delfini, scolpita da un ecclesiastico del XVIII secolo.

Il 1° giugno 1886, egli arriva a Rennes-le-Château dove era stato assegnato. Alloggia nel presbiterio, consuma i pasti nella parte bassa del villaggio presso la famiglia Dénarnaud. Ben presto i Dénarnaud si trasferiranno nel presbiterio. Marie, la figlia di 18 anni, operaia cappellaia a Espéraza, diventa la domestica del curato. Non lo lascerà più. La vita nel presbiterio è però miserevole. Il libro dei conti, accuratamente tenuto, è una litania di debiti dove il "pane = 0,40 franchi" suona come un bordone. La colonna dell'avere è deserta...

Nel 1891, il reverendo Saunière riceve due strani visitatori che dichiarano di essere i delegati di una misteriosa società: Il Priorato di Sion. Gli rivelano che nella sua parrocchia si cela un "segreto" e gli parlano della straordinaria leggenda di un "tesoro", accennando alla curiosa iscrizione ancora presente nel cimitero. Da bravo prete, il povero curato si premura di avvertire il vescovo, Monsignor Billard, che non tarda ad onorarlo, quello stesso mese, con una visita. Sua Eccellenza introduce con noncuranza nella conversazione qualche parola sulla vita esemplare e sull'estrema generosità del reverendo Boudet, poi parla brevemente di una tradizione riguardante la "pergamena nella chiesa di Santa Maddalena". Infine, congedandosi, il Monsignore presta al reverendo Saunière il libro del curato di Rennes-les-Bains, La Vraie langue celtique.

Il reverendo Saunière legge il libro lasciatogli da Monsignor Billard, e non sa cosa pensare. È scosso per tutta una serie di motivi, "ciononostante, si mette a cercare" (3)... Dopo un mese di scavi infruttuosi, il curato deduce che esista un nascondiglio: deve trovarsi nei muri maestri della chiesa di Santa-Maddalena. In considerazione del fatto che sarà impossibile condurre in maniera discreta scavi di questa portata, e che potrebbero comportare forti spese, egli annuncia alla municipalità che nella chiesa si trova nascosto un tesoro della Rivoluzione.

Alcuni membri della municipalità si ricordarono allora di aver sentito parlare i loro genitori "dello strano caso del reverendo Bigou". Quindi, anche se ufficialmente per la "ristrutturazione" della chiesa, viene stanziata per questa ricerca la somma di 1.400 franchi (importo considerevole per un villaggio di 100 o 110 abitanti). Il signor Babou, un muratore di Couiza, riceve il doppio incarico di dirigere i lavori e di "vigilare su ogni ritrovamento". All'inizio di febbraio del 1891, il muratore e il reverendo Saunière, che non si assentava quasi mai dal luogo dei lavori, scoprono insieme le pergamene nel pilastro cavo dell'altare. La municipalità, che sperava in ben altro, non capisce l'importanza di questo "tesoro della Rivoluzione". Il reverendo deve sottolineare l'estrema cura usata nel nascondere i documenti, indizio del loro sicuro valore. È impossibile venderli nella regione, ma si propone di ricavarne un buon prezzo a Parigi. Il sindaco, preoccupato di recuperare i 1.400 franchi, si lascia convincere. Tuttavia, pone al reverendo due condizioni:

- che da questa vendita si ricavi come minimo la somma anticipata per la chiesa;

- che si faccia una copia a ricalco dei documenti.

Il reverendo Saunière si reca quindi a Carcassonne da Monsignor Billard che, vedendo i documenti, consiglia al curato di accettare la proposta del sindaco. Inoltre, il vescovo presta del denaro al reverendo Saunière per permettergli di recarsi a Parigi e incontrare un certo reverendo Hoffet, un prete giovanissimo e ottimo crittografo di manoscritti religiosi. Prima della guerra del 1939, il genealogista Henri Lobineau si era recato dal reverendo Hoffet, prete libero della chiesa della Trinità, nel suo domicilio parigino, al 7 di rue Blanche :

"... pare che il reverendo Hoffet non si sia occupato personalmente della ricerca di tesori nascosti, scriveva Lobineau, per cui è strano che il suo nome sia coinvolto nelle imprese di Rennes e di Gisors. È lui che ha permesso al reverendo Saunière di scoprire il segreto di Rennes. È sempre lui che, cinquanta anni dopo, in visita a Gisors, dà al guardiano Roger Lhomoy delle indicazioni sui famosi 30 forzieri depositati in una cappella dedicata a Santa Caterina. Il reverendo Hoffet, malgrado i suoi 80 e passa anni, era ancora molto lucido, e per tutta la vita aveva cercato di stabilire una discendenza legittima di Dagoberto II, il santo, cioè una stirpe merovingia fino ai nostri giorni. Si può quindi ben capire la ragione di questi fatti, sapendo che Rennes e Gisors sono legati ad un nome: Blanchefort, già Blancafort o Blanquefort. L'affaire di Rennes nasce quindi con l'ultima marchesa di Blanchefort e con la presenza dei Templari."

Insomma, portando al reverendo Hoffet le pergamene di Rennes-le-Château, il reverendo Saunière aveva dato inizio all'"enigma del Razès", il terrore dei re di Francia a partire da Bianca di Castiglia, e tutto dipendeva dalle quattro pergamene con le Litanie alla Madonna e i Vangeli codificati di Luca e di Giovanni. Il testo fu decodificato dal reverendo Hoffet che pretese in pagamento "le due pergamene di Litanie". Cosa poteva dire il reverendo Saunière che era venuto "a Parigi per vendere le pergamene"? Comunque, i due documenti restarono in mano al reverendo Hoffet fino alla sua morte. La biblioteca del defunto fu poi dispersa. Oggi alcuni pensano che i documenti siano in mano ai padri maristi; altri, che furono consegnati ai discendenti merovingi... In ogni caso, il calco esiste ancora vicino a Rennes-le-Château.

Su consiglio del reverendo Hoffet, il curato di Rennes si recò al Museo del Louvre per contemplare le opere di Poussin e di Téniers poiché il testo decodificato offriva questo messaggio: PASTORA NESSUNA TENTAZIONE, CHE POUSSIN E TENIERS CUSTODISCANO LA CHIAVE - PACE DCLXXXI - CON LA CROCE E QUESTO CAVALLO DI DIO - FINISCO [UCCIDO] QUESTO DEMONIO DI GUARDIANO A MEZZOGIORNO - MELE BLU.

Dopo aver consultato anche alcuni specialisti sulla vita dei due pittori, sicuro di detenere un segreto, e soprattutto il tesoro di Rennes, egli decide di tornare nella sua parrocchia. Passando per Carcassonne, alla fine del mese di febbraio 1891, il reverendo Saunière si ferma dal vescovo per il resoconto del viaggio e anche per farsi prestare, a valere sul tesoro, una somma di 2000 franchi che il comune avrebbe ricevuto come ricavato della vendita delle pergamene.

Con l'aiuto di Marie Dénarnaud, la sua prima preoccupazione sarà quella di prendere a martellate la pietra tombale della marchesa di Blanchefort. Poi, da solo, perlustra la campagna verso "Patiacès" e il "Pla de la Coste". Nel giro di qualche giorno, rintraccia i segnali: la famosa pietra eretta detta "cavallo di Dio" e la croce sul picco a 681 tese dalla "pastora" della chiesa di Rennes-les-Bains. Si reca quindi dal reverendo Boudet per chiedergli consiglio su "daemon de gardien''; nel marzo 1891, la vita del reverendo Saunière cambia radicalmente.

Per due anni, il curato di Rennes viaggia in Spagna, in Svizzera, in Germania e in Belgio. Ma non sappiamo in quali città andasse, né l'identità dei suoi contatti. In effetti, tutte le lettere che spediva a Rennes erano sempre impostate alla frontiera francese. È a Marie che indirizza i vaglia; è lei che riscuote il denaro all'ufficio postale di Couiza. E poi, da chi riceve le direttive per trasformare la chiesa di Santa Maddalena? Non lo si è mai saputo. L'ombra del misterioso Priorato di Sion plana su Rennes e fedelmente il reverendo obbedisce. Si fa carico della ristrutturazione della chiesa di cui modifica profondamente l'architettura (sposta e rialza le finestre, aggiunge un retro sagrestia al quale si accede da una porta nascosta, ricava una scala a chiocciola nello spessore del muro per salire sul pulpito, ecc.) e infine, rinnova completamente gli addobbi interni. Distrugge tutti gli elementi che ritracciavano la pista realizzata dal reverendo Bigou.

Questi lavori finiscono nel 1897 in tempo per la seconda visita di Monsignor Billard. Sua eccellenza riceve una somma di denaro (non contabilizzata) di cui una piccola parte rappresenta il rimborso di quanto aveva anticipato nel 1891. Dopo questa visita, il reverendo Saunière erige il Calvario del piazzale (costo: 11.000 franchi-oro) e mette in cantiere la veranda, il cammino di ronda, la villa Betania e la torre Magdala (costo: 1.000.000 franchi-oro). L'enormità delle spese è imputabile alle esigenze del curato che fa ricominciare i lavori affinché le costruzioni e i motivi architettonici, orientati nella maniera desiderata, traducano la giusta simbologia, quella imposta da maestri segreti.

Appollaiata in fondo al cammino di ronda, la torre Magdala domina un paesaggio immenso. Il reverendo vi installa la sua biblioteca e, sotto (4) di questa, al piano inferiore, la sua camera. Il reverendo non riceve in questa camera, ma invita. (5) Con la sua biblioteca e la sua camera, Magdala è doppiamente una torre d'avorio. Nel chiasso del mondo che l'ignorante torni alla sua scienza e il pescatore alle sue reti. (6)

Invece le porte di villa Betania sono sempre aperte. È la corte del re. Sopra l'edificio, un Cristo allarga le braccia. Accogliendo chiunque, coi suoi letti freschi e la tavola sembra imbandita, la villa diventa ben presto un luogo di festa. Personaggi di ogni genere si succedono: Emma Calvet (7), la grande cantante lirica, la bella viscontessa B. d'Artois, e altre signore le cui agiate famiglie esistono tuttora nella regione.

La vita fastosa del reverendo Saunière inizia nel 1902. A villa Betania si allevano animali rari, scimmie, pappagalli, ecc, anatre nutrite con biscotti savoiardi. Si consumano alcolici di vario tipo, tra cui un barilotto di rhum da 70 litri al mese. Alla fine del 1902, Saunière versa a Monsignor Billard la somma (contabilizzata) di un milione e duecentomila franchi-oro). Ma, ben presto, tutto sarebbe cambiato perché Monsignor Billard morirà l'anno successivo. A capo della diocesi di Carcassonne viene nominato Monsignor de Beauséjour. Contemporaneamente, a Rennes-les-Bains, un certo dottor Paul Courrent si interessa alla strana vita del reverendo Boudet. Primo scontro tra il curato di Rennes-le-Château e il vescovo. Lo si prega di andare in ritiro spirituale, e il reverendo Saunière ottempera. È anche sottoposto a serrati interrogatori che però non danno alcun risultato visto che nel gennaio 1908, Monsignor de Beauséjour pretenderà di trasferire il suo subordinato nella parrocchia di Coustouge (decanato di Durban). Il reverendo Saunière rifiuta con un certo cinismo: "I miei interessi mi trattengono qui".

Alle convocazioni reiterate del vescovo di Carcassonne, il curato risponde presentando certificati medici di comodo, alcuni dei quali redatti dal dottor Courrent, di Rennes-les-Bains, altri dal medico di Couiza, il dottor Roché.

Infine, esasperato, Monsignor de Beauséjour chiede giustificazione delle entrate di denaro. Risposta del curato: "Coloro dai quali ho ricevuto queste somme non mi hanno dato il permesso di divulgare i loro nomi". L'interpretazione di questa risposta è soggetta a diverse ipotesi. Il denaro di cui dispone proviene:

- o da penitenti, in riparazione di peccati passati;

- o da un accordo informale con una società segreta.

Non potendo esaminare gli introiti, Monsignor de Beauséjour chiede i giustificativi di spesa. Il curato invia dei conti "falsificati" che riconducono il costo dei lavori alla somma di 193.000 franchi-oro.

Accusato di "traffico di messe a 0,25 franchi", il reverendo Saunière è sospeso a divinis nel 1911. Un nuovo curato nominato al suo posto è costretto ad alloggiare a Couiza. In seguito alla separazione tra Stato e Chiesa, in Francia, il presbiterio è di proprietà comunale. E Marie Dénarnaud ha un contratto d'affitto. Per di più, il reverendo Saunière ha realizzato una cappella nella veranda di villa Betania dove la popolazione resta fedele ai suoi uffizi. Il nuovo curato, il cui ruolo si era ridotto alla celebrazione di battesimi, matrimoni e funerali, si scoraggiò e se ne andò.

Il reverendo Saunière ricorre in appello al tribunale di Roma tramite il canonico Huguet, avvocato ecclesiastico. L'appello è favorevole al curato di Rennes, che è reintegrato nei suoi diritti. Questo periodo, che va dal 1906 al 1912, è per il reverendo Saunière un tempo di relativa austerità. Le sue spese si riducono per tre motivi: ha esaurito il tesoro di monete d'oro e piccoli oggetti; deve smerciare grossi pezzi, toglierli dall'acqua e dal fango dove si trovano, e ciò in un luogo lontano dalla parrocchia e pericoloso. Il passaggio più pratico è quello che si apre sollevando una pietra. La discesa, a causa di una frana, è possibile soltanto servendosi di una corda. Il passaggio è divenuto praticabile soltanto a rischio della vita. Per porvi rimedio, ha dovuto aprirsi una via in una presa d'aria, (Spes una poenitentium). La sorveglianza a cui è sottoposto dal vescovo e dal medico di Rennes-les-Bains lo rende doppiamente prudente.

Per quanto riguarda il trasferimento di oro all'estero (8), c'è traccia di delicati negoziati con la banca Petitjean sita al 12 di rue Faubourg Montmartre, a Parigi. Il comune di Rennes-le-Château, che si era già ritenuto vittima di un imbroglio al tempo dell'affaire del "tesoro della Rivoluzione", non può dire nulla visto che il nascondiglio non è sul suo territorio. In compenso, si prende una rivincita con la separazione tra Stato e Chiesa. Ogni anno, a partire dal 1906, il reverendo Saunière versa discretamente una somma di 5000 franchi-oro a titolo di risarcimento per i danni causati alla pietra tombale della defunta marchesa e per il pregiudizio causato alla chiesa di Santa-Maddalena con le sue trasformazioni.

Nel 1906, alcune persone dissotterrano clandestinamente la lastra di pietra che ricopriva la tomba di Sigeberto IV, che il reverendo Saunière aveva tolto dalla chiesa e aveva posto davanti al Calvario, con il lato scolpito prudentemente rivolto verso terra (la lastra dei due cavalli).

Nel 1915, il reverendo Boudet moriva dopo il suo trasferimento da Rennes-les-Bains voluto dal Vescovado di Carcassonne, che nella controversia col reverendo Saunière non si dava per vinto. Monsignor de Beauséjour rilanciò ancora il caso presso il tribunale di Roma. Fu solo nel 1916 che la giurisdizione pontificia, stabilendo immediatamente il rapporto tra questo miserabile caso di "traffico di messe" e la storia del "segreto" del reverendo Bigou nel 1790, pronunciò il verdetto. Il reverendo Saunière veniva sospeso a divinis in via definitiva per le seguenti motivazioni: "rivolta contro l'autorità religiosa" e "insubordinazione verso i superiori".

Contro ogni aspettativa, questa condanna segna un ritorno al fasto. Alla fine del 1916, il curato di Rennes prende una grande decisione: vuole predicare "una nuova religione" e "intraprendere una crociata nel dipartimento". Congeda il rappresentante dell'Ordine di Sion venuto a trovarlo, affermando che prenderà ordini soltanto da Jean XXIII, l'ultimo discendente merovingio. Inizia a raccogliere 8.000.000 di franchi-oro in banconote. Nel Vescovado di Carcassonne regna il panico e i prelati del Vaticano sono allarmati da questa situazione. Il Priorato di Sion reagisce con freddezza e gli ambienti politici giudicano questa manovra inopportuna come un atto di guerra.

Il reverendo Saunière non tiene conto degli avvertimenti, e il 5 gennaio, firma preventivi per:

- scavare una strada sotto la montagna in direzione di Couiza per farci passare l'automobile che ha intenzione di acquistare (9);

- portare l'acqua corrente in tutte le case del comune e, al tempo stesso, alimentare una piscina per i "battesimi della sua religione";

- costruire nel villaggio una cappella di sua progettazione e una torre di più di 50 metri di altezza dalla quale parlerà ai fedeli.

Dodici giorni più tardi, il 17 gennaio, festa di Sant'Antonio Eremita, il reverendo Saunière, malato di cirrosi epatica, è vittima di una congestione. Lo cura il dottor Paul Courrent che per l'occasione dorme a villa Betania. Il prete chiede di vedere Jean XXIII il Merovingio. Ma quest'ultimo non si fa vedere. Circondato dalla venerazione o dalla curiosità dei suoi parrocchiani, muore il 22 gennaio 1917. Il corpo viene esposto sul cammino di ronda così come aveva chiesto. Nel raccogliersi davanti alle sue spoglie, ognuno - chissà perché - portò via un pompon rosso dalla coperta che proteggeva il defunto.

Alti prelati, grandi iniziati e uomini politici tirano un sospiro di sollievo; "era il male minore", dirà una persona presente al funerale. E Betania chiuse i battenti.

Da allora, come pattuglie d'assalto, i dragoni vengono a fiutare la pista del "curato ribelle". Alcuni indossano la sottana, altri hanno anelli con lo stemma di una rosa e di una Croce. Altri ancora, infine, diplomi a vario titolo. Saccheggiano la biblioteca, trafugano buona parte della corrispondenza, strappano pagine ai libri contabili; fanno man bassa dei francobolli e spezzano la placca-stemma del presbiterio che aveva un messaggio sul retro. Anche se il tenore è conosciuto, l'interpretazione è sempre una sfida alla sagacità. E cos'altro ancora? La sua pietra tombale nel cimitero è spezzata in tre.

Il nome di Bérenger Saunière è maledetto ed espulso dalle memorie. Marie lascia fare. La civetta di un tempo è diventata austera. Non lascerà più Rennes-le-Château, nemmeno per andare a Couiza... Tuttavia, gli 8.000.000 di franchi in banconote lasciati dal reverendo Saunière le avrebbero permesso di vivere nell'opulenza fino alla fine dei suoi giorni, e invece? Si accontentò di sopravvivere nell'attesa di una visita di quel famoso Jean XXIII, che non arrivò mai!

Ventotto anni di attesa con dei milioni chiusi in una borsa da viaggio... fino ad arrivare alla catastrofe del 1945. Perché il dramma è in arrivo: al fine di scovare le fortune sospette che si erano formate durante l'Occupazione, il governo Bidault aveva decretato la sostituzione delle banconote. Marie si rifiutò di farlo; e bruciò nel suo giardino quasi 8.000.000 di franchi. Ora è povera e la sua sola fortuna si è ridotta alla torre Magdala e a villa Betania che vende a Noël Corbu in cambio di una rendita vitalizia. Tra il 1946 e il 1952, il totale delle somme versate ammonta a 950.000 vecchi franchi. Il 12 gennaio 1952, Marie Dénarnaud è colpita da una paralisi che le toglie la parola. Chinandosi su di lei, Noël Corbu vede le labbra di Marie muoversi. Ha forse cercato di rivelare il segreto del Razès e quello del tesoro? Ma lei lo ha mai conosciuto? Un prete di Carcassonne ha rivelato di aver avuto da Marie queste tre parole: Pane, Sale, Vaso (10). Sembra che tutto si limitasse a questo e all'attesa di un "visitatore".

Erede universale, Noël Corbu ha trasformato villa Betania in hôtel-ristorante. I suoi clienti ricevono una splendida accoglienza. Egli osserva con occhio attento i numerosi ricercatori che arrivano a Rennes-le-Château ogni anno per scavare, picconare, frugare, senza logica, né metodo, nella sua proprietà.

Il tesoro del Razès, quindi, esiste senza ombra di dubbio. Se ne conosce perfino l'entità; costituito da due parti, una di 19.500.000 franchi-oro, e l'altra di 25.000.000 di grandi oggetti e oro grezzo. Malgrado i numerosi penitenti che si cibarono di questa manna, sappiamo da fonte autorizzata che restano ancora alcuni milioni-oro!

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Tutti si pongono la stessa domanda: da dove proviene questo misterioso deposito d'oro? Gli ignoranti rispondono: dalla Regina Bianca di Castiglia. I rari inziati sanno bene che questa Bianca di Castiglia non aveva alcun diritto sul tesoro del Razès, non più di Re Luigi il Santo, e che né l'una né l'altro avrebbero potuto impadronirsi di questa manna. Tuttavia, c'è una parte di verità in questa versione poiché è vero che questa regina fece un tentativo per impadronirsi del leggendario tesoro.

In quanto all'origine del tesoro, una testa rispondeva alla domanda. In passato, era stata scolpita su un menhir di Rennes-Les-Bains, nel luogo detto Pla de la Coste o Cap des Bruyères. Ai giorni nostri, questa faccia è ancora visibile sul muro del presbiterio della parrocchia. Rappresenta Re San Dagoberto II di Austrasia.

Questo tesoro sarebbe, in parte, quello di questo re; in parte, quello della capitale del Razès: Rhedae o Rennes all'epoca dei Visigoti. Quindi 25.000.000 di franchi-oro costituiscono il tesoro di re Dagoberto II, e 19.500.000 di franchi-oro il tesoro di Rennes. Il segreto del Razès è legato a quello di un tesoro di cui i Blanchefort erano i guardiani. Questa storia è rivelata dalla decodifica delle "pergamene della chiesa di Santa Maddalena" con una genealogia dei discendenti fino all' 11 luglio 1659. Una genealogia e una storia complementare sono redatte dal reverendo Bigou. Ci sono delle note aggiunte dal reverendo Hoffet che ci danno la discendenza di François III, da suo figlio, Jean XXI, nato il 28 luglio 1784, fino all'alba della Grande Guerra.

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La storia del segreto del Razès è già stata redatta da Henri Lobineau, nel 1956. Noi la riproponiamo qui sotto, in conformità alla decodifica integrale. Ancora oggi ci si chiede come poterono conoscerla Adrien de Valois e il reverendo Pichon. Possiamo porci la stessa domanda in merito a Poussin e a Téniers?

Figlio di Dagoberto I e della sua terza moglie, Ragnetrude, Sigeberto III diveniva Re d'Austrasia nel 632. Nel 646, sposava Immachilde che dopo un anno gli dava una figlia, Blichilde. Soltanto molti anni dopo questa unione generava un figlio maschio: Dagoberto II.

Alla morte di Sigeberto III, nel 656, Dagoberto II fu rasato [o tonsurato (11)] e mandato in esilio in Irlanda da Grimoaldo, il suo maestro di palazzo, che bramava il trono per il proprio figlio. Allevato in un monastero e sposatosi in Irlanda con Mathilde, pronipote di Santa Brigitta, ebbe tre figlie: Irmine, Bridjet e Ragnetrude. Vedovo, fu mandato da San Wilfrid nel Razès visigoto per sposare la figlioccia di cui questo santo era tutore. Il suo nome era Gisèle. Da questa seconda unione sarebbero nati tre bambini: Rathilde, Adèle e Sigeberto IV.

Grazie a San Wilfrid, Dagoberto II riottiene il suo regno. Divenuto re d'Austrasia nel 674, prepara una guerra per conquistare l'Aquitania. Innanzitutto fa trasportare gran parte del suo tesoro nel Razès. La Contea è a quel tempo l'appannaggio di sua moglie. Poco dopo, nel 676, essa muore mettendo al mondo Sigeberto IV. Nel frattempo, Pipino il Grosso che bramava la corona fa assassinare Dagoberto II nel 679. Il piccolo Sigeberto IV viene messo in salvo da sua sorella Irmine, e riportato nel 681 a Rhedae dal suo prozio Levis detto le Bellison (il guerriero). Sigeberto IV è soprannominato Plant-Ard (Rampollo Ardente) e diverrà alla morte di suo nonno, Béra II, il terzo conte del Razès. Sfuggirà di nuovo per miracolo ai tentativi di Carlo Martello di riprenderlo e farlo ... "re".

Non sarà mai re. Tuttavia, è a lui che spettava legittimamente la corona d'Austrasia, così come quella dei Franchi dopo la morte, nel 755, di Childerico III, deposto da Pipino il Breve, che gli usurpò il trono. L'invasione del Razès da parte dei Franchi, prima, e dei Saraceni, poi, fecero di Sigeberto IV, di Sigeberto V, suo figlio, di Béra III, suo nipote, dei principi-eremiti che vivevano nelle caverne di una collina vicino a Rhedae. Sei piani di gallerie e immense sale esistono ancora oggi. Henri Lobineau dichiarò di averle visitate nel 1920 con il dottor Courrent. In tutto, più di 670 metri di una galleria inondata da 70/110 cm d'acqua. I nostri tre principi-eremiti furono seppelliti nella chiesa di Santa Maddalena di Rhedae. Una lapide fu posata nel 771 sulla loro comune sepoltura. Si tratta della pietra detta "dei due cavalli" che commemorava la fuga di Sigeberto IV nel 681, il rampollo della nuova stirpe.

Béra III detto Trounko (il Forte), sposato con Olba, ebbe due figli; Guillemon detto Braou (Giovane toro), sposatosi due volte; Oliba, che divenne abate di Alet nell' 810.

Guillemin fu il 5° conte del Razès. Ebbe una discendenza: Béra IV le Bolo (il Grosso), sposato con Romille, 6° conte del Razès, fondatore dell'abbazia di Alet. Oba, una figlia sposata con Regnier de Gennes, figli: Olivier e Aude. Oliba, che con i suoi due matrimoni diede origine al ramo di Carcassonne, quattro figli: Arnulf, Louis, Oliba e Acfred.

Béra IV è il padre di Argila detto Rocko (il Duro), 7° conte del Razès, sposato con Reverga. Ha una figlia: Rataude, che riceve in dote per il suo matrimonio con Alarico, il feudo di Blancafort, ramo del casato di Blanchefort. È questa stirpe a generare il famoso Bertrand de Blanchefort, Gran Maestro dell'Ordine del Tempio, e la marchesa d'Hautpoul da cui il reverendo Bigou ricevette il "segreto" il 17 gennaio 1781, a Rennes-le-Château.

Béra V, 8° conte del Razès, è il figlio di Argila ed è a sua volta padre di due bambini: Hilderic I, 9° conte del Razès e di Rhedae; Bernard detto le Pilu (il Peloso), 11° conte del Razès.

I re carolingi avevano tentato diverse volte di controllare il Razès che restava indipendente. Ma Sigeberto VI detto Ursus o l'Orso, 10° conte del Razès, si proclama conte di Rhedae e duca del Razès. Ottiene da Carlo II il Calvo una delle sue figlie, Rotilde la Bella, che diventa sua moglie. Poi, alla morte di Carlo II, ordisce una congiura con Bernard de Gothie e Bernard d'Auvergne contro Luigi II detto il Balbuziente, suo cognato. Proclamato "re Ursus", si trova di fronte l'opposizione della Chiesa cattolica poiché, a partire da Sigeberto IV, tutti i discendenti sono ariani e non perdonano al Papato il divieto 'di prendere un re al di fuori della stirpe carolingia'. Vinto a Poitiers, nell' 881, Sigeberto VI trova rifugio nella Bretagna indipendente dove muore nell' 884. Viene sepolto in un monastero a Redon. Tutti i suoi beni nel Razès sono perduti, ma suo figlio, Guillemon II, mantiene il titolo fittizio di conte di Rhedae e duca del Razès.

Questa rivolta merovingia soffocata segna anche la fine del regno dei Carolingi e getta scompiglio nella coscienza dei prelati.

Guillemon II, sposato con Idoine aveva tre figli: Guillemon III, rifugiatosi in Inghilterra nel 914, detto Plant-Ard, duca del Razès ; Béra detto il Giovane, capostipite del ramo inglese dei Planta. Infine, una figlia, Gemège, sposata nell' 894 con Arnaud, conte di Poher. Da questo matrimonio nasceva Wathuedoi che sposava nel 916 Havoire, la figlia di Alain III il Grande, ramo che avrebbe generato Alain IV Barba torta, divenuto duca di Bretagna. Poi, Melusina, che sposò Raymondin de Poitiers (ramo dei Lusignano).

Guillemon III è morto in Inghilterra nel 936. Si sanno poche cose su suo figlio Arnaud. Suo nipote, Béra VI divenne "Architetto" in Inghilterra e dieci suoi discendenti eserciteranno l' "Arte di costruire''. Il ritorno in Bretagna avverrà soltanto nel 939. I tre figli di Béra VI sono: Sigeberto VII, il primo a portare il nome intero di Plantard, duca del Razès. Morto dopo suo figlio Arnaud detto Amor o l'Innamorato, capostipite dei Plant-Amor di Ginevra (Svizzera). E infine, Bernard, abate.

I figli di Sigeberto VII sono: Hugues I, che sposa una giovane greca, Anna, figlia di un armatore. Da questo matrimonio nascono due gemelli: Jean I e Hugues (quest'ultimo morto giovane). Anna, vedova, torna nel suo paese dove fonda un monastero con l'aiuto di suo figlio Jean. Considerata alla stregua di una santa, la si festeggiava il 13 giugno al di fuori della Chiesa. Le tre figlie di Sigeberto VII: Claudia, sposata con un Hautpoul; Ides, suora in Grecia; Agnès, sposata con Hugues II di Lusignano detto il Beneamato.

Jean I sposò Isabel, dalla quale ebbe due figli: Jean II, sposato con Anne e morto nel 1054; Hugues detto Lungo Naso, sposato nel 1009 con Agnès detta la Bella, figlia di Eustache, Signore di Jumièges. Da questa unione nacque un figlio, Eustache, adottato da Ernicule, secondo marito di Agnès. Il primo marito, Hugues, era stato assassinato nel 1015. Questo Ernicule era conte di Boulogne. Eustache I ereditò il titolo e si sposò con Mahaut di Lovanio, da cui discende Godefroy VI il Prode divenuto re di Gerusalemme.

Il figlio di Jean II, Jean III, ebbe dal matrimonio con Béatrix, settimogenita di Gozelon il Grande, duca della Alta Lorena, quattro figli: Hugues II detto Bel Chierico, Béatrix, Isabel e Pierre, Signore di Planta, il quale ebbe otto figli.

Hugues II aveva soltanto due figli; Jean IV, sposato con Ermende (sorella di Eudes Gouyon), e Béatrix, sposata con Eudes Gouyon. Il figlio che nacque da questa unione sarà il capostipite dei Gouyon-Matignon, che furono nel XVlll secolo i Principi di Monaco.

Dei tre figli di Jean IV, soltanto Pierre I si sposò. In quanto alle sue due sorelle, Giovanna morì a un anno, e Isabel si fece suora nel 1109. Dal matrimonio del figlio di Pierre I, Jean V con Marguerite Leufroy, sorella di Henry Leufroy e figlia di Charles Leufroy, l'architetto di Gisors e anche cognato di Robert de Belesme, nacque un solo figlio: Jean VI, che sposò nel 1156 Idoine de Gisors. Unione dalla quale sarebbe nato Pierre II, sposato con Marguerite, Louis, sposato con Guilete d'Eix o d'Eyx (Bresse), Jean, abate del Priorato di Sion dal 1220 al 1239.

Jean VII, figlio di Pierre II, fece un primo matrimonio con Richilde de Rueil nel 1228. Ebbe una figlia, Marguerite, che fu data in sposa a Roncelin de Fos, cavaliere di Provenza. (Jean VII) si sposò una seconda volta nel 1240 con Elisende de Gisors da cui ebbe tre figli: Jean VIII, Roberto, morto ad Abbeville nel 1309, e Pierre, monaco a Saint-Denis dal 1268 al 1311.

All'epoca di Jean VII, la regina Bianca di Castiglia tentò di impadronirsi del tesoro di Rhedae, sul quale sosteneva di avere dei diritti.

Jean VIII sposato con Isabel, nel 1270, ebbe otto figli: Richilde, Isabel (sposatasi nel 1318 con Jean di Beaumarchais il cui nipote, Guillaume, sposò nel 1390 Marguerite di Bourges), Alice, Agnès, Jean IX, Gisèle, Louis (nato nel 1328, fu signore di Fénétrange e abate del monastero di Gorze dal 1360 al 1377), Pierre detto il Vecchio o Avitus (morto nel 1389 in Linguadoca, è anche detto "Plantavitus").

Del matrimonio di Jean IX con Rosa o Rosemonde de Guildet, si conoscono due figli maschi (una femmina sarebbe morta giovane): Jean X, nato nel 1338 e morto all'età di 11 anni; Louis I, nato nel 1341 e sposatosi nel 1386, che ebbe un solo figlio, Jean XI, nato nel 1389 e morto nel 1446.

Jean XI si sposò due volte. La prima volta nel 1411, ma questa unione fu sterile ; la seconda volta, nel 1428, unione che vide la nascita di Jean XII.

Jean XII, nato nel 1430, morto nel 1501, si era sposato nel 1458 e aveva lasciato tre figli: Agnès, sposata con François de Montlezun, che ebbe una figlia, Marie; Jean XIII detto lo Zoppo; Isabel, sposata con Philippe de Lizarazu, che ebbe un figlio, Galiot de Liseras.

Jean XIII, nato nel 1460, morto tra il 1546 e il 1548, si sposò due volte:

- con Perette Le Bourgoing da cui ebbe Anne, sposata con d'Igny, e un maschio, Philippe, nato nel 1510 e sposato nel 1530 con Anne de Bressay; Sophie, sposata con Henri de Bellancourt (discendenza: una figlia, Marie, che sposò Charles de Fresneau); Gisèle, sposata con Robert de Fesche, alla quale nacque una figlia, Charlotte che sposò a sua volta Jean de Boulan.

- con Marguerite de Biche de Cléry da cui ebbe: Jean XIV nel 1514, poi due gemelli, Isabel e Hugues detto Ades o meglio ancora Plantades, che tornò in Linguadoca nel 1533. Infine, Louis convertitosi alla religione riformata nel 1556 ed emigrato a Ginevra con suo cugino François Le Bourgoing.

Jean XIV aveva sposato nel 1546 la giovane Marie de Saint-Clair-sur-Epte, datagli in sposa dal suo tutore Jacques, conte di Saint-Clair, che aveva dilapidato la sua dote. Quando Jean XIV andò nel Nivernese, nel 1560, è praticamente rovinato e deve il suo mantenimento alla benevolenza di un suo parente Le Bourgoing. Jean XIV ebbe un figlio, Jean XV, e una figlia, Isabel.

Dopo essere stati architetti, i Plantard coltivarono vigne da Gerusalemme a Saint Jean le Blanc per il Priorato di Sion. Poi, a partire dal 1560, in parte rovinati, si rifugiarono nel Nivernese. Infine, Mazzarino, nel luglio del 1659, li spossessò completamente.

A questa data si ferma il testo del primo manoscritto di Rennes-le-Château. Il secondo manoscritto fu redatto dal reverendo Bigou verso il 1790. Ci dà una genealogia che inizia nel 1548 e termina nel 1789. Enumera la discendenza a partire da Jean XV fino a Jean XXI (nato il 28 luglio 1784, da François III e Benoîte Martin).

La genealogia successiva è opera di Henri Lobineau, dal 1780 al 1915, cioè da Jean XXI a Jean XXIII. Tuttavia, pare che esista un atto del 1871 in cui Pierre IV, al momento del suo matrimonio, rinuncerebbe ai suoi diritti in favore di suo fratello Charles I, nato nel 1841.

Questo è il segreto del Razès, una genealogia e un tesoro resero il reverendo Bérenger Saunière un prete miliardario.

Pietre tombali

Riproduzione dagli archivi della Società Scientifica dell'Aude, a Carcasonne, di tre strane "steli" di Rennes-le-Château:

1. Quella di Sigisberto IV, Sigisberto V e di Béra III, scolpita nel 771

2 e 3. L'una in piedi, l'altra distesa, costituiscono un codice. La prima lastra si trovava nella chiesa di Santa Maddalena e venne rinvenuta nel 1891.

La seconda costituiva la tomba delle donne della famiglia Blanchefort, nel cimitero, accanto al campanile della chiesa.

Tavole genealogiche a cura di Henri Lobineau (1956)

[5 tavole non riprodotte, collegano Dagoberto I (602-638) a Pierre IV (1835-1871). Sotto l'ultima tavola compare una nota esplicativa, qui tradotta.]

Siccome Pierre IV si era ritirato lasciando il trono a suo fratello Charles I nel 1871, suo figlio, Jean XXIII, non aveva più alcun diritto dinastico. È questo il motivo per cui non rispose all'appello del reverendo Saunière nel 1917.

Nota - Alla nascita di suo figlio, Jean XXIII, Pierre IV pretese di non saper firmare. Ma lo stesso anno, nel marzo del 1835, firmava e siglava un atto notarile per l'acquisto di un terreno. Lo stesso esempio può essere fatto a proposito di François III, e tuttavia alcuni atti di vendita e acquisto portano la sua firma… Strano modo per non "firmare i documenti obbligatori di Stato-Civile".

A partire dal 1580, il ramo primogenito non è più il solo a portare il nome di "Plantard", tutti i discendenti prendono questo nome. I numerosi discendenti delle "famiglie Plantard", ai giorni nostri, sono tutti a diverso titolo di pura origine merovingia, di conseguenza di razza Sicambrica, tribù ebrea rifugiatasi lungo il corso del fiume Sieg, verso l'anno 40 avanti Cristo. In quest'epoca, Virgilio scriveva nella sua decima egloga, una specie di addio all'Arcadia, poi alla Sicilia, evocando "le nevi delle Alpi e le brine del Reno", dove si stabilirono i "Fieri Sicambri".

Blasone dei duchi del Razès conti di Rhédae

Il blasone "Di smalto rosso con cerchio e giglio d'oro" risale a Jean VI, verso la metà del XII secolo.

Traduzione di Roberto Gramolini

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(1) I "rouleaux" dell'originale corrisponderebbero all'italiano "rotoli" o "rulli" ma essendo di legno e per di più cavi ho preferito tradurli con "cilindri". Un'altra soluzione avrebbe potuto essere "astucci".

(2) Prete che aveva rifiutato di prestare giuramento alla Costituzione civile del clero.

(3) "Il cherche, cependant". Il virgolettato lascia pensare ad una citazione, non identificata.

(4) Il testo francese riporta erroneamente "au-dessus" cioè "sopra". È un chiaro errore di stampa spiegato dal fatto che in francese "sopra" e "sotto" hanno un'ortografia quasi identica: "dessus" e "dessous".

(5) "L'abbé ne reçoit pas en cette chambre, mais il y invite". Il significato di questa frase non è affatto chiaro.

(6) Ritroviamo, quasi alla lettera, queste ultime frasi nel libro di Gérard de Sède "Le trésor maudit de Rennes-le Château" (ed. "J'ai lu", 1968) alle pagg. 32-33. Anche de Sède non è chiaro riguardo alla frase di cui alla precedente nota.

(7) Emma Calvet cambiò il proprio cognome in "Calvé".

(8) "Le passage d'or à l'Étranger" può anche significare "la consegna dell'oro allo Straniero". Questa seconda versione potrebbe essere avvalorata da quanto scritto da de Sède a pag. 35 del libro citato precedentemente, dove si parla di un misterioso ospite di Saunière che veniva chiamato dagli abitanti di Rennes "l'Étranger" e che altri non era che Giovanni di Asburgo.

(9) "Le percement d'une route à travers la montagne" può più genericamente significare "la realizzazione di una strada sulla montagna", anche se il verbo "percer" messo in relazione alla montagna mi fa propendere per la versione che ho inserito nel testo.

(10) "Vase" oltre a "vaso" può anche significare "melma", "fanghiglia". "Panis" e "Sal" sono due parole ricavate dall'analisi di una delle pergamene di Saunière. Cfr. B.Putnam/J.E.Wood, "Il tesoro scomparso di Rennes-le Château", Roma, Newton & Compton, 2004, pag. 73.

(11) La tonsura è un rito cattolico consistente nel taglio dei capelli in cinque punti del capo, nell'imposizione della cotta e in una formula, con cui si diventava chierici. Qui "tondu" potrebbe significare semplicemente "rasato", anche considerando il valore simbolico che i capelli avevano per i sovrani "lungichiomati".

Madeleine Blancassal - Ginevra, agosto 1965

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Collaboratori Patrick Mensior , Octonovo , Morgan Roussel , Marcus Williamson.