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Nel paese della regina bianca

Le cartoline postali che rappresentavano la vasca da bagno della Regina Bianca a Rennes-les-Bains sono state prodotte in migliaia di esemplari. Eppure dopo la guerra del 39/40, non sono più state ristampate. L'oggetto in sé non è scomparso, ma della quarantina di vasche da bagno che figurano tra il mobilio della stazione termale, nessuno sa più indicare con certezza quale di esse accolse il prezioso corpo della sovrana.

Vasche simili sono presenti in tutti gli stabilimenti termali. Questa è di marmo, tozza, senza uno stile particolare che permetta di datarla. Potrebbe essere tanto di origine celtica quanto risalire al secolo scorso. Questo anonimato le dà una certa bellezza e la circonda di mistero.

Che certi ricordi vadano persi è cosa sorprendente. In effetti, tutto andava a meraviglia finché si credette al passaggio di Bianca di Castiglia a Rennes-les-Bains. Gli storici del secolo scorso si presero, ahimé, la briga di far ricredere il loro pubblico. La madre di re Luigi il Santo non avrebbe mai osato fare il bagno in una regione che aveva molti motivi per detestarla.

Si propose quindi un'altra Bianca di Castiglia, sposa di Pietro-il-Crudele, che, essendo di salute delicata, avrebbe potuto curarsi a Rennes-les-Bains. Ancor oggi si mostra ai turisti una grotta situata al Pla de las Brugos dove il suo reale marito le prese di santa ragione da Du Guesclin. Ma la biografia di questa seconda Bianca di Castiglia, tenuta reclusa da Pietro-il-Crudele, non offre appigli per un soggiorno a Rennes-les-Bains.

Si propose anche il nome di Bianca di Evreux, evocato da una misteriosa regina Bianca che esercitava l'alchimia a Neauphles, vicino a Gisors (Eure), in compagnia di un certo Nicolas Flamel. Un po' alla volta, si trovarono tante regine Bianche quante erano le vasche da bagno di Rennes-les-Bains. Gli storici si scusarono di questa abbondanza, facendo notare che il lutto in "bianco" era anteriore al lutto in "nero" portato dalla Spagna da Caterina de' Medici, e che il nome di "Regina Bianca" poteva designare tutte le vedove reali.

Nel momento in cui i grammatici proponevano questa conclusione deplorevole, e cioè che si era confuso "Reine" [regina] con "Rennes" e una vasca bianca di Rennes con una vasca della Regina Bianca, il mistero si era ormai spostato sul passato della stazione termale. Uno studio del 1886 (1) propose di situare Rennes-les-Bains al centro di un cromleck che misurava dai 16 ai 18 chilometri di lunghezza. Qui, si situerebbe uno dei luoghi sacri [o più importanti] della civiltà celtica.

L'annuncio di una tale scoperta non suscitò né entusiasmo, né biasimo. Effettivamente, certi allineamenti non sembrano frutto del caso. Ma è difficile sapere con certezza se le rocce "branlants" [traballanti, instabili] dette roulers, e la pietra posata siano fantasie della natura o la testimonianza della scienza celtica. La sete di mistero sarebbe rimasta ancora una volta insoddisfatta se la Regina Bianca non fosse riemersa non più da una vasca da bagno, ma dal sottosuolo, nel cortile di un hôtel!

Mettendo insieme una miriade di documenti, gli storici poterono stabilire l'ubicazione precisa di una statua di marmo bianco di più di due metri di altezza che rappresentava Iside (2). Su questo punto, le testimonianze divergono. Alcuni dicono che i sondaggi praticati nel luogo indicato hanno prodotto della polvere di marmo bianco, altri che la dea esumata fu immediatamente riseppellita. Altri ancora, infine, che la ricerca è del tutto utopistica. Il proprietario dell'hôtel non è stato interrogato tanto si è sicuri che un uomo abbia il diritto di seppellire Iside nel proprio cortile senza render conto a nessuno.

Uno studio redatto da un curato di Rennes-les-Bains, il reverendo Delmas, nel 1709, fece scorrere se non molto inchiostro, almeno molta saliva... Si trattava delle vestigia di un immenso tempio pagano di 15 metri di altezza che era situato a sud del villaggio dopo la piazza principale e la chiesa, cioè sulla riva sinistra del Sals, oltre il cimitero. Una testa di Giove, una testa di Mercurio, un braccio che regge un panno, una mano che regge un uovo sembrano essere sfuggiti al terribile incendio appiccato da Carlo Martello al momento del suo tentativo di invadere la Linguadoca nel 737. La statua di Iside apparteneva a questo tempio? La scoperta di un vasto cimitero sotto la piazza principale sembrava una conferma. Sfortunatamente, il saggio del reverendo Delmas è anch'esso scomparso (3). È da più di un secolo che è andato perduto, senza che si possa stabilire se sia mai esistito o se esista ancora!

Nessuno storico mette in dubbio il fatto che i Romani abbiano frequentato Rennes-les-Bains. La prova scritta è rappresentata da una pietra conservata nel Museo di Perpignan. Ma i latinisti non sono d'accordo sulla sua datazione per uno scarto di circa cinquecento anni. L'autore è un certo Pompeius Quartus che è forse il padre del grande rivale di Giulio Cesare, che passò a Rennes-les-Bains prima di andare a combattere in Spagna. Ma può anche essere un ispettore delle tasse di religione cristiana ariana, cioè distante nel tempo al primo quanto lo è Enrico IV dai giorni nostri. La leggenda propende per il primo e afferma che riposi in una necropoli vicino al Rocko-Négro!

Non c'è da stupirsi se la leggenda di un "tesoro" ha attecchito in un contesto così nebuloso (4). Due tradizioni tramandano questa leggenda. La prima riguarda le gallerie delle miniere che perforano tutta la regione. Alcuni cuniculi sono abbastanza antichi da lasciar credere che i Romani non venissero a Rennes-les-Bains soltanto per motivi di salute. Per esempio, la sorgente della Maddalena che è un'antica miniera di ferro o il Serbaïrou, così come le miniere di giaietto del Gril Saint-Laurens. Un grosso pozzo di scarico sulla collina di Rocko-Négro è molto più recente, ed è la prova che, ancora nel XVII secolo, si è cercato del minerale d'oro senza risultato. Poiché i signori del luogo erano a quel tempo troppo poveri per finanziare una simile operazione, essa deve essere nata in ambienti altolocati grazie alla consultazione di antichi archivi. Uno studio dell'intendente della Linguadoca, Lamoignon de Basville, cita Colbert come promotore delle ricerche (5). Ma gli archivi reali dispersi con la Rivoluzione non lasciano ovviamente trapelare alcuna informazione sull'origine di queste ricerche.

La seconda indicazione del tesoro proviene ancora, ahimé, dallo studio del reverendo Delmas. In base a testimonianze frammentarie raccolte dopo la sua morte da Julia Fontenelle (6), ed esposte all'Académie Celtique de France, i contadini di Rennes-les-Bains trovavano nei loro campi così tante monete antiche che le vendevano a peso. Il pensiero di queste brave persone che trovarono sotto le loro vanghe un bilione sparso dieci secoli prima sarebbe degno del peggior romanzo d'appendice se non si fosse provveduto a preservarne alcuni esemplari di valore abbastanza consistente.

Sono state inventariate tre monete d'oro. La prima anteriore all'era cristiana e l'ultima coniata col giglio di Goffredo di Buglione. Ma nessuno può affermare con certezza che queste monete furono coniate vicino al ruscello di Alby che si getta nel fiume Coume a Rennes-les-Bains. Julia Fontenelle riporta anche che Monsieur de Fleury, proprietario dei Bagni [Bains], le disse un giorno che uno dei suoi avi possedeva una serie di bottoni d'oro ricavati dalle pagliuzze di questo metallo trasportate dal ruscello di Montferrand.

Un articolo di Monsignor Boyer, Vicario generale del Vescovado di Carcassonne, datato l giugno 1967, lascia intendere che la Chiesa è stata sospettata di conoscere la chiave di tutti questi misteri. Riguardo al tesoro, l'autore si difende non senza ironia: "Il Vescovado sarebbe ben felice di possedere una siffatta fonte di ricchezze per il bene che ne risulterebbe per le finanze della diocesi." (7)

Un erudito, conservatore della Biblioteca Comunale di Carcassonne, non ha esitato a pubblicare su Rennes un volume di più di 300 pagine. L'opera rappresenta un lavoro di ricerca di prim'ordine per lo studio della storia economica e sociale dell'epoca, e offre dettagli preziosi sulla leggenda del tesoro, come testimonia il seguente passaggio del libro: "È sicuro che i Romani conoscessero le acque di Rennes e le utilizzassero. Vi hanno lasciato le fondamenta di città e di terme, riportate alla luce dai lavori intrapresi all'inizio del XIX secolo. Sfruttarono delle miniere d'oro e di argento a Roque-Nègre, di stagno, di ferro e di piombo sui fianchi del Cardou." (8)

Sono così tante le contraddizioni nei fatti citati, che si potrebbe pensare che Rennes-les-Bains non esista. La consultazione del registro delle stazioni termali smentisce questa ipotesi. Il villaggio è situato in una posizione meravigliosa, si trova ad una cinquantina di chilometri da Carcassonne da dove si arriva con un treno ad automotrice fino a Couiza-Montazels.

Sulla carta topografica, Rennes-les-Bains si trova esattamente sulla linea del Meridiano Zero, che unisce Saint-Sulpice a Parigi con Saint-Vincent a Carcassonne. Da ciò deriva questa divertente osservazione di un prete della regione, il defunto reverendo Courtauly : "Se le parrocchie di Peyrolles e Serres sono le figlie gemelle di Saint-Vincent, la parrocchia di Rennes-les-Bains custodisce [difende, protegge] il cuore di Roseline."

Per l'ospite delle terme, tre rocce custodiscono [difendono, proteggono, vigilano su] l'entrata in questo cuore del Razès, che il pensiero medievale associava a MELCHIORRE il nero (Rocko-Nègro), BALDASSARRE il giallo (Roc Pointu) e GASPARE il bianco (Blanchefort). Tre sorgenti calde: Bains Doux (30°), Reine-Marie (42°) e Thermes-Romains (51°), guariscono rispettivamente le affezioni della pelle, le nevralgie intrattabili e i reumatismi cronici.

La Fontaine des Amours, che è fredda e amara, è raccomandata per le malattie di cuore. La Source du Pontet (anticamente Blésia, poi, all'inizio del XV secolo, Arthésia) è celebre in tutta la regione per favorire la fecondità femminile. Si trova sotto un ponte vicino al Rocko-Nègro. Uno storico (9) racconta che vicino alla Source du Pontet, il principe Sigisberto IV (figlio di san Dagoberto II, re d'Austrasia) era morto a caccia, e che Arbogaste, vescovo aquitano, che era vicino a lui, lo resuscitò versandogli quest'acqua sul ventre (10). Con un editto, Sigisberto IV e suo figlio Sigisberto V testimoniano la loro gratitudine ad Arbogaste con una donazione a suo favore.

I 180 abitanti di Rennes-les-Bains mantengono il portamento fiero di questa Linguadoca immortale, e talvolta, di sera, si raccontano volontieri le leggende della regione.

Traduzione di Roberto Gramolini

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(1) Abbé Henri Boudet, La vraie langue celtique et le Cromleck de Rennes-les-Bains, 1886.

(2) Dr. Jean Gourdon, Stations thermales de l'Aude: Rennes-les-Bains, 1874.

(3) Questo documento è stato nel frattempo ritrovato presso gli Archivi Nazionali, a Parigi. Vi figura con la collocazione 36AS80. Il Dr. Paul Courrent, di Rennes-les-Bains, che ne possedeva una copia, ne fece una trascrizione dattiloscritta, che depositò nel 1933 presso gli Archivi dell'Aude, a Carcassonne. Collocazione Q.1027 (Nota dell'editore).

(4) Labouïsse-Rochefort (M. de), Voyages à Rennes-les-Bains, 1832.

(5) Lamoignon de Basville, Mémoires pour servir à l'histoire du Languedoc, 1734.

(6) Julia (J.S.E.), Dissertation sur les eaux thermales connues sous le nom des Bains de Rennes, 1814.

(7) Semaine religieuse de Carcassonne, 1.6.1967.

(8) René Descadeillas, Rennes et ses derniers seigneurs, 1964.

(9) Abbé Pichon, Les diplômes mérovingiens, 1796. Manoscritto della Biblioteca privata del conte di Saint-Hillier, château du Lys [Castello del Giglio].

(10) È probabile che Sigisberto IV non fosse morto, ma in stato di coma, avendo ricevuto una ferita al ventre. Il preteso potere dell'acqua di questa sorgente era quello di ridare ardore, di far nascere o rinascere. Da segnalare che Sigisberto IV fu soprannominato Rampollo Ardente [Rejeton Ardent].

Nicolas Beaucéan, Au pays de la Reine Blanche, 30.10.1967.

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